Ponente International Film FestivalPonente International Film Festival
The Long Way Down

by Jean

The Long Way Down

Se si vuole parlare di razzismo, e condannarlo come è giusto che sia, non è sempre necessario usare toni seri e severi… A volte può bastare un piccolo film, basato su un’idea geniale: quella di inserire nello spazio ristretto di un ascensore i rappresentanti di tutto il mondo, o quasi. Un mondo in miniatura, con i suoi abitanti, i loro pregi, difetti e tratti caratteristici.

A un artista può bastare un ascensore per parlare di uguaglianza e creare un’opera densa di humour e di suspence. Due elementi ideali per colpire la fantasia di qualsiasi spettatore, e raccontare una realtà complicata con un sorriso appena accennato sulle labbra.

Abu Dhabi, 59° piano di un grattacielo. In un corridoio camminano in direzione opposta due eleganti uomini d’affari. Uno dei due, l’arabo Aly, distratto dal telefono e da una tazza di caffè in mano, si scontra con l’occidentale Ed e gli rovescia addosso la bevanda bollente. Ed si infuria, iniziano a rinfacciarsi ogni sorta di luogo comune e infine arrivano alle mani, al punto che deve intervenire una guardia di sicurezza che li spinge nell’ascensore affinché litighino altrove.

Decidono di risolverla “fra uomini”, ma per arrivare nel garage, sede prescelta della scazzottata,  il percorso è lungo, le fermate molte e i bollenti spiriti si raffreddano. Aly fa a Ed una piccola gentilezza, Ed è troppo ben educato per non apprezzare. E mentre iniziano a conoscersi, un atto di comune solidarietà verso un anziano ospite dell’hotel li unisce e ogni ostilità svanisce. Ma nel frattempo, a causa di un errato passa-parola, la squadra di sicurezza del palazzo li scambia per terroristi e durante la discesa, piano dopo piano, la notizia ingigantisce e si fa sempre più seria…

Non si può che apprezzare questo corto, scritto e girato benissimo. I dialoghi serrati e intelligenti giocano divertiti sugli stereotipi nazionali dei vari ospiti che salgono e scendono dall’ascensore: l’indiano paziente e serafico, l’americana cicciona e sguaiata, la ragazzina orientale isterica, la solenne famiglia saudita. Solo alla fine delle riprese il regista egiziano Yasser Howaidy, medico passato ormai da vent’anni al cinema, si è reso conto che fra attori e troupe tecnica avevano partecipato persone di ben 25 Paesi. Un bell’esempio di come i confini a volte servano più ad unire che a dividere.

Il regista

Nato e cresciuto in Egitto, una laurea in medicina, Yasser Howaidy ha abbandonato la professione medica nel 1992 per dedicarsi al cinema, sua grande passione. Assistente regista per diversi documentari, cortometraggi e film per il grande schermo come The Days of Sadat e Il giovane Alessandro Magno, nella sua filmografia più recente spiccano il documentario Story of Lorica e il cortometraggio The Long Way Down, vincitore di numerosi premi, fra cui:
Arab Screen Independent film Festival 2012: Premio Speciale della Giuria
Salento International Film Festival 2013: Premio della Giuria
Festival del Cinema  Africano, Asiatico e America Latina (FCAAL) 2013:  Premio “Il Razzismo è una brutta Storia”
Festival del Cinema  Africano, Asiatico e America Latina (FCAAL) 2013: Premio “ISMU” per il miglior cortometraggio a valore pedagogico

Scheda tecnica

Egitto – Emirati Arabi, 2012
Regia e sceneggiatura di Yasser Howaidy
Cast: Nicolas Forzy, Rohan Vanmala, Rajeev Dalwani, Ghassan Al Katheri, Jamal Iqbal, Iyad Qasem
Durata: 12’

Jean
About Jean
The Long Way Down
The Long Way Down