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Smetto quando voglio

by Jean

Smetto quando voglio

Meglio ricercati che ricercatori. L’ironico (e disperato…) sottotitolo del film potrebbe malauguratamente diventare ispirazione per i disoccupati ingegni nostrani, in questi tempi grami in cui non pagano laurea, master e quozienti intellettivi superiori alla media. Il mondo del lavoro è quello che è, bisogna arrangiarsi, trovando alternative. In poche parole è la formula (e mai definizione fu più adatta) dello straordinario e meritato successo dell’opera prima — Smetto quando voglio — di Sydney Sibilia, un giovane salernitano con il sogno del cinema. Con l’aiuto dei cosceneggiatori Valerio Attanasio e Andrea Garello, questo fantasioso regista poco più che trentenne, reduce da corti pubblicitari atti a sbarcare il lunario, costruisce un esordio nei lungometraggi folgorante per humor e intelligenza, la cui premessa è solo in apparenza assurda, visto che prende spunto da un articolo di cronaca su due laureati in filosofia impiegati come netturbini a Roma.

Nella trama, i filosofi diventano laureati in Macroeconomia, Neurobiologia, Antropologia, Lettere Classiche e Archeologia. Paradossalmente, le specializzazioni si riveleranno perfette per giungere al vertice della piramide malavitosa.

Nella Roma di questi giorni, Pietro Zinni, un geniale ricercatore universitario trentasettenne, si vede negare il rinnovo dell’assegno di ricerca, ritrovandosi da un giorno all’altro in mezzo a una strada. Naturalmente, è un disastro: una casa da pagare, una fidanzata esigente, la vita costa e i soldi non ci sono più. Pietro ha molti amici, eccellenti accademici, che hanno già subito identica sorte, ma si rifiuta di adattarsi, come loro, a lavori umilianti. Non vuole trasformarsi da brillante scienziato a lavapiatti in un ristorante cinese o in benzinaio per un gestore bengalese, né vestire i panni del giocatore di poker. Proprio non vuole saperne di rassegnarsi come tanti compagni di sventura a buttare al vento qualifiche e talento. Ma un nerd che ha sempre e solo studiato, come può reinserirsi nel mondo del lavoro? Dopo un’attenta analisi del mercato, in relazione a quanto acquisito nella breve seppur fulgida carriera, individua un’alternativa in bilico tra legalità e criminalità. Con l’aiuto di un amico chimico sintetizza una smart drug simile all’ecstasy, una sostanza stupefacente che il Ministero non ha ancora messo al bando. La produzione in sé non è fuorilegge, ma lo spaccio e il lucro che ne derivano si. Azzittendo la voce della coscienza con l’istinto di sopravvivenza, Pietro non fatica troppo a reclutare i compagni finiti in rovina e mettere su una banda di sette cervelloni. Lo scopo è fare soldi e riappropriarsi della dignità. Intorno al gruppo, che oscilla tra gli uomini di Ocean’s 11 e I soliti ignoti, con qualche connotato de L’armata Brancaleone, inizia a vorticare un mondo sconosciuto e sinistramente affascinante. Lo spaccio in discoteca, le donne, le auto costose… Ma la criminalità vera, quella che non ha dottorati di ricerca ma sa usare molto bene le armi, non prevede l’ingresso nel mercato di improvvisati competitors. E le cose, per i nostri, prendono una piega inaspettata.

Difficile resistere alla forza di questa commedia. Il divertimento che regala, intelligente, originale e mai becero, si miscela con la serietà dell’analisi sociale. Una condizione diffusa come il precariato d’eccellenza viene affrontata con un sorriso dolce amaro che non consola ma fa riflettere con ironia. Molti spunti riportano alla cinematografia internazionale contemporanea di genere. Vengono in mente Guy Ritchie, il maestro Tarantino e l’allievo Rodriguez. Ma anche riferimenti alle serie televisive giovanili più cult, come Breaking Bad, e l’impagabile Friends versione nerd che è la sit com The Big Bang Theory. Naturalmente il tutto è cucinato in salsa nostrana, romana in particolare, e la scelta di evitare lo scimmiottamento senza averne i mezzi è un’altra caratteristica apprezzabile. Già dalle prime immagini si demanda alla bellezza gratuita della Capitale il miglior effetto speciale, con suggestive inquadrature notturne da un drone. La fotografia si affida a una surreale saturazione del colore tipo flou, dalle sfumature acide. Il montaggio ben ritmato e vivace asseconda la fresca regia, come la bella colonna sonora.

Un discorso a parte merita il lavoro di costruzione dei personaggi, particolarmente riuscito nella coralità. La caratterizzazione anche eccessiva dei protagonisti — i due irresistibili latinisti che comunicano nella lingua dei Cesari mentre lavorano alla pompa di benzina, lo statistico che conta (male) le carte a poker e l’antropologo manovale — non fa che accrescere le occasioni per ridere, anche un po’ a denti stretti… Gli attori, non tra i più famosi della scena italiana, li incarnano con bravura e simpatia. Edoardo Leo, il protagonista, in piena fase ascendente, è trascinante, e Valeria Solarino, la fidanzata, riesce a colorare i tratti di una donna disegnata sui toni del grigio, ma con una coscienza, l’unica nel branco di maschi fuori controllo. Camei degni di nota per i veterani Sergio Solli, viscido barone universitario, e Neri Marcorè, lo sfigurato criminale ‘Er Murena’.
Cercando la morale di questa storia in sé immorale, per i canoni della normalità, il succo è: malgrado tutto, una vita passata sui libri non è inutile, e la conoscenza e il sapere sono armi di costruzione molto potenti.
E in fondo “tutt’al più può essere definito un reato a responsabilità limitata…” come afferma Giacomo Furia ‘Cardone’, compare di Totò ne La banda degli onesti. O, pescando nel cinema immortale e civilmente impegnato, ci si può citare la didascalia iniziale de Le mani sulla città, di Rosi: “I personaggi e i fatti qui narrati sono immaginari, è autentica invece la realtà sociale e ambientale che li produce”.

Curiosità

  • Nato a Salerno nel 1981, appassionato di cinema e film maker da quando avuto in mano la prima videocamera, Sibilia lavora da giovanissimo come animatore nei villaggi turistici, poi alla cassa di una nota catena di fast food a Londra, e come copywriter a Milano. Decide quindi di trasferirsi a Roma, dove realizza i cortometraggi Iris Blu, Noemi e Oggi gira così, prodotto dalla Ascent Film, con il quale vince numerosi festival nazionali ed europei. Sbarca il lunario con promo e piccoli spot.
  • Quando il produttore Matteo Rovere, nel 2010, gli ha chiesto di scrivere un film, Sydney Sibilia non ha dovuto faticare molto per trovare l’idea: poco prima aveva letto un articolo di giornale che titolava “Quei netturbini con la laurea da 110 e lode”.
  • Quasi nessuno sa che in Italia una droga, per essere definita tale, deve essere censita nell’elenco ufficiale delle molecole illegali del Ministero della Salute. La droga sintetica al centro della vicenda altro non è che la MDMA, che in realtà in Italia è illegale.
  • Premi e riconoscimenti, nel 2014: i Nastri d’argento come miglior produttori a Domenico Procacci e Matteo Rovere, con Rai Cinema; il Globo d’oro per la miglior commedia a Sydney Sibilia; il Ciak d’oro come Rivelazione dell’anno a Sydney Sibilia e Miglior manifesto a Federico Mauro; al Reykjavík International Film Festival il Golden Puffin come miglior scoperta dell’anno.

Citazioni

Pietro: “In Italia una droga per essere definita tale dev’essere censita nell’elenco delle molecole illegali del Ministero della Salute. Cocaina, eroina, anfetamina, metadone, ecstasy e più o meno altre 200 molecole fanno parte di quell’elenco. Se non è in quella tabella la puoi produrre, la puoi assumere, ma soprattutto la puoi vendere. A 24 anni mi sono laureato in neurobiologia con il massimo dei voti, ho un master in neuroscienze computazionali e uno in dinamica molecolare. Negli ultimi mesi ho messo su una banda che gestisce un giro d’affari di centinaia di migliaia di euro, sono accusato di produzione e spaccio di stupefacenti, rapina a mano armata, sequestro di persona e tentato omicidio. Mi chiamo Pietro Zinni… e sono un ricercatore universitario”.

Pietro: “Mi hanno cacciato a calci in culo dall’università! A me! Hai capito? A me! Io non so fare niente, so solamente teorizzare delle molecole! Beh, ne ho teorizzata una che mi da quello che mi spetta!”.

Andrea: “Sono laureato, ma guardi che è un errore di gioventù del quale sono profondamente consapevole. Ho inoltrato una richiesta per rinunciare al mio titolo accademico, significa che, tempo due settimane, c’ho praticamente la quinta elementare…”.

Pietro: “Siete due latinisti di fama internazionale e fate i benzinai di notte per un cingalese che vi paga a nero!”.

“Da quando parli il cingalese?” “Una volta che sai il sanscrito tiri giù tutto il ceppo”.

Pietro: “Io non capisco perché ogni cosa che facciamo debba per forza prendere una piega surreale!”.

Scheda tecnica

  • Paese di produzione Italia
  • Anno 2014
  • Regia Sydney Sibilia
  • Cast Edoardo Leo, Valeria Solarino, Valerio Aprea, Paola Calabresi, Libero De Rienzo
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