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Vivo e veneto

by Jean

Vivo e veneto

Un ragazzo nero è seduto di fronte a un’officina, il padrone bianco arriva e con un fischio lo fa alzare. Sembra l’inizio di un racconto sulla discriminazione e il razzismo, fin troppo frequenti nella realtà, invece il giovane viene invitato ad entrare e gli viene offerto un lavoro, con la formula “tu hai bisogno, io ho bisogno”, ed è tutt’altra storia.

Una storia che racconta di un biciclettaio padovano e del suo nuovo apprendista africano. Fra loro, l’unico mezzo di comunicazione è il dialetto veneto, usato dall’artigiano per insegnare allo straniero l’arte delle piccole riparazioni. Tra una chiave del dieci scambiata prima per un cacciavite e poi per un pappagallo, proverbi non capiti, inevitabili e buffi equivoci, la convivenza si rivela, come facilmente si può supporre, difficile (anche con l’aiuto di Moliere) ma, in ogni caso, non impossibile. E il dialetto, da apparente elemento di chiusura verso l’altro, diventa invece veicolo d’integrazione grazie a una trama che si snoda fra incomprensioni e situazioni a tratti comiche,  per poi sfociare in un’amicizia. Questi gli ingredienti del cortometraggio Vivo e Veneto,  interpretato dal brillante attore padovano Valerio Mazzucato e da Moses Kibuuka, per la prima volta sullo schermo.

I particolari

Un bianco e un nero in bianco e nero = integrazione.

È proprio questa la missione del corto di Francesco Bovo e Alessandro Pittoni: spiegare che la voglia di integrazione batte e abbatte tutte le barriere delle diversità, unisce ciò che la società divide, dà dignità e valore all’essere umano.

Per queste e altre motivazioni Vivo e veneto si è aggiudicato il Premio Reset-Dialogues on Civilizations per il dialogo interculturale al Capalbio Internatiol Short Film Festival, una soddisfazione che diventa doppia, considerando che il lavoro di Francesco Bovo e Alessandro Pittoni è stato scritto, girato e montato in 10 giorni, durante il Workshop Cinema Lab 2013 di Kinocchio, che aveva come tema provocatorio “L’integrazione non fa notizia”. Senza sminuire il valore e la potenza del contenuto, sempre importante e attuale, non si può non mettere in risalto una forma da intenditori di cinema: il bianco e nero, insieme scarno ed elegante, e i dialoghi, semplici ma incisivi, rimandano inevitabilmente a un primo Jim Jarmusch (citazione forse azzardata, ma non esagerata), un po’ scanzonato alla Daunbailò e un po’ surreale, come nella strana coppia di Dead Man.

Come precisano i registi, l’idea di sviluppare il tema dell’integrazione partendo dall’ironia a tratti feroce della terra veneta, è nata dall’osservazione del quotidiano. Per gli stranieri, in molti ambienti di lavoro, l’incapacità di comprendere le regole che vengono impartite è all’ordine del giorno e non è raro che i ritmi di produzione prevedano, senza tante gentilezze, che si debba fare, prima di capire. Ma sono sufficienti piccoli gesti per venirsi incontro e abbattere il pregiudizio.

Così ha dichiarato Francesco Bovo: “Sento sempre più spesso parlare di immigrazione senza controllo e di aumento della criminalità a seguito degli intensi flussi migratori, e più percepisco forme di cattiveria nei confronti della diversità, più mi accorgo di paradossi quasi grotteschi nel considerare l’immigrato. Sento discorsi come: li rispedirei tutti a casa, tranne il mio vicino che è una bravissima persona e mi offre sempre il caffè,  oppure: li rispedirei tutti in Cina ‘sti cinesi, tranne quello del mio baretto di fiducia che mi fa sempre il grappino dopo pranzo. Con questo voglio dire che se tanti si soffermassero anche solo ad ascoltarsi si renderebbero conto di quanto basti veramente poco per smettere di essere razzisti”.

Francesco Bovo (Monselice, 1985) si laurea in Scienze delle Spettacolo e della produzione multimediale al DAMS di Padova. Parallelamente al cinema, si appassiona anche al teatro, lavorando come tecnico luci e audio presso il Teatro delle Maddalene. Tra le sue fonti di ispirazione Stanley Kubrick, Tim Burton e David Fincher.

Alessandro Pittoni (Padova, 1984) si laurea in Economia presso l’Università di Padova. Dal 2011 riveste il ruolo di Responsabile Marketing & Eventi nell’associazione no-profit Cineforum Antonianum, storico filmclub patavino. Attualmente lavora come producer e autore di contenuti video brandizzati.

Scheda tecnica

Italia, 2014
Sceneggiatura e Regia: Francesco Bovo, Alessandro Pittoni
Cast: Valerio Mazzucato, Moses Kibuuka
Durata: 8′

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