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Lazy Susan

by Jean

Lazy Susan

Susan fa il doppio turno in un ristorante di Città del Capo che accoglie clienti di ogni tipo, dai wasp agli hipster, dai razzisti ai donnaioli e, soprattutto, i golosi. La giovane cameriera serve tutti meglio che può, e anche con gli avventori più molesti riesce a mantenere alti spirito e qualità del servizio. Fino al giorno in cui…

Tutto girato dal punto di vista di un vassoio girevole, in inglese denominato lazy susan, il cortometraggio mescola commedia dark e critica sociale con ironico humor. Nello spigliato e colorato lavoro di Steve Abbot, il nome e l’oggetto cui si riferisce diventano l’espediente filmico per ‘mettere in tavola’ un ritratto veloce, curioso e variopinto, a tratti affettuoso, a tratti severo, della società sudafricana.

Giocando sul doppio senso, il regista chiama Susan anche la cameriera, una protagonista fino alla fine senza identità, perché ripresa senza inquadrarne il viso. Un po’ a raffigurare la scarsa attenzione umana riservata dai clienti alle persone che si occupano di loro, in un tappeto superficiale improntato, a seconda delle persone, all’affettuosa simpatia, alla distaccata cortesia o a una poco educata sufficienza.

Davanti a lei sfilano le tante facce della multicolore società del Sudafrica, la nazione arcobaleno. I clienti del ristorante hanno tutti un’identità ognuna differente dall’altra, nell’illusione di conoscerli, di approfondire… Ma in realtà non sono altro che una serie di volti che si sovrappongono e non lasciano traccia. Il regista suggerisce che siano quello che mangiano, che sia il cibo, per loro, il trait d’union con gli altri, con il mondo, e che da questo li si possa distinguere. È sempre il cibo il loro mezzo di comunicazione con Susan. Lei non è un volto, ma una persona, che affronta la giornata lavorativa con energia e forse con un sorriso, anche se la camera non lo riprende. Gentile, ma ferma nel pretendere la giusta mancia per un giusto servizio, e dignitosa davanti al gesto sprezzante di una mancia offensiva. Proprio quella cifra miserevole sarà l’unica che le resterà in tasca dopo una rapina, alla fine della giornata. In tasca, ma non dentro di sé, perché quei miseri cinque rand non la rappresentano. Lei è altro, esattamente quello che decide di essere.

Il cortometraggio ha ricevuto il Premio Fondazione Arnone Bellavite Pellegrini nell’ambito del Festival del Cinema Africano, d’Asia e d’America Latina, organizzato a Milano dall’Associazione Centro Orientamento Educativo.

Stephen Abbot

Laureatosi in drammaturgia presso la Wits University nel 2004. Nel 2009 è selezionato per il programma di Focus Features Africa First. Dirige la dark comedy Dirty Laundry, miglior cortometraggio al Durban International Film Festival 2012 e premiato anche al Safta, gli Oscar sudafricani. Nel 2013 realizza alcune puntate di Takalani Sesame, famosa serie per bambini, è attualmente sta lavorando al suo primo lungometraggio, Tree of Crows.

Scheda tecnica

  • Sudafrica, 2015, 10 min
  • Regia Stephen Abbot
  • Versione originale: inglese, xhosa con sottotitoli in italiano
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Lazy Susan
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