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The Help

by Jean

The Help

Corre l’anno 1963 e siamo nel cuore profondo degli Stati Uniti, il Mississippi, esattamente a Jackson. Eugenia “Skeeter” Phelan, è la rampolla di una facoltosa famiglia di proprietari terrieri. Tornata a casa fresca di laurea, ottiene un lavoro nel piccolo quotidiano cittadino, ma il suo obbiettivo è più ambizioso. Diversamente dalle coetanee, già tutte sposate con figli, lei desidera realizzarsi come persona e non come casalinga. Vuole diventare scrittrice. Ha in mente un progetto importante, da proporre a una casa editrice di New York, con il sostegno dell’influente Miss Stein. Skeeter, giovane donna dalla mente aperta e proiettata verso il futuro, si ritrova suo malgrado sprofondata in una realtà ancorata al passato che la sconcerta e amareggia, caratterizzata da razzismo e pregiudizio. Trova ad esempio anacronistico, e soprattutto ingiusto,  il trattamento umiliante e discriminatorio subito dalle molte afroamericane assunte come domestiche nelle famiglie bianche abbienti. Ad esempio Aibileen Clark: una vita passata a crescere bambini non suoi, mentre il suo unico figlio le è stato strappato da un incidente sul lavoro, in cui nessuno lo ha soccorso. È, in fondo, la vera mamma della bambina di cui si occupa, figlia dell’immatura Elisabeth. Oppure  Minny Jackson, dal carattere particolarmente spinoso, sposata a un uomo violento e madre di cinque figli, per cui la vita è un giogo pesante e doloroso. È proprio questo il punto focale del libro che Skeeter vorrebbe pubblicare: la condizione umana e sociale di queste donne indispensabili alle capricciose e spesso perfide datrici di lavoro, e forse proprio per questo maltrattate, raccontandola attraverso il loro punto di vista. Qualcosa di mai fatto prima.

Aibileen, nonostante dubbi e timori, accetta di aiutarla, finendo per coinvolgere anche Minny, licenziata per aver utilizzato il bagno anziché andare fuori, come suo dovere. Il gesto, in realtà causato da una tempesta che impediva di uscire di casa, polemizzava con la recente decisione delle famiglie bianche di assegnare bagni separati alle persone di colore in servizio presso le loro case. Skeeter raccoglie testimonianze e sottopone i primi manoscritti a Miss Stein. La donna è incuriosita e la spinge ad approfondire e arricchire il racconto coinvolgendo altri testimoni, perché sia pubblicato.

Minny, nel frattempo, è assunta dalla fragile Celia Foote, casalinga inesperta ma dal gran cuore, e soprattutto immune dal razzismo dell’élite locale, che infatti la emargina. Poco le importa perché sono altri problemi ad affliggerla: le molte gravidanze interrotte da aborti naturali, dolorosamente taciuti al marito. Intanto si moltiplicano gli episodi di violenza e intimidazione contro gli afroamericani, una situazione pericolosa in cui Skeeter non trova altre donne disposte a raccontare le angherie subite, neppure in forma anonima.

Questo fin quando, a seguito del brutale assassinio dell’attivista nero Medgar Evers, la presa di coscienza supera la paura. Incoraggiate dalle imponenti manifestazioni del Movimento per i diritti civili di Martin Luther King, sono tante le testimoni che decidono di collaborare, assicurando al libro, The Help,  la pubblicazione e il successo. Skeeter divide i guadagni con le donne che l’hanno aiutata e ristabilisce il rapporto con la mamma malata, che in sua assenza aveva cacciato l’amatissima e anziana “Mamie” Constantine per futili motivi. Rotto il fidanzamento con l’uomo che non sapeva rinunciare al conformismo per amore, la ragazza lascia Jackson e si trasferisce a New York per seguire il sogno della sua vita. E le protagoniste della storia? Per loro, il lato negativo della gratificazione morale ed economica è affrontare le ritorsioni dei datori di lavoro.

Nonostante nomi ed ambientazione diversi dagli originali, le corrispondenze con le persone reali infatti vengono presto a galla. Ad essere infuriata è soprattutto Hilly, la “padrona” di Minny, che si riconosce nella descrizione di un episodio particolarmente imbarazzante: aver mangiato una torta non esattamente di cioccolata, preparata dalla domestica per vendicarsi del licenziamento. Non sapendo più come colpirla (nel frattempo si è trasferita dai Foote insieme ai figli), Hilly istiga l’amica Elizabeth a cacciare  Aibileen, universalmente riconosciuta come l’artefice dell’ormai popolarissimo libro, con la falsa accusa di aver rubato alcune posate d’argento. Tra le lacrime della bambina e la totale passività della sua mamma, la donna, dopo aver esecrato l’odio che rende Hilly una vittima di se stessa, esce dalla casa con fiera dignità per vivere una nuova vita grazie a The Help. Perché “il vento della libertà inizia a soffiare”.

I particolari

Una grande storia, un grande cast. Un capolavoro, in cui tutto fila alla perfezione, soprattutto quando mette in luce i lati peggiori degli esseri umani, e lascia il segno in chi ha un cuore che non batte solo meccanicamente… Opera corale al femminile (gli uomini hanno ruoli marginali) ispirato al bestseller omonimo di Kathryn Stockett, The Help ha il pregio di costituire un’efficace ossimoro. È tanto attuale quanto old style. Perché la memoria va a film come La lunga strada verso casa, del 1990, che vedeva Sissy Spacek (presente anche qui) al fianco di Whoopi Goldberg. La perfetta ricostruzione di abiti, ambienti e comportamenti potrebbe rischiare di renderlo una stereotipata rivisitazione dei tempi in cui Martin Luther King aveva un sogno e John Fitzgerald Kennedy se lo vedeva stroncare a Dallas. Ma proprio nella sua apparente debolezza sta la forza di questo film: riproponendo un passato apparentemente lontano fa sentire quasi fisicamente allo spettatore che la linea sottile tra integrazione e rifiuto non ha interrotto il suo percorso. I mille soprusi camuffati da bon ton, l’emarginazione crudele, come quella sui mezzi pubblici, la pretesa di una scala di valore a seconda del colore delle pelle… questo pervade di una rabbia impotente sia la pellicola e i protagonisti sia lo spettatore che coltiva la sua umanità.

Privo di raffinatezze linguistiche, l’onesto lavoro di Taylor è piaciuto alla “gente” ma inaspettatamente anche alla critica. Tra i vari pregi ha anche quello di ricordarci che la parola (detta e scritta) ha sempre avuto un valore di riscatto. E parole pronunciate con tanta forza, nel bene e nel male, da protagoniste e comprimarie d’eccezionale intensità (a partire dalla sempre perfetta Jessica Chastain, a concludere con la meravigliosa Emma Stone, e un azzeccatissimo cast di colore, in particolare Octavia Spencer) diventano grida anche quando sono soltanto sussurrate.

Curiosità

Il soggetto è tratto dal romanzo L’aiuto (2009) di Kathryn Stockett, amica d’infanzia del regista e sceneggiatore Tate Taylor, che ha opzionato i diritti cinematografici fini dalla sua prima pubblicazione.

Il film ha ottenuto numerosi riconoscimenti internazionali, tra i quali spicca il Premio Oscar ad Octavia Spencer come miglior attrice non protagonista. Il film si è rivelato subito un successo negli Stati Uniti, paese in cui ha incassato più di 160 milioni di dollari. Non ha riscosso lo stesso successo nel resto del mondo, dove ha incassato circa 40 milioni di dollari.

La pre-produzione del film è iniziata nel marzo 2010 con l’ingaggio dell’attrice Emma Stone nel ruolo di Skeeter Phelan. Il ruolo di Minny è stato affidato a Octavia Spencer, amica di vecchia data di Taylor e della Stockett, che aveva già ispirato la scrittrice per il personaggio di Minny Stockett nel romanzo e che aveva prestato la sua voce nella versione audiolibro del romanzo.

Le riprese del film sono iniziate nel luglio 2010 e si sono estese fino a ottobre 2010. La città di Greenwood (Mississippi) è stata scelta per ritrarre la Jackson degli anni sessanta. Parti del film sono state girate anche nella vera Jackson, così come nelle vicine Clarksdale e Greenville.

La splendida  colonna sonora del film è stata pubblicata il 26 luglio 2011 su etichetta Geffen Records. Tra i brani presenti nella tracklist figura l’inedito The Living Proof, scritto e interpretato da Mary J. Blige appositamente per il film. Il brano ha ottenuto una candidatura al Golden Globe per la migliore canzone originale.

Premi e riconoscimenti

Il film ne ha mietuto una messe, tra candidature e vittorie. Negli Stati Uniti ha ottenuto riscosso ben tre premi ai Critics’ Choice Movie Awards, conferiti annualmente dalla più importante associazione di critici statunitensi. I riconoscimenti sono andati a Viola Davis come Miglior attrice protagonista, Octavia Spencer come Migliore attrice non protagonista e al Miglior Cast.

Il film, inoltre, si è aggiudicato 5 candidature ai Golden Globe 2012, con la vittoria del premio per la migliore attrice non protagonista assegnato a Octavia Spencer. Ha ottenuto quattro candidature agli Oscar 2012; come miglior film, miglior attrice protagonista a Viola Davis e la doppia candidatura per la miglior attrice non protagonista a Octavia Spencer e Jessica Chastain, con la vittoria a Octavia Spencer.

Citazioni

“Il coraggio non sempre equivale a prodezza. Il coraggio è avere l’ardire di fare ciò che è giusto, malgrado la debolezza della nostra carne.”

“Mae Mobley è stata la mia ultima bambina. Nel giro di dieci minuti l’unica vita che conoscevo non c’era più. Dio dice che bisogna amare il nostro nemico. È difficile, però… Ma si può cominciare dicendo la verità. Nessuno mi aveva mai chiesto cosa provavo a essere me stessa. Quando ho detto la verità… mi sono sentita libera. E ho cominciato a pensare a tutte le persone che conosco e  alle cose che ho visto e che ho fatto. Mio figlio Treelore diceva sempre che un giorno ci sarebbe stato uno scrittore in famiglia… Credo che sarò io.”

Scheda tecnica

Stati Uniti, Emirati Arabi, India, 2011
Regia: Tate Taylor
Cast: Emma Stone, Viola Davis, Ottavia Spencer, Jessica Chastain

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