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Mascarades

by Jean

Mascarades

La provincia algerina è abitata da gente capace di vivere intensamente, affrontare i problemi e fronteggiare i divertenti malintesi della sorte. È il mondo descritto dal regista Lyes Salèm in Mascarades.

Siamo in un piccolo villaggio dell’altopiano dell’Aurès, in Algeria, in cui gli  abitanti si scambiano sentimenti di solidarietà e invidia, così come accade in tutte le piccole comunità.

Mounir Mekbek è un uomo orgoglioso e sicuro di sé. Il suo sogno è essere apprezzato dai concittadini per ciò che vale. E’ anche molto attento alle apparenze, minacciate dall’unico neo della sua famiglia: Rym, la sorella narcolettica che si addormenta all’improvviso, scatenando l’ilarità e l’imbarazzo dei presenti. La ragazza è bella, ma per questo suo “difetto” fatica a trovare un aspirante marito. Anzi, a detta di tutti in paese, è destinata a restare zitella. Invece, di lei è innamorato e ricambiato Orgueilleux, il migliore amico di Mounir. Ma quest’ultimo, che con l’amico forma una bella coppia di fannulloni, ha altre aspirazioni per la ragazza. Vuole tacitare i sarcasmi dei paesani trovandole un marito benestante, possibilmente straniero. E’ disperato per la sua malattia, tanto da affermare che, se servisse a farla guarire, sarebbe persino disposto a mangiare un maiale.

Una notte, tornando dalla città ubriaco, Mounir annuncia che un ricco uomo d’affari straniero ha chiesto la mano di Nym. La clamorosa (e fantasiosa) notizia si diffonde in fretta, trasformando lui e la sua famiglia nell’oggetto delle gelosie e dei pettegolezzi di un intero paese.

Per non sfigurare, Mounir deve tener fede alla sua dichiarazione e comincia i preparativi per il matrimonio…

I particolari

Il racconto cinematografico analizza il rapporto tra un piccolo villaggio e il resto del mondo. Si conoscono gli abitanti attraverso un personaggio che non si vede mai, e si nota come a volte la relazione con il mondo esterno possa diventare profondamente immaginativa.

La scelta della malattia di Rym, la narcolessia, serve a rappresentare l’intera Algeria, ritratta come un Paese addormentato. In questa chiave di lettura la figura di Orgueilleux, l’innamorato di Rym, diventa un personaggio simbolo del rinnovamento di questa Algeria che sogna (come succede spesso ai narcolettici), e vive con passione (il suo amore per  la fidanzata) impegnandosi a suo modo a uscire da una situazione di immobilità (rappresentata dal viaggio). La narcolessia è forse la metafora più pertinente con l’idea che il regista ha dell’Algeria di oggi: vivace, intelligente, con molti sogni in testa,che non riesce a realizzare perché si addormenta.

Divertente l’episodio del goffo tentativo di trarre vantaggio da un equivoco nato dalla voce di Rym: è fidanzata con un australiano, anzi no con un canadese, anzi no con uno svedese. La leggenda di essere la futura sposa di un pretendente bellissimo si ingrandisce e come tutte le bugie si stravolge durante il passaparola: “so solo che alloggia in un hotel quattro stelle, quindi deve essere ricco”, dice uno del paese. Eppure la soluzione è semplice. Rym può guarire solo con la medicina universale: l’amore.

Perché nonostante le differenze, le difficoltà, gli inganni, la povertà, lo stesso Mounir è felice e ama la moglie follemente. Segno d’amore sono, ad esempio, i loro balletti metaforici quando sono arrabbiati, oppure quando si tirano asciugamani e coperte. E’ la dimostrazione dell’importanza del matrimonio, sia quello felice di Mounir, sia quello che sarà altrettanto gioioso della sorella col suo amato Orgueilleux.

Il film è allegro, divertente, calzante, mai spiazzante. Unisce la modernità alla tradizione. Il regista riesce a muovere gli attori e le comparse con un ritmo perfetto. Utilizza l’ironia per legare i personaggi fra loro, e una fotografia solare fa risaltare la vivacità dei caratteri.

Curiosità

Il film è stato girato interamente in Algeria, a sud-est di Algeri, prima che inizi il deserto. “Ho scelto questo posto” ha dichiarato il regista, “perché volevo che il film ricordasse almeno un po’ un regista italiano che amo molto: Sergio Leone”.

Nell’idea originaria, la storia si doveva svolgere in una giornata, con una trama semplice: un uomo vuol far sposare la sorella a un fidanzato inesistente. Lavorando alla sceneggiatura, le cose si sono evolute.

Il regista ha scelto il titola Mascarades perché riflette la vicenda del protagonista, Mounir, e di tutti gli altri abitanti del villaggio, che accolgono la finzione e stanno al gioco.

Ma il termine Mascarades (Mascherate) evoca da una parte finzione e divertimento, dall’altra la serietà e persino la gravità che celano. In effetti il film richiama entrambi gli aspetti: l’allegra commedia ma anche una pungente satira della società.

Spiega il regista: “Essendo legato al teatro, ne traggo ispirazione per il mio lavoro nel cinema. Ad esempioil Coro, nella tragedia greca, era un personaggio a pieno titolo, rappresentava la voce del popolo end era in grado di trarre degli insegnamenti da ciò che avveniva nella vicenda. Ho cercato di realizzare lo stesso effetto in questo film con la musica, collaborando con l’autore della colonna sonora in questa logica. La musica conosce Mounir e le sue vicissitudini, e sa anche come andrà a finire. Allegra, frizzante, ma non sottolinea mai l’umore del personaggio perché interviene un tempo prima, anticipando ciò che accadrà”.

Il film è stato accolto molto bene in Algeria e in molti Paese Arabi, dal pubblico e dalla stampa.

Lyes Salem è nato nel 1973 in Algeria. Attore teatrale, televisivo e cinematografico, ha studiato Lettere Moderne alla Sorbona.

Premi e riconoscimenti

Festival di Namur 2008, Premio del Pubblico e della Giuria Giovani; Festival del Cinema Francofono di Angoulême 2008, Gran Premio della Giuria; Dubai Film Festivl 2008, Premio Muhr per il miglior film arabo, Premio Fipresci; Fespaco 2009, Terzo Premio Lungometraggio Etalon de Bronze.

Scheda tecnica

Algeria – Francia, 2008
Versione originale: arabo, francese con sottotitoli in italiano
Regia: Lyes Salem
Cast: Lyes Salem, Sarah Reguleg, Mohamed Bouchaib, Rym Takoucht
Durata: 92’

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