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Made in Mauritius

by Jean

Made in Mauritius

Quanto può valere un cappellino di cotone bianco e rosso con visiera?
Molto, evidentemente, se Bissoon è disposto a ripensare alle proprie convinzioni e a cedere al fascino di un regalo così particolare.

È una mattina come tante, in un piccolo villaggio delle isole Mauritius. Bissoon, anziano agricoltore ormai in pensione, si prepara il suo caffellatte come tutti i giorni, e poi si siede nella sua cucina piena di luce, accanto al tavolino dove una grossa radio un po’ consunta occupa il posto d’onore. È bello fare colazione con un po’ di buona musica. Ma la radio, per la prima volta dopo vent’anni di vita, ha un piccolo problema: si è fuso un fusibile, e non funziona più.
Caricata la vecchia compagna sulla bicicletta, Bissoon arriva a piedi fino alla periferia del villaggio, al piccolo negozio che il giovane Ah-Yan ha ereditato da suo padre, e che ha tutta l’aria di un emporio in cui, tra scatole e scaffali, si può trovare un po’ di tutto.

È divertente, a questo punto del racconto, notare le grandi differenze celate dal divario generazionale: Bissoon è un uomo che ha già una certa età, che ha molto vissuto e visto molte cose, accumulando nel tempo esperienza e saggezza. Che si scontrano subito con la giovane età di Ah-Yan, che invece — come tutti i ragazzi della sua età — vive proiettato completamente nel futuro. E quei fusibili così ‘antichi’ che quasi non si trovano più lo lasciano molto critico e perplesso. Cerca quindi di convincere Bissoon che è venuto il momento di comprare una radio nuova, con antenne particolari in grado di ricevere il segnale dagli angoli più remoti del mondo e dotata di ogni genere di dispositivo elettronico d’avanguardia. Una radio ultramoderna, insomma, un modello ‘Made in China’. E quando l’anziano agricoltore obietterà che non gli interessa e che lui si tiene volentieri la sua radio e vuole solo un fusibile nuovo, gli spiegherà tutti i vantaggi della globalizzazione. Con scarsi risultati iniziali, visto che Bissoon non ha il telefono, non gli interessa internet e neppure il latte munto dall’altra parte del pianeta e messo in scatola proprio lì alle Mauritius, visto che può comprare il latte fresco dal suo vicino ad un prezzo più che stracciato, e che la mucca del vicino non prende virus in rete, né viene minacciata dagli hackers.
Ma, potenza del marketing e delle promozioni commerciali… insieme alla radio nuova, in omaggio, viene offerto un cappellino bianco e rosso delizioso. Come resistere?
Anche se il prezzo della radio è forse un po’ alto, Bissoon si lascia conquistare dal regalo, e cede finalmente alla tentazione.
Tornando a casa con la bici a mano e la radio nuova sul sedile, si fermerà soddisfatto a calzare il berretto nuovo con tanto di visiera che lo protegge dal sole, su cui spicca a grandi lettere la scritta ‘National’…

È interessante questa visione, questo confronto tra due generazioni e due mondi. Ben rappresentata anche la tematica fra le due ambientazioni in cui si sviluppa la narrazione: la casa di Bissoon vecchia e consunta, ma luminosa, e il negozio Ah-Yan, nuovo, ma ripetitivo e buio, con scatole e scatolette senza fine su tutti gli scaffali. Anche i due personaggi sono caratterizzati in modi opposti: vecchio e autoctono il primo, giovane e alloctono il secondo.

Made in Mauritius affronta non solo il tema esplicito della globalizzazione e quindi della scomparsa della dimensione locale, ma anche quella della presenza cinese in Africa attraverso i prodotti ‘Made in China’ e soprattutto attraverso le persone che a poco a poco tentano di colonizzare questo continente. È una piccola riflessione, condita con un sottile umorismo e un vivace senso critico, sul delicato rapporto uomo, ambiente e tecnologia.
Paradossale e ironico che proprio il cappellino simbolo del marketing, del commercio mondiale e della globalizzazione riporti la scritta ‘National’ sopra la visiera.

Fra i diversi riconoscimenti ottenuti da Made in Mauritius ci piace ricordarne uno in particolare, quello ricevuto al Festival del cinema Africano, d’Asia e d’America Latina di Milano 2011 (Premio Arnone — Bellavite Pellegrini Foundation)

David Constantin

Nato il 26 luglio 1974, vive e lavora alle Mauritius. Dopo essersi laureato in Informazione e Comunicazione, frequenta l’ESAV (Scuola Superiore dell’Audiovisivo) di Tolosa. Nel 1998 realizza il suo primo cortometraggio e dal 2001 si cimenta nel film documentario. Dopo cinque anni passati in Francia a studiare Cinematografia, torna a casa nel 2003. Da allora prosegue sul doppio binario dei cortometraggi di fiction e dei documentari, tra cui Venus d’ailleurs, una serie di quatto documentari sulle origini della popolazione delle Mauritius. È anche fondatore della Cameleon Production, la casa di produzione che ha firmato anche questo cortometraggio. Dal 2008 è membro dell’associazione Porteurs d’Images (portatori d’immagini), co-organizzatrice di Ile Courts, il festival di cortometraggi delle isole Mauriziane. Oltre all’attività di regista, David Constantin ha anche creato un laboratorio di ricerca sull’audiovisivo all’interno del Centro Culturale Charles Baudelaire, dove tiene corsi d’introduzione all’analisi dell’immagine per insegnanti. Ha anche tenuto dei seminari sugli aspetti del film e della cinematografia all’Università Popolare dell’Isola di Mauritius.

Scheda tecnica

  • Isole Mauritius, 2009, 7 min.
  • Regia e Sceneggiatura: David Constantin
  • Cast: Raj Bumma, Put Liang Xi Gul
  • Versione originale: creolo con sottotitoli in italiano
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