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Profondo blu

by Jean

Profondo blu

Il nostro è un pianeta azzurro. Questo è il filo conduttore di un documentario meraviglioso nato, nell’intento degli autori e dei produttori, “per condurre gli spettatori in un viaggio che inizia dal volto familiare dell’oceano, la spiaggia, per poi portarli lontano, e ancora più lontano nell’immenso blu, giù nell’oceano profondo e ignoto, per far comprendere che il nostro non è un pianeta fatto solo di terra, ma è un pianeta blu.” Così ha dichiarato uno dei due registi, Alastair Fothergill, per presentare un’opera che tocca il cuore e fa sgranare gli occhi con le sue immagiini strabilianti eppure così reali perché descrivono il magico luogo in cui abbiamo la fortuna di vivere.

Le distese infinite e silenziose della natura come il mare e il suo “contrario”, il deserto, colpiscono la fantasia perché sono scrigni infiniti di segreti, grandi e piccoli. Il 70% del globo è coperto e composto dall’acqua, in un sorprendente parallelo con il corpo umano. Una dimensione che rivela a pochi fortunati un universo sommerso fatto di suoni, striduli o impercettibili, colori sgargianti o delicati, e soprattutto creature di ogni forma e grandezza impegnate in una perenne lotta per la sopravvivenza.

La visione di quest’opera, realizzata dalla BBC Natural History Unit, offre la possibilità di scoprire quanto ci sia di stupefacente in luoghi che la maggior parte di noi non ha la possibilità di osservare da vicino. Ispirandosi al bellissimo Atlantis di Luc Besson, ciò che scorre sullo schermo cattura con la rappresentazione della vita, fatta di momenti teneri e battaglie, sprazzi di violenza e lampi luminosi di poesia. Già lascia a bocca aperta la ouverture iniziale, in cui si fondono le note con le onde, in continuo movimento, a tratti sontuoso, a tratti calmo, in armonia con la musica. Ed è solo l’annuncio del teatro della vita che anima la sconfinata massa d’acqua: delfini che sembrano cavalcare i flutti come acquatiche Valchirie, orche che conducono il loro spietato balletto di morte con le foche, creature dall’aspetto alieno negli inferi della fossa delle Marianne. Una profondità vicina al centro della terra, popolata da esseri che accendono il buio con mille, incredibili luci. Forse proprio dal loro aspetto spaventoso e nello stesso tempo stupefacente ha preso ispirazione più di un regista di fantascienza… Profondo Blu alterna attimi sbalorditivi, in cui ci si chiede come sia stato possibile girare certe sequenze (come in tutte le produzioni National Geographic, in anni di paziente attesa) a lentezze e virtuosismi registici, e ha il suo momento più alto nella fusione fra la musica e l’andamento della folla marina. È in scena la Natura, e il suo eterno spettacolo. Una succursale di Hollywood, con un set sprofondato nelle mille sfumature dell’azzurro, dal più luminoso al più cupo, in cui si produce ogni genere di film: dal noir, con le orche killer di cuccioli indifesi, al varietà, con gli orsi polari che nuotano con la grazia di Esther Williams e i pinguini nei panni di irrestibili comici. E ancora granchi che ballano il samba, squali e delfini spietati come gang criminali, albatros sprezzanti del pericolo, come acrobatici stuntmen, grandi pesci solitari, misteriosi come dive del muto. Da lasciare a bocca aperta per l’ineffabile bellezza della fotografia, il documentario è volutamente avaro di parole, scarso di informazioni e privo di intenzioni pedagiche. Anzi, in certi momenti potrebbe persino spaventare gli spettatori più piccoli… Dagli iceberg alle barriere coralline, dalla superficie agli abissi, il viaggio immaginifico basta a se stesso e a chi se ne lascia catturare, vivendo l’avventura al sicuro, davanti al grande schermo.

Un prodotto creativo e intelligente, simile nelle intenzioni a Il popolo migratore, firmato da una coppia di registi britannici che sa il fatto suo. Ammirevole il lavoro svolto dagli operatori che hanno saputo comunicare la bellezza di forme, colori e luci, in cinque anni d’impegno, suddiviso tra venti unità cinematografiche e centinaia di locations, nell’acqua e sulla terraferma.

Imprescindibile la colonna sonora originale, composta da George Fenton ed eseguita dall’Orchestra Filarmonica di Berlino.

Il commento fuoricampo, per certi versi superfluo, è affidato nella versione inglese all’attore irlandese Sir Michael Gambon, in quella americana all’affascinante Pierce Brosnan, e in quella italiana a Roberta Paladini, doppiatrice di Jodie Foster, Demi Moore, Jane Seymour, Rosanna Arquette e Michelle Pfeiffer.

Scheda tecnica

Titolo originale: Deep blue
Genere: documentario
Regia: Andy Byatt, Alastair Fothergill
Produzione: Regno Unito, Germania – 2003
Durata: 90′

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