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Père

by Jean

Père

Un giorno, Hadi carica sul suo taxi una donna che sta per partorire. Questo breve incontro finirà per sconvolgergli la vita. Il tema del racconto suscita riflessioni sulla paternità e gli imprevedibili sviluppi delle relazioni di coppia.

Père inizia con l’inquadratura del protagonista solo, in primo piano, che guarda il mare. Un attimo dopo lo troviamo alla guida di un taxi, sotto la pioggia battente. Proprio in mezzo al forte temporale, si rompono le acque a una passeggera da portare all’ospedale. La tempesta al di fuori diventerà una tempesta interiore per Hadi, all’apparenza calmo, ordinato, gentile. C’è un prima e un dopo questo casuale evento, che lo sconvolge. La ragazza lo accusa di essere il padre del bambino, e lui dovrà dimostrare il contrario. La sua parola non conta più, entrano in gioco le istituzioni e la scienza, a dimostrare la verità. Verità che sia i protagonisti che gli spettatori conoscono ed è confermata, conclamata. Ma un’altra verità si afferma: la sterilità di Hadi, da lui stesso ignorata. Quello che resta da dimostrare, quindi, è cosa significhi davvero essere genitori e quando lo si diventi. Il film è un moderno manifesto di paternità, genitorialità mutata e mutevole. C’è la giovane ragazza madre che vede nell’uomo un padre potenziale per il suo bimbo appena nato. C’è un padre di famiglia che scopre bruscamente che gli amati figli non sono suoi. Un padre cui la scienza vuole portare via il titolo, ma che non rinuncia al ruolo, anzi lo riafferma con forza. La paternità supera la biologia e i legami di sangue, è amore e dedizione, come nella scena in cui Hadi bacia i piedi alla sua bambina con semplicità e umiltà, decretando una paternità che è sacrificio di sé e perdono degli errori propri e della moglie, perché i soli innocenti sono i figli.

Un piccolo film rigoroso, questo firmato dal tunisino Lofti Achour, delicato e dai tempi distesi, che non teme di soffermarsi su un volto o un gesto, che lavora molto sulle luci e le ombre, facendo andare di pari passo i cambi di luminosità negli ambienti con le sfumature degli stati d’animo del protagonista.

Père ha ricevuto il Premio Sunugal, nell’ambito del Festival del Cinema Africano, d’Asia e dell’America Latina di Milano.

Lofti Achour

Nasce a Tunisi. Dopo una formazione da attore conseguita all’Istituto di Studi Teatrali di Parigi, studia regia e tecnica del documentario agli Atelier Varan, sempre a Parigi, e mette in scena una ventina di pièce teatrali tra Francia e Tunisia. Nel 2006 realizza il primo cortometraggio cinematografico: Ordure.

Scheda tecnica

  • Tunisia/Francia, 2014, 18 min
  • Regia: Lotfi Achour
  • Versione originale: arabo, con sottotitoli in italiano
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