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Le avventure di Zarafa, giraffa Giramondo

by Jean

Le avventure di Zarafa, giraffa Giramondo

Le avventure di Zarafa, giraffa Giramondo è un piccolo gioiellino, delizioso e godibile, questo cartone animato dal sapore un po’ retrò, piacevolmente lontano sia dall’animazione digitale, dagli effetti speciali e dal 3D, sia dalle consuete tematiche trattate dai cartoon per bambini. E infatti è una pellicola che, malgrado l’apparenza leggera, si rivolge ai bambini e agli adulti con intelligenza e buon gusto, riuscendo alla fine a soddisfarli entrambi.

È un racconto nel racconto, poiché è narrato oralmente ai bambini del proprio villaggio da un vecchio saggio. Ma le immagini che lo rappresentano valgono molto di più per la bellezza e l’umanità che emanano.

Il film è diretto da Rémi Bezançon e da Jean-Christophe Lie (che aveva già lavorato a film Disney campioni d’incasso come Il Gobbo di Notre Dame, Hercules e Tarzan oltre che ad Appuntamento a Belleville) e si è aggiudicato la nomination al César nella categoria dei film d’animazione.
Bezançon viene dal cinema dal vivo (Travolti dalla cicogna), Lie da una scatenata animazione vintage (il corto L’homme à la Gordini). Sono due giovani registi francesi già candidati in passato al César e decisi ad unire le loro forze e competenze per realizzare insieme un cartone vecchio stile che inizia come Bambi, con la tragica morte improvvisa di un animale genitore, e finisce come un’avventura alla Corto Maltese.

Realizzato a partire da 150.000 disegni eseguiti a mano da una troupe di 250 persone in 8 diversi studi di animazione del mondo, Le avventure di Zarafa, giraffa Giramondo sono in realtà un ottimo spunto per rileggere in chiave poetica, elegante ed emozionante la vera storia della prima giraffa giunta in Europa,  e precisamene a Parigi, dono del Pascià d’Egitto Mehemet Alì al Re di Francia Carlo X nel 1827, nella speranza —  purtroppo vana —  che quest’ultimo aiutasse il suo paese assediato dai turchi.
Una giraffa diventata leggenda, una giraffa diversa dalle altre che attraversò l’Africa e la Francia a piedi, in nave e in mongolfiera a tappe serrate in mezzo a folle entusiaste di fronte allo stravagante ed elegante incedere dell’esotico animale. Quando Zarafa giunse ai Jardin des Plantes di Parigi, la folla si precipitò ad ammirarla e per mesi interi si organizzarono serate à la girafe mentre per le strade si vedevano signore vestite e pettinate a tema e bambini che compravano dolci a forma di giraffa. E ancora la giraffa spopolò su carte da parati, piatti, bomboniere, porcellane, orologi, tessuti maculati e persino nella musica popolare. Un fenomeno vero e proprio, una passione mai tramontata tra grandi e piccini: quella per un animale da sempre amatissimo e allo stesso tempo misterioso.

Ben dosando elementi realistici e altri più fantastici, l’avventura si fa epica, misteriosa e ‘magica’, emozionante e appassionante. La regia e la sceneggiatura regalano momenti di informazione storica e formazione educativa, i momenti di divulgazione e riflessione -come il tema della schiavitù del bimbo africano Maki, che dovrà essere venduto in Europa, o le alleanze Egitto-Francia contro i Turchi — ma anche quelli di puro divertimento e spettacolo narrativo.

“Volevo dimostrare che la libertà è la cosa più importante nella vita — spiega Rémi Bezançon — Molte persone stanno ancora lottando per ottenere la loro”.

Il racconto parte dall’Egitto — anzi, dal Sudan — e arriva in Francia, ma sembra quasi  il giro del mondo poiché le storie e i personaggi sono tanti, buoni e cattivi, ma tutti con qualcosa da insegnare. Non è solo la storia di una giraffa giramondo, ma è piuttosto la ‘Storia’ quella vera, quella con la lettera maiuscola, da cui tutti noi, grandi e piccini, abbiamo ancora tanto da imparare.
Non è mai facile raccontare la storia ai più giovani senza cadere nella retorica e, soprattutto, senza annoiare. Lo è ancor meno quando si tratta di un avvenimento ignoto ai più e con al centro un’altra nazione. Questo film di animazione di Rémi Bezançon riesce a parlare al cuore e alla mente di bambini di ogni latitudine. Ottiene il risultato grazie alla struttura della storia che affianca in uno stesso percorso di avventura il piccolo Maki e la sua amica Zarafa. Intorno a loro si muovono personaggi comici come il venditore nel deserto Mahmoud, intraprendenti come il pilota di Mongolfiere Malaterre, avventurosi e determinati come il beduino Hassan, il Principe del Deserto.
A poco a poco, si aggiungeranno alla compagnia altri personaggi come le due mucche Sun e Moon e la piratessa Boubolina. Ognuno di loro contribuisce a far progredire una storia che viene contestualizzata all’interno di una tradizione orale che ormai sembra essere stata delegata ai media (quando non è addirittura cancellata dai videogiochi): quella dell’anziano griot che, avvalendosi di piccoli pupazzi, racconta a dei bambini una vicenda avventurosa mescolando realtà e fantasia.

La grande ‘Madre terra’ e il grande ‘Baobab’: un vecchio che racconta ai piccoli del villaggio la storia del  bambino Maki e della giraffa Zarafà e del loro fantastico e magico viaggio. Una storia che insegna partendo da lontano, dall’Africa dove uomini di malaffare catturavano e vendevano schiavi bambini, una storia che insegna  come nel deserto o altrove non ci si deve  mai accontentare solo  di ciò che si vede e di come nel deserto o in ogni altro luogo quando ti perdi devi guardare il cielo, una storia che insegna a mantenere le promesse.
Il tutto raccontato ad un gruppo di bambini da un anziano del villaggio accovacciato ai piedi di un grande albero in Africa, tradizione antica di un nonno che seduce i nipotini con storie e avventure fantastiche. E non si può definite altrimenti che fantastica la sbalorditiva avventura vissuta dal cucciolo di giraffa Zarafa e dal suo piccolo amico Maki, un bambino sfuggito ad uno schiavista e scappato nel deserto in groppa alla mamma di Zarafa che però viene uccisa proprio dallo schiavista. Maki promette all’animale morente di prendersi cura di Zarafa e così farà inseguendola per mezzo mondo quando il beduino Hassan la catturerà per portarla a Parigi a bordo di una mongolfiera. Per Maki e Zarafa sarà un susseguirsi di incontri, scontri, tradimenti e conquiste, in un interminabile viaggio che li porterà fino alla capitale francese e ritorno, almeno per Maki e alcuni dei suoi amici, fra cui la bambina che poi diventerà sua moglie e il vecchio Malaterre, pilota della mongolfiera, mentre Hassan dopo aver perduto e ritrovato Maki ed il suo affetto numerose volte si incamminerà alla volta della Grecia dove la bellissima piratessa Boubolina lo attende.

Ci sono tutti gli elementi della favola, in questo piccolo grande film: gli eroi positivi —  sfortunati ma appassionati e leali — i cattivi goffi ed imbranati come lo schiavista che finirà nella gabbia dell’orso polare abbandonato perfino dal suo cane, gli adulti carismatici come Hassan che ha un ruolo complesso nella sua ambivalenza fra giustizia e responsabilità e tutta una serie di figure di contorno inserite magistralmente a far da coro ora comico ora commovente ai protagonisti.

La grafica è piena di grazia e leggerezza, i fondali scuri di Parigi sono magnifici e la brillantezza dell’azione e dei dialoghi fa di Le avventure di Zarafa, giraffa Giramondo un gioiello di tecnica, originalità e capacità di coinvolgere, emozionare e divertire gli spettatori ogni età, parlando un linguaggio semplice che —  per chi vuol vedere ed ascoltare —  nasconde un metalinguaggio che trasmette in immediato ‘insegnamenti’ come il rispetto per la natura, l’attenzione alla vita in tutte le sue forme, il senso della dignità, la capacità di costruire una società a misura di tutti. E al tempo stesso ricorda fenomeni gravi come lo schiavismo, la schiavitù degli animali, la morte, il distacco dagli affetti più cari, lo sradicamento dal mondo di origine (che per la giraffa Zarafa come per molti esseri umani ai nostri giorni è l’Africa) e il reinserimento in un mondo del tutto diverso, la necessità di mantenere una promessa se si vuole avere e ricevere fiducia e soprattutto che la memoria di un uomo, di un popolo e di una nazione è un patrimonio a cui non si deve mai rinunciare.

Curiosità

  • Rémi Bezançon ha iniziato a scrivere la sceneggiatura de Le avventure di Zarafa, giraffa Giramondo nel 2001, insieme al suo collega sceneggiatore Alexander Abela. All’epoca, non avendo girato ancora neppure il suo primo film, Bezançon decise di accantonare il progetto, con l’intento, magari, di recuperarlo in seguito. Ci vollero altri sette anni, fino al 2008, perché lo ritirasse ‘fuori dal cassetto’ e lo proponesse a una casa di produzione cinematografica. Fu la produttrice Valérie Schermann che gli suggerì l’idea di lavorare fianco a fianco con un regista venuto dal mondo dell’animazione, Jean-Cristophe Lie. L’incontro fu assai felice, e ancora più felice il risultato che ne derivò: Zarafa, questo delizioso cartone animato che ha avuto un successo più che meritato in tutto il mondo.
  • I numeri di Zarafa potrebbero far girare la testa a chiunque, persino a una giraffa! Il film conta 1195 piani di lavoro, che hanno richiesto l’impegno di 250 persone in tutto il mondo, divise in 8 diversi studi di animazione.
  • L’animazione bidimensionale (2D) richiede moltissimo tempo per la realizzazione: per Zarafa, un disegnatore produceva in media 1,5 secondi di animazione ‘rough’ (cioè animazione allo stadio iniziale, non ancora elaborata e raffinata) al giorno.
  • La realizzazione di Zarafa ha richiesto più di 150.000 disegni, senza tener conto dei bozzetti e di quelli realizzati nelle varie fasi dell’animazione!
  • Zarafa è il primo film di animazione girato da Rémi Bezançon. Per realizzare un film del tutto diverso dai lungometraggi di cui di solito è regista (Il primo giorno del resto della tua vita, tanto per fare un esempio), Bezançon ha dovuto ben presto confrontarsi e adattarsi alle costrizioni che questa tecnica impone. “All’inizio credevo che realizzando un film di animazione avrei potuto fare tutto ciò che è impossibile con le riprese reali. Io che amo che tutto proceda rapidamente e senza intoppi, ho imparato a mie spese che l’animazione è la scuola della pazienza e dell’umiltà” ha confessato.
  • Nata nel 1825, la giraffa offerta dal Viceré d’Egitto Mehemet Alì al re di Francia Carlo X suscitò un grande scalpore non appena arrivò in Francia nel 1827 dopo un lungo viaggio durato diversi mesi — con una sosta a Marsiglia durante l’inverno, dove arrivò il 31 ottobre 1826, per consentire alla ‘piccola’ giraffa (all’epoca era già alta 3 metri e mezzo!) di adattarsi al nuovo clima — dal Sudan all’Europa. Il percorso da Marsiglia a Parigi venne effettuato via terra, a piedi, e richiese altri 42 giorni. Lungo il cammino — che attraversò fra l’altro Aix-en-Provence, Avignon, Orange, Lyon, la giraffa attirò l’entusiasmo e la curiosità degli abitanti che non vollero perdere l’occasione di ammirare uno spettacolo tanto raro. Quando arrivò a Lyone, il 6 giugno 1827, 30.000 persone si diedero appuntamento per vederla passare. La giraffa divenne la nuova beniamina nazionale. Honoré de Balzac scrisse un racconto su di lei, e il piccolo Gustave Flaubert (allora appena un ragazzino) viaggiò da Rouen a Parigi (una distanza considerevole, per quei tempi) solo per il piacere di vederla. Quando finalmente Zarafa arrivò a Parigi, una folla in delirio di più di 100.000 persone — più o meno un ottavo dei parigini, in quegli anni — venne ad accoglierla alle porte della città. E quando poi fu alloggiata nella sua nuova casa, solo nei primi sei mesi più di 600.000 spettatori curiosi (cioè quasi tutta la città) vennero a farle visita al Jardin des Plantes, dove Zarafa rimase fino alla fine dei suoi giorni, avvenuta nel 1845. Imbalsamata, è oggi conservata al Museo di Storia Naturale di La Rochelle.

Scheda tecnica

  • Titolo originale Zarafa
  • Paese di produzione Francia, Belgio
  • Anno 2012
  • Regia Rémi Bezançon e Jean-Christophe Lie
Jean
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Le avventure di Zarafa, giraffa Giramondo
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