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Safi, the Little Mother

by Jean

Safi la petite mère

Safi, otto anni, vive in un villaggio del Burkina Faso, perduto nella polvere rossa del Sahel. Un giorno, all’improvviso, tutto per lei cambia tragicamente. La mamma muore di parto dando alla luce un fratellino e le antiche superstizioni tribali riemergono minacciose, poiché la tradizione vuole che anche il bimbo venga eliminato per allontanare il malocchio. Riti la cui origine si perde nella notte I tempi e contro i quali non riescono a vincere il buon senso e la pietà umana. Safi, però, con la forza della sua innocenza scevra di pregiudizi, riesce fortunosamente a salvare il bimbo e fugge verso la città, che non ha mai visto, per trovare in qualche modo riparo alla crudeltà degli adulti. Un ambiente nuovo, una situazione durissima per una bimba di otto anni con un neonato appeso alla schiena… Curiosità e paura, coraggio e timidezza, stanchezza e determinazione: tanti stati d’animo contrastanti convivono nella piccola madre. Poi come per miracolo, il destino cambia per i due bambini: dopo aver conosciuto la stolidità di chi accetta passivamente retaggi crudeli perché imposti dalla tradizione, scopriranno anche la forza miracolosa della solidarietà. Non solo Safi troverà una nuova famiglia, ma nel microcosmo del mercato incontrerà anche tante straordinarie mamme pronte ad allattare il suo fratellino.

Safi, la Piccola Madre è un cortometraggio di fiction che intende raccontare un aspetto di un paese, il Burkina Faso, ricco di diverse tradizioni culturali. Ognuna delle circa 70 etnie che lo compongono possiede un patrimonio antichissimo di usanze, arti, rituali ma anche un retaggio di superstizioni che fanno ancora oggi sentire il loro peso nella vita quotidiana. È comunque dalla conoscenza e dall’integrazione delle diverse popolazioni che il Burkina ha saputo trovare la sua coesione. Il film vuole essere un piccolo contributo a questo processo di scoperta reciproca.

Così spiega il regista: “Per scrivere questa sceneggiatura ho preso spunto da una vicenda realmente accaduta. Presso le popolazioni di etnea Samou vige l’usanza di uccidere i bambini nati dalle donne morte di parto per allontanare dalla comunità il malocchio (carestie, epidemie,  siccità, morti ingiustificate). Nel mio film ho voluto mescolare liberamente gli aspetti delle diverse culture: per la parte rurale ho scelto un villaggio di etnia Gourounsi, con la ricchezza della sua architettura Kasséna, nota in tutto il mondo per le affascinanti case color ocra, dipinte dalle donne del posto secondo disegni simbolici tramandati da secoli. Anche durante la cerimonia funebre per la donna morta di parto vediamo alternarsi le diverse tradizioni del paese con i vari rituali che la animano. Ci sono i cacciatori Bobò, con i particolari fucili che riescono quasi miracolosamente a far sparare riempiendoli solo di acqua e sabbia; i fabbri stregoni incaricati in tutte le etnie di fronteggiare gli spiriti malvagi; gli uomini mascherati che entrano ballando in maniera forsennata, in trance, posseduti dagli spiriti invisibili della foresta.” 

Scheda tecnica

Francia –  Italia – Burkina Faso, 2004
Versione originale: mooré, francese, sottotitolato italiano
Regia: Rasò Ganemtoré
Durata: 29’

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