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Tutti per uno

by Jean

Tutti per uno

Una delicatissima parabola sulla diversità: questo è in sintesi Tutti per uno, il film di Romain Goupil che ha l’ambizione di raccontare uno dei drammi di questi ultimi anni dal punto di vista dei bambini, che forse non ne capiscono di politica, ma conoscono bene la legge dell’amicizia assoluta che regna a quell’età.
Tutti per uno, come recita il titolo italiano, per rendere onore sia al tema centrale della solidarietà, sia a quella parte del film che è dedicata alle peripezie di un simpatico gruppo di ragazzini reminiscenti delle piccole canaglie televisive o de I ragazzi della via Pal. E d’altra parte, da Zero in condotta — piccolo grande capolavoro ‘rivoluzionario’ di Jean Vigo — al bellissimo e assai più recente Stella (della regista Sylvie Verheyde), non si contano i film d’oltralpe che cercano nel mondo dei bambini la traduzione concreta dei princìpi predicati dalla Rivoluzione Francese: liberté, égalité, fraternité.

È cosa universalmente riconosciuta che il cinema francese manifesta da sempre un’incredibile dolcezza nel raccontare la stagione più acerba dell’uomo, oltre a una straordinaria capacità di entrare in sintonia con lo sguardo puro e gli entusiasmi prorompenti di bambini e adolescenti. Non c’è bisogno di scomodare Truffaut per spiegare che la grande differenza con il cinema americano dedicato all’infanzia sta nella costruzione del punto di vista: laddove gli Stati Uniti giocano coi bambini, interagiscono con loro sia per scorgerne le piccole scoperte, le prime paure, che per suscitare gag o sentimentalismi, la tradizione francese preferisce diventare il bambino che gioca, cercare un’adesione totale con la sensibilità infantile o i turbamenti dell’adolescenza.

Tutti per uno conferma e rafforza questa suddivisione che vede i ragazzi come il soggetto e quasi mai solamente l’oggetto della rappresentazione. Anzi, rende in qualche modo più evidente la distanza, raccontando quella che potrebbe essere un’avventura di un gruppo di ragazzini estremamente abili e smaliziati in stile I Goonies o Piccole canaglie, attraverso i delicati equilibri fra gravità e leggerezza, fra cronaca e fiaba, de Gli anni in tasca.
Tutti per uno è merce rara: sa dire cose gravi nei toni di una fiaba, e la regia di Goupil possiede quell’aria leggiadra che ricorda certi pomeriggi passati a fantasticare nell’infanzia.

Una storia semplice, quella del film, ma terribilmente quotidiana e attuale, che la realtà spesso ci fa affrontare in maniera ben più dura…
Nel 2067, Milana torna con la mente al periodo della sua prima infanzia, quando passava i pomeriggi coi compagni della scuola elementare… Descrive la scuola di ‘quei’ tempi (i nostri tempi, l’azione si svolgerà infatti nel 2009) come se fosse stata qualcosa di molto diverso da quella che è nel 2067.

“Eravamo una banda” ricorda, e ne nomina i componenti: Blaise con la sorella Alice, Youssef, Claudio, Alì e lei, la narratrice. In classe mentre l’insegnante spiega le frazioni, non c’è una grande attenzione. Milana e i suoi amici sono sempre pronti per raccontare una storia alla madre di Blaise per potersi incontrare in uno scantinato in cui si dedicano a un traffico illegale: copiano i videogiochi e i dvd e li rivendono. Sono dei videopirati organizzati. Anche per i compiti sanno come muoversi su Internet per trovare le risposte. Rubano anche le liquirizie dai negozi.
In quegli anni, le nuove politiche d’immigrazione francesi causano l’espulsione di molti clandestini e una brutta notte ha inizio una retata nell’edificio in cui abita Milana. Sono gli africani ad essere presi di mira e Youssef e tutta la sua famiglia vengono arrestati. È la bambina a raccontarlo a Blaise il mattino seguente, mentre dinanzi a scuola è in atto una protesta con volantini su cui è scritto Liberté pour Youssef.
Nella loro ingenuità, i bambini temono che sia stato preso a causa del loro traffico di dvd pirata. Ma la verità non tarda ad emergere ed è proprio Milana a raccontarla: Youssef è stato espulso perché senza documenti. La stessa situazione vale per lei e i suoi genitori immigrati dalla Cecenia (mentre la sorellina è nata in Francia). Potrebbero essere arrestati ed espulsi in qualsiasi momento.
Non appena i bambini si rendono conto della situazione, si organizzano per tutelare la loro amica. In modo particolare Blaise, il giovanissimo leader della piccola banda, si impegna dapprima facendo in modo che la famiglia accolga Milana in casa sua, e poi organizzando una vera sparizione di grande richiamo per i media.
Funziona il ritratto di questa piccola banda che non pare conoscere il problema dell’integrazione nonostante siano evidenti le differenze tra la famiglia piccolo-borghese di Blaise e di sua sorella Alice e quella di Milana, formata da madre, sorella e un indeterminato numero di cugini che dividono un piccolissimo appartamento. Le simpatie, i primi battiti del cuore e il gusto dell’avventura, anche quando si tratta di fare qualche piccolo traffico illegale per incrementare i propri fondi… il regista coglie davvero bene l’incoscienza degli anni a cavallo tra infanzia e adolescenza, tratteggiando i suoi bambini in modo tenero e ben riconoscibile.

L’occhio sulla ‘piccola impresa’ di Blaise e amici per salvare Milana dall’espatrio si mantiene dunque sempre ad un’altezza di poco più di un metro, intento a cercare una perfetta sincronia coi giovanissimi protagonisti e con il loro immaginario fatto di nascondigli, messaggi in codice e innocenti bugie con cui allestire una battaglia sociale che ha le forme e le vesti del gioco, ma che si è fatta per loro estremamente seria.
I ragazzi apprendono la situazione politica e diventano a loro modo dei piccoli rivoluzionari nel momento in cui la brutalità delle istituzioni arriva a scontrarsi con la forza dei loro legami.
E in questo mondo di adulti tanto ligi a una burocrazia così cieca, soltanto loro hanno la soluzione.
Lasciano un messaggio, ci chiamiamo tutti Milana e scompaiono nel loro scantinato rifugio segreto, un piccolo mondo a parte nel seminterrato di un palazzo nascosto agli occhi indiscreti per vivere il loro sogno. Un mondo esclusivamente a loro misura, fatto di biscotti ,di giochi e di disegni senza presenze ingombranti e indesiderate. Solo Alì non potrà raggiungerli perché ha il fratello ammalato. Così sarà utile come contatto con l’esterno.
Mentre i ragazzi si sistemano per prepararsi a un soggiorno che non sanno quanto sarà lungo, anche i loro genitori si mobilitano.
In Francia, e non solo, scatta un processo di imitazione e altri ragazzini scompaiono per solidarietà con i coetanei immigrati a rischio di espulsione.
La situazione di Milana viene finalmente sanata: la famiglia ottiene la regolarizzazione, e i ragazzi possono porre termine alla loro impresa. Una conquista che ha tutto il sapore della realizzazione di un sogno.
Ma purtroppo è un sogno a breve scadenza.
Si esce a mani alzate dal rifugio (Les Mains en l’air è il suggestivo titolo originale molto più bello della traduzione italiana) in segno di resa.

E ciò che, nella felicità per il risultato ottenuto, provoca dolore in Milana è che la regolarizzazione prevede la ricongiunzione con il padre a Lille. Dovrà quindi lasciare Blaise.

È proprio lui, nel 2067, a dirci: “Milana ha lasciato Parigi, non so neppure se sia ancora viva. Eppure non passa giorno senza che io pensi a lei.”
Nel cercare di plasmare un nuovo modello per le battaglie sociali, un ideale fatto di creatività e di non violenza con cui sostenere il futuro dell’integrazione e dell’accoglienza, Goupil tende spesso a diluire il suo discorso civile dentro a una parabola sulla genuinità e la forza immaginativa dell’infanzia perduta.
Se, così facendo, si fa più flebile il messaggio politico, è vero anche che il film si carica di un sentimento poetico e melanconico tenero e suadente. È tutto magico finché si resta uniti, racconta in sostanza il film. La vera perdita dell’innocenza avviene quando ci si separa e si scopre di essere rimasti soli, con le mani in alto a dichiarare la nostra resa al mondo degli adulti.

Curiosità

  • Presentato come Evento Speciale al Festival di Cannes 2010 dove ha incontrato il favore del pubblico, suscitando una certa commozione in tutti gli spettatori.
  • 2010 Vincitore del Festival internazionale di Bologna ‘Giovani e Cinema’.
  • Se il progetto di questo film era stato studiato in modo speciale per l’attrice protagonista, quest’ultima ha dimostrato una certa reticenza ad accettare la parte per diverso tempo. Una volta accettata la parte, però, Valeria Bruni Tedeschi ha contribuito parecchio a delineare il suo personaggio. Ha scelto personalmente le pettinature e i vestiti di Sandrine e ha studiato un approccio molto particolare riguardo alla femminilità del personaggio, al suo modo di rapportarsi con i più piccoli e al suo modo di essere madre.
  • Il regista ha utilizzato spesso gli attimi che precedevano o seguivano le riprese, durante i quali i ragazzi chiacchieravano e scherzavano fra loro. Includendoli nel film, ha rimarcato il rapporto fra di loro, fatto di divertimento e complicità e dato a tutta l’opera un sapore di naturalezza e spontaneità.
  • Nella finzione cinematografica, solo i minori di diciotto anni potranno percepire gli squilli dei portatili della banda di bambini — che sono i loro segnali di adunata — impercettibili per gli adulti poiché si tratta di ultrasuoni.
  • Nel prologo e nell’epilogo (come una specie di ‘cornice’ da struttura letteraria) il film cambia di temporalità… ma per quale ragione? Ce lo spiega lo stesso regista, Romain Goupil: “Per estrarsi dalla palude nauseabonda nella quale siamo tuffati attualmente, e che fa che rischiamo di finire per riflettere in termini inaccettabili, di entrare in un dibattito che tra 50 o 60 anni sarà considerato come una indegnità totale, nella sua formulazione stessa. C’è l’idea che i responsabili di questa situazione, come i delinquenti e gli inetti che hanno rifiutato di aiutare Sarajevo e che hanno scostato lo sguardo dalle tragedie del Ruanda e della Cecenia, possono già preparare il loro discorso di pentimento da recitare più o meno fra 50 anni. Da adulta, Milana descrive una situazione diventata incomprensibile nel 2067 — ciò che si è fatto subire ai bambini in Francia durante il primo decennio degli anni 2000 — ciò mi permette di porre una domanda: quanto tempo occorre per accorgersi che ciò che avviene ora è semplicemente inammissibile”.

Un piccolo commento

Tutti per uno è senz’altro un film da vedere, quali che siano le proprie convinzioni in merito.
L’unica pecca è il fatto che si vedono i ragazzi che vendono DVD contraffatti (scaricati illegamente da internet e caricati su dischi e venduti come normali). Questo non è un buon messaggio per chi ama il cinema e vuole che cresca e non sia distrutto dalle copie illegali in circolazione. Noi siamo sempre e comunque contro la pirateria informatica.

Scheda tecnica

  • Titolo originale Les mains en l’air
  • Regia Romain Goupil
  • Paese di produzione Francia
  • Anno 2010
  • Cast Valeria Bruni Tedeschi, Linda Doudaeva, Jules Ritmanic, Louna Klanit, Louka Masset, Jeremie Yousaf, Dramane Sarambounou, Hippolyte Girardot, Romain Goupil, Malika Doudaeva, Sissi Duparc, Helene Babu, Alice Butaud, Clemence Charpentier, Florence Muller, Vincent Deniard, Souz Chirazi, Marion Scali
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