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La pelote de laine

by Jean

Un gomitolo di lana

La violenza sulle donne è senza dubbio un tema doloroso per chiunque abbia un minimo di coscienza sociale. Sono anni che l’Occidente si batte e lotta contro questa piaga, la peggior forma di vigliaccheria che si possa esercitare nei confronti di un essere più debole (così come contro i bambini, gli anziani, i disabili e anche gli animali) con campagne di sensibilizzazione ed educazione, leggi più severe e un maggior controllo, cercando di coinvolgere anche il mondo Orientale. Un mondo tradizionalmente chiuso, anche suo malgrado. Perché la violenza non è solo quella fisica, ma anche quella psicologica, più subdola e sottile, spesso invisibile ma non per questo meno odiosa. Così si esprime chi ha un potere dato dalla prepotenza, a volte dall’ignoranza, e dalla paura di perdere un predominio. E quando si sente minacciato, si “difende” manifestando diffidenza e chiusura, rifiutando il confronto. Coercizioni che vengono esercitate prevalentemente sulle donne, più deboli per ragioni fisiche, culturali e geografiche.

Per fortuna ci sono altre donne, sfuggite alle maglie di questa sottile oppressione, pronte a denunciare con coraggio e anche con ottimismo determinate situazioni ancora in essere.

Riallacciandosi a un filone caro alla cinematografia magrebina, Fatma Zamoum sviluppa in modo originale il tema della condizione della donna musulmana, in bilico tra sottomissione ed emancipazione dal potere maschile. E se in tanti film la denuncia dell’oppressione e del maschilismo viene ricondotta a una lucida accusa all’integralismo politico e religioso, qui i riferimenti all’Islam sono assenti.

La pelote de laine è una storia di coppia, di determinazione, collaborazione e audacia femminile e di paura e insicurezza maschile. Di chiusura mentale, ma anche di allegria e ottimismo.

Fatiha e Mohamed sono algerini immigrati in Francia con i figli, nel 1974. Mentre lui va in fabbrica, lei accudisce la casa e i bambini e  si apre con tante speranze alla nuova realtà. Ma amaramente scopre che non può neanche varcare una porta tenuta chiusa a chiave dal marito, nel timore che possa “perdersi”, andandosene in giro da sola per la città. La severità dello sguardo e il silenzio di Fatiha fanno capire che qualcosa è cambiato in Mohamed, che nella loro terra d’origine le cose andavano diversamente e che la svolta è stata segnata dal loro arrivo in Francia, dall’avere oltrepassato confini culturali altrui. Per Mohamed il sistema di vita occidentale si pone come una minaccia all’integrità del suo equilibrio familiare, anche per colpa della cattiva influenza dei compagni di lavoro. Per Fatiha, invece, è un’opportunità insperata. Pazientemente, la giovane donna aspetta che il marito prenda consapevolezza della loro nuova realtà e ci si adatti, ma chi rifiuta quello che non conosce per paura di perdere il proprio ruolo di potere non può apprezzare i cambiamenti né riconoscerne la positività. Anzi, l’uomo, completamente trascinato da una scontentezza incomprensibile, comincia persino a bere, arrivare a casa tardi ed essere prepotente. Sarà la fantasia a sostenere Fatiha, unita alla voglia di non adeguarsi a schemi mentali irrigiditi. E l’amore ad aiutarla a costruire un rapporto tenero e allegro con il figlio. Gioca, ride, si veste in tuta e trasforma la piccola casa nella banlieau parigina in una dimora degna di essere vissuta. Si inventerà stratagemmi, instaurerà un’amicizia inattesa con una vicina francese, fatta di… gomitoli di lana, comprensione e complicità, e cambierà i colori del suo mondo. Perché l’universo femminile è creativo, pieno di risorse e provvido di solidarietà e alleanze. Quello maschile è pressoché assente, incapace di mediare e foriero di conflittualità.

È questa la provocazione lanciata dalla regista, che può essere utile per rivisitare le tematiche dell’emancipazione femminile e riaprire un discorso di genere su un livello più paritario.

Un discorso ancora difficile in alcuni angoli del Mondo, ma forse qualcosa sta cambiando. Al di lá del contesto algerino, il film fornisce spunti per una destrutturazione degli stereotipi sulla donna musulmana e lancia una speranza sulla formazione delle nuove generazioni. Il futuro infatti è Said, cresciuto tra le maglie del dialogo e della solidarietà.

La regista

Fatma Zohra Zamoum è nata nel 1967 a Bordj-Ménaïel (Algeria), in un villaggio circondato da terre fertili a cinque chilometri dal mare.

Nel 1988, dopo il diploma alla Scuola Superiore di Belle Arti ad Algeri, si trasferisce  a Parigi approfittando  della doppia nazionalità algerina e francese. Nella Ville Lumière si iscrive alla Sorbona, dove nel 1995 consegue una laurea in Studi Cinematografici e Audiovisivi.

Da quel momento in poi la sua vita si divide fra due grandi passioni: il cinema e la pittura. Fino a che il cinema non prende il sopravvento, e Fatma comincia a dedicarsi alla scrittura di sceneggiature per corti e lungometraggi e alla regia di documentari e corti, finora autofinanziati.

Sempre alla ricerca di nuovi stimoli culturali, ha inoltre pubblicato due romanzi, A’ tous ceux qui partent (1999) e Comment j’ai fumé tous mes livres (2004) oltre a diversi saggi sulla pittura

Attualmente insegna Storia dell’Arte all’Università di Marne-la-Vallée.

La Pelote de Laine è il suo primo lavoro “importante”, cui hanno fatto seguito nel 2009 il primo lungometraggio Z’har e nel 2011  Combien tu m’aimes.

Ad oggi, La Pelote de Laine è il suo maggior successo in campo cinematografico, vincitore di premi come:

Montréal International Film Festival 2006: Menzione della Giuria – Categoria Regard sur le Monde

Journées Cinématographiques de Carthage 2006: Tanit d’argent nella sezione cortometraggi

Festival du Film Court Francophone di Vaulx-en-Velin 2007: Premio della stampa

Fespaco 2007: Prix spécial ville de Ouagadougou, Prix Spécial de l’Espoir

Festival Cinema Africano d’Asia e America Latina 2006: Menzione speciale della giuria del concorso cortometraggi africani

Premio CEM-Mondialità/COE al Miglior Cortometraggio

Scheda tecnica

Algeria – Francia, 2006
Titolo originale: La pelote de laine
Regia: Fatma Zohra Zamoum
Cast: Fadila Belkebla, Mohammed Ourdache, Sofiane Ahsis, Louise Danel, Gil Morand et Didier Morvan
Durata: 14’

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