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La parte degli angeli

by Jean

La parte degli angeli

La porzione degli angeli corrisponde alla percentuale di evaporazione nel processo di maturazione del whisky. Ma l’elemento volatile del pregiato distillato non si disperde realmente: tutti reclamano la propria parte, e persino le creature celesti esigono la loro. Per quella parte che va in cielo ce n’è una che torna in terra, e si chiama speranza. Il maestro Ken Loach prende spunto da questa leggenda proprio per raccontare una storia di emarginazione e di speranza ambientata in Scozia…

L’incipit de La parte degli angeli si svolge davanti a un giudice: al suo cospetto si alternano le storie di delinquenza di alcuni ragazzi di Glasgow; tutti vivono ai margini della società,chi per un motivo, chi per l’altro: l’introduzione dei personaggi è divertente e originale, e si rivela un modo perfetto per anticiparne le personalità.
A Robbie, un teppista dedito alla violenza quotidiana, viene concesso di scontare la pena effettuando lavori socialmente utili, grazie all’attenuante di una compagna incinta; seguono la stessa sorte Albert, Mo e Rhino, che con lui andranno a comporre l’allegro e strampalato quartetto al centro dell’opera. Robbie sembra geneticamente destinato alla violenza da un’infanzia trascorsa in riformatorio e da una famiglia di delinquenti che gli ha lasciato in eredità l’eterno conflitto con il ‘nemico’, quello che sta dalla parte della legge.
Grandi occhi azzurri, viso innocente, e una cicatrice che gli segna il viso e che non si può non notare, Robbie la violenza ce l’ha segnata per sempre sul corpo, nell’albero genealogico (il padre si picchiava con quello della compagna), ma se la porterà dietro anche nell’anima, visto i crimini commessi in passato. Però una seconda possibilità non si nega a nessuno, neanche se si cresce a Glasgow completamente allo sbando.
E nonostante le difficoltà è proprio questo che Robbie tenterà di ottenere a tutti i costi: una seconda possibilità.
Ma può un giovane dall’infanzia difficile, abituato a ottenere ciò che vuole solo con la forza e la prepotenza, avere la possibilità di cambiare vita, diventare un marito e un padre affidabile?
Con la disoccupazione giovanile alle stelle e un futuro incerto all’orizzonte si direbbe proprio di no, e l’unica cosa sicura è che non c’è molto da stare allegri. Eppure Ken Loach riesce a regalarci sull’argomento una divertente commedia ricca di speranza, una favola magica e realistica al tempo stesso sull’importanza di una seconda possibilità nella vita. Certo, anche questa volta non rinnega il suo cinema scomodo pur inserendolo all’interno di una storia per molti aspetti ‘leggera’. Non rinnega il suo cinema scomodo perché dopo averci presentato e fatto capire chi sarà il protagonista della storia, quello che dovrebbe attirare le simpatie e l’affetto del pubblico, Ken decide di mostrarci lo stesso personaggio in una nuova versione, non più quella del ragazzo sfortunato che la vita ha preso a calci e che ha solo bisogno di una possibilità per riemergere, ma quella del teppista idiota da chiudere in galera e buttare via la chiave (davvero difficile solidarizzare con il giovane Robbie  dopo il confronto che ha con la vittima di un suo pestaggio). Salvo poi accompagnare il protagonista e lo spettatore lungo il percorso di redenzione del personaggio incastonando la sua vicenda all’interno di una storia ‘leggera’, divertente, ma con la giusta tensione, sempre in bilico tra commedia e dramma.

Robbie, dicevamo, è un giovane sbandato che viene condannato per un barbaro pestaggio. Stavolta, però, nonostante la lunga fedina e la brutalità dell’atto, la condanna a 300 ore di servizi sociali è relativamente clemente per via del fatto che gli viene riconosciuto un generale sforzo nel cambiare la propria condotta, unito alla circostanza che a giorni diventerà padre.
Già dopo le prime ore di lavori sociali, Robbie instaura un buon rapporto con Harry, l’assistente sociale a cui è stato affidato, che lo accompagna all’ospedale dove sta per partorire la sua ragazza, Leonie, e lo soccorre dopo il pestaggio dei parenti di questa che cercano di dissuaderlo dal frequentarla. Ma Leonie ama Robbie e, seppure conscia delle difficoltà presenti, crede nella possibilità di crescere insieme il loro figlio. Decidere di averlo nonostante tutto significa sperare apparentemente contro ogni speranza. È quello che hanno fatto Robbie e la sua compagna Leonie, contro il padre e i familiari di lei.
Harry ha creato un bel gruppo e, al di fuori dell’orario di servizio, organizza una gita istruttiva in una distilleria che risulterà decisiva per le sorti di Robbie e degli altri tre ragazzi costretti ai servizi sociali. Alla nascita del piccolo Luke, il facoltoso padre di Leonie offre invano del denaro a Robbie perché si allontani dalla figlia. Questa, intanto, con l’aiuto di amici e parenti, sta cercando un’abitazione dignitosa mentre Robbie sembra fatalmente legato a vecchie faide mai spente.
Un educativo viaggio con Harry a Edinburgo evidenzia il talento di assaggiatore di Robbie, il quale però, oltre alle degustazioni, ha fatto attenzione soprattutto alla notizia che presto verrà messa all’asta una botte di whisky di ingentissimo valore. Studiato un piano criminoso, Robbie si attiva con tre amici del suo gruppo per sottrarre parte del preziosissimo liquido.
Dopo una serie di peripezie, con grande arguzia Robbie riesce a sottrarre due bottiglie di introvabile whisky ricavando da una sola di queste la considerevole cifra di 100.000 sterline che divide con i suoi compagni. Nella stessa operazione si è fatto abilmente assumere da una distilleria e così parte con Leonie e Luke per rifarsi una vita lontano dalle beghe di Glasgow, non prima di aver omaggiato Harry dell’altra bottiglia di sublime whisky sottratto nell’asta milionaria.

Così come per le fiabe, è importante che anche i film ci mostrino che i draghi si possono sconfiggere, ed è esattamente quello che fa Ken Loach, raccontandoci una storia semplice e molto attuale, alternando momenti drammatici a spunti spassosi e assai godibili.
Ne emerge un affresco agrodolce e verosimile, che mostra la realtà di tanti giovani, offrendo una chiave di lettura positiva dell’insieme: i germi inespugnabili del disagio e della violenza vengono narrati con franchezza, ma rimane la speranza di mutare il corso della storia.
Ogni cosa può mutare, sempre.
Non resta quindi che lasciarsi travolgere da questi giovani protagonisti che hanno un unico e naturale desiderio, un desiderio comune a ogni essere umano, soprattutto fuori dal contesto di un film, per quanto questo rispecchi la realtà: essere compresi e apprezzati, avere una vita normale. Perché la speranza è l’ultima a morire, specie per gli ultimi della lista. E il vecchio Ken è uno dei pochi ancora capaci di accendere l’immaginazione degli spettatori senza umiliarne l’intelligenza e di regalare a tutti noi un film che fa sorridere, in alcuni momenti ridere ed in altri commuovere, ma sempre con un occhio alla nostra società e alle sue contraddizioni.
Parlare di cose serie facendo ridere e riflettere è un’arte difficilissima e forse mai come in questo film Ken Loach ci è riuscito alla perfezione.

Curiosità

  • Quando il numero dei giovani disoccupati e cassaintegrati nel Regno Unito ha raggiunto il fatidico record di un milione di persone per la prima volta nel 2011, ne La parte degli angeli Ken Loach e il suo sceneggiatore di fiducia Paul Laverty hanno deciso di parlare di quella generazione sacrificata dagli avvenimenti, così come avevano già fatto in precedenza nel loro film Sweet Sixteen del 2002.
  • La parte degli angeli segna la diciassettesima presenza di Loach al Festival di Cannes. Dalla sua prima volta con Kes, nel 1970, il regista inglese è stato premiato ben quattro volte: con il Prix du Cinéma Contemporain per Uno sguardo, un sorriso nel 1981, due volte con il Premio della Giuria per Piovono pietre (1993) e L’agenda nascosta (1990), e infine con la Palma d’Oro nel 2006 per Il vento che accarezza l’erba.
  • Per girare questo film, Loach è ritornato in luoghi a lui molto noti, come la Scozia e Glasgow, che molto spesso ricorrono nelle sue opere. Un’attrazione, questa, spiegata in gran parte dalla sua profonda amicizia con lo sceneggiatore Paul Laverty, originario della costa ovest del Paese.
  • Il film conta fra i suoi interpreti un vero conoscitore ed esperto di whisky, Charles McLean, che interpreta Rory McAllister. Mentre scriveva il copione, Paul Laverty ha avuto modo di incontrarlo diverse volte, e la sua visione del personaggio ne è stata profondamente modificata. Seguendo il suo consiglio, Loach decise perciò di affidargli la parte, preferendo avere un vero appassionato della “materia” che non aveva mai recitato invece di un bravo attore che di whisky non sapeva nulla.
  • E a questo proposito… Non essendo assolutamente preparato in fatto di whisky, Paul Laverty ha dovuto studiare e prepararsi seriamente prima di scrivere la sceneggiatura. Per far ciò, si è scelto un ‘tutore’ che lo seguisse nei suoi studi: suo cognato, con il quale è partito per un tour sulla ‘rotta del whisky’ attraverso la Scozia, partendo da Bladnoch (a sud-ovest di Glasgow) per arrivare a Old Pulteney (nel nord-est del Paese).
  • Non solo… Sempre durante la stesura della sceneggiatura, Laverty ha incontrato diversi educatori e assistenti incaricati di occuparsi di ragazzi in difficoltà. Questi incontri gli hanno confermato che anche nei casi più disperati, c’è un potenziale speciale nei giovani. Ha poi incontrato John Carnochan, ufficiale a capo del reparto di lotta alla violenza in un quartiere di Glasgow… E infine, ha conosciuto un certo Paul Brannigan, un giovanotto un po’ sbandato che partecipava ad alcune iniziative di quartiere e che ha poi ottenuto il ruolo di Robbie, il protagonista del film.
  • Per mantenere il segreto sulle varie parti della storia, e creare nel cast un senso di attesa e curiosità, gli attori ricevevano solo poche pagine alla volta della sceneggiatura. A mano a mano che proseguiva la lavorazione del film, e dopo sei settimane dall’inizio delle riprese, hanno scoperto come proseguiva la storia, senza però sapere ancora come sarebbe finita. È questa una delle ragioni per cui le riprese si sono svolte seguendo un concetto cronologico (e non, come a volte accade, girando tutte le scene in un particolare interno o di notte etc.)
  • Per questa stessa ragione, Siobjan Reilly (che nel film interpreta Leonie, la fidanzata di Robbie) ha scoperto alcune particolarità del suo personaggio a mano a mano che continuavano le riprese. Così è stata un po’ una sorpresa scoprire che il suo personaggio era incinta e che nel film ci sarebbe stato un bebè! È stata lei, a quel punto, a proporre alle costumiste di prendere in prestito i vestiti di sua sorella che aveva appena avuto un bambino. E alla fine del film, è proprio suo nipote che ‘interpreta’ la parte di Luke…

Scheda tecnica

  • Titolo originale The Angels’ Share
  • Paese di produzione Gran Bretagna, Belgio, Italia
  • Anno 2012
  • Regia Ken Loach
  • Cast Paul Brannigan, John Henshaw, Gary Maitland, William Ruane, Jasmin Riggins, Siobhan Reilly, Paul Donnelly, Finlay Harris, Jim Sweeney, Nick Farr, Roger Allam, Daniel Portman, David Goodall
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