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Kedi — La città dei gatti

by Jean

Kedi — La città dei gatti

Sono centinaia di migliaia i gatti che vivono nelle strade di Istanbul. Da tempo immemorabile gironzolano liberi, entrando e uscendo dalle vite degli abitanti fino a diventare una componente essenziale e amata delle tante comunità che rendono unica la metropoli turca, proprio come i suoi monumenti, il Bosforo, il the e i ristoranti di pesce e raki. Vivono tra due mondi, quello selvaggio e quello domestico, e portano gioia e tenerezza alle persone che scelgono di adottarli.
In questo sorprendente e originale documentario, la regista turca Ceyda Torun racconta, attraverso lo sguardo dei felini, il caos, il colore, la cultura e la saggezza di una città dalle diverse anime, che questi straordinari animali rappresentano con grazia, bellezza e carattere.

I particolari

“Sono cresciuta a Istanbul fino all’età di undici anni” ha spiegato Ceyda Torun. “Credo che la mia infanzia sarebbe stata infinitamente più solitaria se non fosse stato per i gatti, e di certo non sarei diventata la persona che sono oggi. Sono stati i miei amici e confidenti e, dopo il trasferimento, ogni volta che mi capitava di tornare a Istanbul trovavo la città sempre meno riconoscibile ad eccezione di una cosa: i gatti, unico elemento costante e immutato che incarnava l’anima stessa della metropoli. Questo film è, per molti versi, una lettera d’amore a quei gatti e alla città”.
Divinizzati dagli antichi egizi, sono amati dai musulmani da quando Maometto fu salvato da una gatta soriana, che lo protesse da un serpente. Il profeta, come ringraziamento, donò ai felini la facoltà di osservare contemporaneamente il mondo terreno e la dimensione ultraterrena. E come dimenticare la leggenda secondo la quale, per non svegliare la sua gatta addormentata sul mantello che doveva indossare, Maometto preferì tagliarne un lembo…
Così, Ceyda Torun ci rende partecipi della loro magia facendoci ammirare la città da un’altra prospettiva, mostrandocene gli angoli più nascosti, gli scorci dimenticati, i nascondigli segreti, svelando il fascino decadente di un luogo in continuo cambiamento, in cui il nuovo si aggiunge al vecchio senza mai sostituirlo. Da sotto i tavoli dei caffè e dei mercati o dall’alto dei cornicioni dei palazzi, attraverso gli occhi dei gatti, osserviamo il suo magma indistinto, la sua chiassosa umanità.
Facile spiegare una presenza felina così importante e variegata: Istambul era un porto d’importanza strategica fin dai tempi più antichi. Le navi arrivavano da ogni angolo del mondo conosciuto, e quasi sempre imbarcavano gatti perché cacciassero i topi. Così nei secoli sono arrivati felini di ogni razza, dai pelosissimi norvegesi ai soriani, dai certosini ai ginger-cat e così via… fino al famoso gatto nuotatore di Van, dagli occhi di due colori diversi. I gatti di questa città sono saliti alla ribalta quando il presidente Obama, nel viaggio in Turchia del 2009, fece visita a Santa Sofia e vide un bel micione tigrato – il famoso Gli – camminare indisturbato tra navate e gallerie millenarie sotto gli occhi del premier turco Erdogan. Non seppe resistere alla tentazione di accarezzarlo, un’immagine che fece il giro del mondo. Da quel momento ci si è accorti che sono dappertutto, anche nel Gran Bazar, fotografati dai turisti come curioso simbolo di una città speciale. Perfino gli organizzatori dei campionati mondiali di basket del 2010 hanno scelto come mascotte un simpatico gattone chiamato Bascat.
Nella vastità della metropoli, ogni gatto, kedi in turco, ha il suo quartiere, le sue abitudini, i suoi riti. Oltre alle sembianze, si distinguono anche per il carattere, ognuno è un “personaggio” diverso, come evidenzia il film, che ne racconta alcuni.
Sari è una soriana rossa e bianca, madre esemplare che vive vicino alla Torre di Galata e passa le giornate davanti a un negozio, finché non ottiene cibo da portare a i suoi cuccioli. Bengu, invece, è una dolce creatura dalla pelliccia grigia che ha conquistato gli operai della zona industriale e vive dispensando fusa ovunque vada. Aslan, dal pelo lungo e la criniera folta, soprannominato “Little Lion”, è il custode del porto, addetto a tenere lontani i topi da un ristorante, che lo ripaga con ottimo pesce fresco. Poi c’è Psikopat, dal pelo corto bianco e nero, la matta di Samatya, uno dei quartieri più antichi della città. Si fa rispettare dalle persone, dai cani randagi e soprattutto dal marito, di cui è incredibilmente gelosa. Psikopat se la gioca con Gamsiz, il bullo simpatico di Cihangir, la zona degli artisti. Tutto il contrario di Deniz, docile e coccolone, che ha preso il nome dal calciatore recentemente aggredito da una squadraccia di ultras di Erdogan. Lui è la mascotte del mercato biologico, dove vive raccogliendo coccole e sonnecchiando tra scatole di tè. Infine, Duman, un damerino educato che abita in uno dei quartieri più eleganti di Istanbul e ha, come tutti, il suo ristorante preferito. Ma a differenza degli altri, Duman è un gatto a modo, non entra anche se la porta è aperta, si limita a chiedere cibo bussando delicatamente alla finestra.
Dunque, raffinate signore, provocanti donzelle, vecchi bisbetici, carismatici capi e gentili giovanotti, i gatti assomigliano alle persone molto più di quanto pensiamo. Ceyda Torun li osserva riflettendo sui nostri vizi e virtù, dialogando con loro in un intenso gioco di sguardi. La macchina da presa sembra accarezzarli, immortalando la loro eleganza nella luce di albe e tramonti, celebrandone il mistero sullo sfondo della sua amata Istanbul. Due mesi di riprese con macchine fotografiche per gatti (eh, si esistono…) e droni, per avere sia scene in soggettiva che viste panoramiche sui tetti, scorci di suggestivi vicoli in salita e percorsi in mare su un traghetto, con qualche spazio anche per gli umani, che raccontano storie personali legate ai felini, con una semplice morale: se sei capace di apprezzare la compagnia di un gatto, di un fiore o di un uccellino, allora il mondo è tuo.
Dice la regista: “Spero che questo film faccia sentire lo spettatore come se gli si fosse posato un gatto sulle ginocchia inaspettatamente, facendo le fusa, costringendolo – perché impossibilitato a muoversi senza lasciar andare quella morbidezza – a pensare alle cose a cui non ha il tempo di pensare normalmente”.
Un film godibile, poetico, interessante e divertente, da suggerire anche a chi non è un “gattaro doc”.

Scheda tecnica

Regia: Cedya Torun
Cast: Bülent Üstün
Produzione: Turchia/USA, 2018
Titolo originale: Kedi
Durata: 80’

Jean
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Kedi — La città dei gatti
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