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Si può fare

by Jean

Si può fare

Milano, 1983. Il sindacalista Nello, uomo dai forti valori etici ma appassionato di terziario e modernità, si ritrova a una svolta lavorativa destinata a cambiargli la vita, anche se ancora non lo sa. Dopo aver scritto un libro sul mondo del mercato, considerato politicamente scorretto da compagni e dirigenti, ma in fondo solo troppo avanti per quei tempi, viene infatti catapultato per punizione in una realtà a lui assolutamente sconosciuta: la Cooperativa 180, una delle tante sorte dopo la legge Basaglia per accogliere i pazienti psichiatrici, dimessi alla chiusura dei manicomi.

Dopo il disorientamento iniziale e alcuni attriti, sia con i medici sia con i problematici ospiti, e grazie al sostegno di Sara, con cui vive una turbolenta ma intensa relazione, Nello recupera il suo spirito d’iniziativa. Deciso a svolgere l’inatteso incarico con i criteri e le regole che ha sempre applicato, fa di tutto per coinvolgere i recalcitranti assistiti e far loro comprendere in cosa consista davvero la cooperazione e la dignità del lavoro. In un’assemblea in cui tutti prendono la parola ed esprimono idee e possibilità, si giunge alla decisione di abbandonare le attività assistenziali ed entrare sul mercato reale come posatori di parquet. Ogni paziente ricoprirà un ruolo secondo le proprie attitudini manuali e caratteriali. La partenza non è facile. Il primo incarico fallisce per inesperienza (abbiamo sbagliato perché abbiamo fatto, li consola Nello) ma dopo aver ottenuto l’appalto dall’atelier di moda dove Sara sogna di diventare stilista, la cooperativa decolla. Ha riscosso infatti un grande successo la soluzione inventata da Luca e Gigio, pazienti – artisti fantasiosi, che suppliscono all’imprevista fine del materiale utilizzando gli scarti del legno per uno straordinario mosaico.

Ma nascono anche i primi problemi di carattere medico. Si fanno sentire stanchezza, demotivazione, frustrazione, e Nello intuisce una soluzione: serve ridurre i farmaci, che ai più nuocciono all’umore e alla produttività. Il direttore sanitario Del Vecchio si oppone, così, con l’aiuto di uno psichiatra più aperto alle novità, il basagliano Furlan, e grazie a dei fondi europei, la cooperativa si trasferisce in una specie di residenza protetta alternativa, in cui i pazienti imparano a badare a loro stessi e alle loro esigenze, economiche, di sussistenza ma anche emotive. Ma non tutto fila liscio…  Il giovane Gigio si innamora di Caterina, una ragazza cui ha rinnovato il parquet, ma le sue illusioni si scontrano brutalmente con la realtà. Il suo suicidio sprofonda Nello (che nel frattempo non ha saputo risolvere i suoi stessi problemi familiari) nella disperazione, convinto di aver sbagliato tutto. I pazienti tornano nel vecchio centro, sotto la supervisione di Del Vecchio, che ammette però il loro generale miglioramento e decide di continuare su quella strada.

Il sindacalista, superato lo smarrimento e i sensi di colpa, recupera il suo amore di sempre, rientra a capo della cooperativa, coinvolge gli ospiti di altri centri psichiatrici e tutto riparte alla grande, con la commessa per decorare le fermate della metropolitana di Parigi.

I particolari

Si può fare è uno di quei film che lasciano il segno, colpendo dritto al cuore. Al di là del suo valore cinematografico e attoriale, può ben definirsi commedia civile, ma soprattutto umana, affrontando temi seri come il disagio mentale, lo stigma verso i  “pazzi”, i paradossi della società, il recupero di esseri umani alla deriva, le difficoltà di comunicazione tra le persone, anche quelle “normali”, con la leggerezza di un sorriso in sottofondo, un dolce disincanto che lega lo spettatore ai personaggi con umana empatia e affetto.

Diretto con mano delicata da Giulio Manfredonia (Non dirlo al mio capo, Tutto tutto niente niente, La nostra terra, Qualunquemente , Fratelli detective, È già ieri, Sono stato negro pure io) che lo ha scritto a quattro mani con Fabio Bonifacci (sceneggiatore di E allora Tango, Tandem, Ravanello Pallido, Notturno bus, Lezioni di cioccolato, Amore, bugie e calcetto) si ispira alle storie vere delle cooperative nate negli anni ottanta per dare lavoro ai pazienti, liberati dai manicomi ma vittime del caos che seguì, i primi tempi, la Legge 180. In particolare la “Noncello” di Pordenone, che in realtà ha avuto uno sviluppo differente: il sindacalista – direttore infatti era stato assunto nel 1990 con un compenso annuale di 56 milioni di lire, quando la cooperativa aveva circa 400 soci e fatturava 7 miliardi l’anno.

Regia e sceneggiatura non enfatizzano la drammaticità di alcune situazioni, piuttosto la stemperano  a favore di un clima arioso, a tratti francamente comico, che diverte ma nello stesso tempo fa riflettere. E sullo sfondo, disegnata con la stessa misura, anche di mezzi, una Milano da bere pre Tangentopoli, con la sua varia fauna di arrampicatori, snob e pseudo artisti.

Claudio Bisio, geniale nel ruolo di Nello, crea un protagonista sospeso tra amore e cinismo, democrazia e senso degli affari, generosità e individualismo. Un’ottima prova, anche corale, che vede tutti (compreso il regista) impegnati a ricreare un ambiente credibile  nel quale far muovere un ensemble di “matti” talmente autentici, senza compiacimenti, senza edulcorarli o creare macchiette, da strappare un applauso.

D’altronde, come dichiarava Basaglia, “la follia è una condizione umana, in noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia, invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla”.

Curiosità ed errori

Il film è dedicato alle oltre 2500 cooperative sociali esistenti in Italia e ai 30000 soci diversamente abili che vi lavorano.

Si tratta dell’ultimo film per il grande schermo prodotto da Angelo Rizzoli a distanza di quindici anni dal precedente Padre e figlio (1994) e il primo a nome della Rizzoli Film a distanza di trent’anni da Dimenticare Venezia (1979).

Gigio e Caterina, al loro primo appuntamento, vanno a vedere al cinema Ritorno al futuro.

Claudio Bisio ha dichiarato che, per prepararsi meglio alla parte, ha visto e rivisto più volte Qualcuno volò sul nido del cuculo.

Roberto Forza, direttore della fotografia e Marco Belluzzi, scenografo, compaiono come attori in due ruoli minori; il primo interpreta uno dei compagni sindacalisti di Nello, con il quale discute nella scena di apertura, il secondo interpreta il fratello di Sara nella scena in cui i soci della cooperativa svolgono il loro primo lavoro.

Il film presenta alcune analogie con Amore, bugie e calcetto, sempre del 2008,  scritto da Bonifacci e diretto da Luca Lucini: in entrambi sono presenti Claudio Bisio, Giuseppe Battiston e Andrea Bosca; in tutti e due il personaggio di Bisio di cognome si chiama Trebbi; infine, le due scene d’apertura sono molto simili tra loro: in Amore, bugie e calcetto Bisio sbatte la mano sul tavolo, nell’altro un compagno sindacalista di Nello sul tavolo sbatte il suo libro.

Citazioni

“Che ruolo può avere all’interno di una società uno che non parla ed il cui curriculum è misero? Il Presidente!” (Nello)

“Io non gli do ragione solo perché sono matti. Li ho sempre trattati alla pari. Se mi fanno incazzare, mi incazzo: questo è rispetto.” (Nello)

“Ti hanno votato contro, non hai capito che è la tua vittoria più bella?” (Dottor Furlan)

“Noi facciamo tutto con gli scarti, questa è una cooperativa di scarti.” (Ossi)

“Siamo matti, mica scemi.” (Luca)

“Desidera fare l’amore con me? No? Grazie lo stesso.” (Fabio)

“Lei ha sbagliato con Gigio. Ma tutti sbagliamo. Se le avessi dato retta dall’inizio avremmo collaborato e forse non sarebbe successo, e quindi è anche colpa mia. È colpa del dottor Furlan. Di Luca che ha fatto la rissa, della ragazza che l’ha baciato… e che facciamo? Ci mettiamo tutti a letto? Quindi la pianti; i sensi di colpa non servono a niente. Impari la lezione e si rimbocchi le maniche.” (Dottor Del Vecchio)

Premi e riconoscimenti

David di Donatello 2009: Premio David Giovani a Giulio Manfredonia
Nastro d’Argento 2009: miglior soggetto a Fabio Bonifacci
Globo d’Oro 2009: miglior produzione a Angelo Rizzoli

Scheda tecnica

Italia, 2008
Regia: Giulio Manfredonia
Cast: Claudio Bisio, Anita Caprioli, Giuseppe Battiston, Andrea Bosca, Giovanni Calcagno, Michele Di Virgilio

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