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Pranzo di Ferragosto

by Jean

Pranzo di Ferragosto

I film che affrontano il tema della terza età, soprattutto nella cinematografia italiana, sono rari. La condizione di anziano fa paura e suscita riflessioni sempre più amare, a mano a mano che gli anni passano. La stessa parola ‘vecchio’, quasi fosse uno stigma, non viene usata per indicare una persona avanti con gli anni. Nell’immaginario, evoca odore di stantio, qualcosa che non funziona più o è andata a male, soprattutto in una società giovanilistica, costi quel che costi. Un pregiudizio a volte superato nelle commedie, raramente con misura o tenerezza, quasi sfiorando la macchietta, il grottesco, o scivolando al contrario in melensaggini patetiche, senza trattare l’anziano semplicemente come una persona che ha molto vissuto, con i suoi pregi e i suoi difetti, forse esasperati ma caratteristici della fragilità umana, a qualunque età.

La bellezza e la particolarità di Pranzo di Ferragosto, opera prima alla regia di Gianni Di Gregorio è la semplice verità. Con scanzonata autoironia e pungente affetto, trasfonde su pellicola l’esperienza personale. Il protagonista, infatti, gli somiglia moltissimo… E porta il suo stesso nome.

Gianni non lavora. O meglio, è impegnato a tempo pieno in un’occupazione che gli garantisce la  sopravvivenza. Arrivato alla cinquantina senza grandi aspirazioni, senza una famiglia e molte altre cose legate alla dignità, trascorre le sue giornate prevalentemente tra casa e osteria. È figlio unico di madre vedova, una nobildonna decaduta capricciosa e dispotica che lo tiranneggia e lui assiste più assecondando gli eventi che per effettiva volontà. I due vivono in un appartamento fatiscente nel centro di Roma e faticano a tirare avanti, oppressi dai debiti. L’afa estiva toglie il fiato e si è alla vigilia di Ferragosto quando Alfonso, l’amministratore del condominio, si presenta alla loro porta per riscuotere quanto gli è dovuto in una lunga serie di rate non pagate. Consapevole delle difficoltà dei due, propone uno scambio apparentemente favorevole: le cifre in sospeso saranno azzerate se Gianni gli farà un favore. Dovrà semplicemente ospitare Marina, sua madre, per la notte e il giorno successivo, in modo da lasciarlo partire tranquillo per le terme a curare la sua dermatite. Pur riluttante, Gianni accetta. Ma inizia a pentirsene quando vede attivare, oltre a Marina, una seconda arzilla vecchietta, Maria, la zia di Alfonso, simpatica ma con qualche problema di memoria e la mania di cucinare lasagne, peraltro squisite. Ai cenni di ribellione, l’amministratore risponde con un argomento irresistibile: un po’ di soldi in cambio dell’ospitalità. Gianni si lascia mestamente convincere, ma non sa che i suoi guai non sono finiti. In seguito a un malore, e se ne comprende il motivo, chiama Marcello, medico e amico di famiglia. La simpatica riunione di vecchiette, ormai tre, al dottore sembra un inatteso dono del destino. La badante rumena è in ferie, lui deve coprire il turno di notte in ospedale, e la madre non può restare troppo a lungo sola. Perché Gianni non accoglie anche lei nell’allegro gruppetto familiare? L’infelice non riesce a rifiutare, ed ecco aggiungersi all’affollato Ferragosto la quarta commensale, Grazia, che non può mangiare latticini e deve prendere una lunga lista di medicine a orari precisi.

Inizia così una serie di divertenti (soprattutto per lo spettatore… ) avventure, con il povero Gianni che deve fronteggiare i diversi caratteri, i problemi, le personalità e le manie delle attempate compagne, fino all’allegro pranzo dell’indomani. Una prova difficile, ma in fondo gradita a tutti. Tanto che, quando arriva il momento di ritornare alle solite e solitarie vite, le ospiti propongono al recalcitrante ma in fondo affettuoso anfitrione un progetto che non può rifiutare. Ed è giusto così.

Una commedia sulla terza età, scanzonata e verace, che offre diversi spunti di riflessione. Piccola e tenera, la storia entra nel cuore in punta di piedi e luci di sorrisi. L’improvvisata casa di riposo diventa teatro di gag spassose che lasciano poco spazio alla malinconia. Certo, si pensa, si immagina, si ricorda… ma con la pacata certezza che ogni periodo della vita ha le sue minuscole gioie e bellezze. La scelta di ambientare la commedia nel giorno di Ferragosto, in cui tutto rallenta fino a fermarsi, in una riarsa e deserta Trastevere, impone un ritmo calmo alla narrazione, in controtendenza con le frenesie quotidiane della vita moderna ma adeguato alle protagoniste. Eppure sono proprio loro a conferire brio al film, con l’inarrestabile esuberanza di battute, atteggiamenti, capricci da primedonne e spicciola saggezza. Il regista, autore e attore Di Gregorio, deciso a raccontare una storia vera, oltre che verosimile, si fa carico del ruolo forse più difficile, e lo fa con maestria: il figlio, scapolo irrimediabile di mezz’età, e con il vizio del bere, che tiene d’occhio la madre come se fosse una bimba e ne sopporta le bizze non solo perché la mamma è sempre la mamma, ma anche per comodità, vista la precarietà economica in cui si è pigramente arenato. Ovvero, ciò che l’amore non può, lo può il digiuno… Le signore che lo circondano, bravissime, sono tutte attrici non professioniste e la loro naturalezza permette al film di illuminarsi di sfumature genuine e neorealiste. A volte faticano a non guardare in camera, ma ogni gesto o parola sono quelli della realtà, tra volti segnati dalla stanchezza e inumiditi dal caldo, e splendide banalità come la pasta al forno di Zia Maria.

Il regista romano affronta la sfida di realizzare un’opera che rischiava di essere poco commerciabile, e la vince, aggiudicandosi anche il successo ai botteghini. Un premio meritato per la particolare abilità nel raccontare una vicenda fin troppo umana, ma libera da stereotipi e retorica, che tratteggia i chiaroscuri della vecchiaia (ebbene no, non abbiamo paura di questa parola!) senza orpelli patetici ma autentica tenerezza. Una particolarità che si riflette nei dialoghi, che sembra di aver già ascoltato e conservato in qualche angolino della memoria, personale e collettiva. Così come va conservata con cura e rispetto questa piccola gemma splendente di emozioni semplici. Gustosa come un buon pranzo della festa a casa della nonna. Perché non fa mai male pensare che invecchiare non è in sé un problema, o una malattia: diventa tale con la solitudine, la mancanza di rispetto e l’abbandono in luoghi, o pensieri, privati d’amore.

Curiosità

  • Il budget per realizzare Pranzo di Ferragosto è stato di soli 500.000 euro, grazie anche all’ambientazione a basso costo: la vera casa del regista. Il ruolo dell’amministratore è interpretato da un bravo attore di teatro, Alfonso Santagata, il dottore e l’amico trasteverino sono invece due veri amici d’infanzia di Di Gregorio.
  • Così confida il regista, in un’intervista: “Figlio unico di madre vedova, ho dovuto misurarmi per lunghi anni, da solo, (moglie e figlie si erano dileguate per istinto di sopravvivenza), con mia madre, personaggio di soverchiante personalità, circondato dal suo mondo. Pur se provato, ho conosciuto e amato la ricchezza, la vitalità e la potenza dell’universo dei “vecchi”. Ma ho anche visto la loro solitudine e vulnerabilità in un mondo che cammina a passo accelerato senza sapere dove va perché dimentica la sua storia, perde la continuità del tempo, teme la vecchiaia e la morte ignorando che nulla ha valore se non la qualità dei sentimenti. Nell’estate del 2000 realmente l’amministratore del condominio, sapendomi moroso, mi propose di tenere sua madre per le vacanze di ferragosto. In un sussulto di dignità rifiutai, ma da allora mi chiedevo spesso cosa sarebbe potuto succedere se avessi accettato. Questo è il risultato. Per le attrici, ho scelto delle signore che non avevano mai recitato, prive di vizi formali, in base alla forza della loro personalità. Durante le riprese mi hanno travolto, la storia cambiava in base ai loro umori ma l’apporto, in termini di spontaneità e verità, è stato determinante. Alcune riprese le ho addirittura rubate. In quanto a me, ho interpretato il ruolo protagonista perché, in fase casting, mentre spiegavo all’equipe che occorreva trovare un uomo di mezz’età, più o meno alcolizzato, che aveva vissuto per anni con la madre, tutti i visi si sono rivolti verso di me. Ho avuto il coraggio perché da ragazzo ho studiato regia ma anche recitazione con Alessandro Fersen.
  • Pranzo di Ferragosto ha totalizzato, complessivamente, € 2.143.000 e vinto molti Premi: Mostra del Cinema di Venezia 2008: Leone del futuro, Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis”; David di Donatello 2009: miglior regista esordiente; Nastri d’argento 2009: miglior regista esordiente; Ciak d’oro: miglior opera prima, miglior sonoro in presa diretta e miglior cast corale

Citazioni

Giovanni: “Grazia!! Ma tutta la pasta al forno, te sei magnata?!”.

“Stasera signore però famo una roba leggera… un brodetto, un brodetto veggetale”.
“Sì, però col parmiggiano”.

Grazia: “Mi piace ricordare queste cose, i momenti dell’infanzia… perché la vecchiaia ci offre poco…”

La madre di Luigi: “Io sto fumando e bevendo e tu come sei venuto te ne puoi anche andare!”.

Giovanni: “Marì, ti vado a fare una camomilla”.
Zia Maria: “Per te! A me la camomilla? A questa età la camomilla? E che te sei messo in testa, che sei riccio?”.

Scheda tecnica

  • Paese di produzione Italia
  • Anno 2008
  • Regia Gianni Di Gregorio
  • Cast Gianni Di Gregorio, Valeria De Franciscis, Luigi Marchetti, Marina Cacciotti
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Pranzo di Ferragosto
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