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It's my road

by Jean

It’s my road

Dadakoto è ormai anziano e continua, da tutta la vita, a vendere acqua, trasportando pesanti taniche sulla testa. Quando qualcuno gli chiede: perché dici spesso “È la mia strada”? Lui risponde che in realtà è un gioco. Il vecchio che sembra essere rimasto un bambino dentro, ama infatti giocare durante il lavoro. Ma, soprattutto, è proprio il lavoro a tenerlo in vita…

I particolari

Il breve documentario del giovane e promettente malgascio Nantenaina Fifaliana ci porta per 11 minuti in una giornata tipo di Dadakoto, che per tutta la vita ha fatto il portatore d’acqua. Il regista segue, mantenendo una rispettosa distanza, il protagonista per le strade della città, in cui si aggira lento, instabile, con quella tanica d’acqua gialla e consunta sulle spalle, come se fosse veramente tutto il peso della sua vita, che non si stanca di portare perché in fondo rappresenta quello che è e ha. Quello che ripete come un ritornello è che questa è la sua strada, questo è quello che ha dietro e davanti a sé, questo eterno, ripetuto percorso dalla fonte ai destinatari, che talvolta gli dà da vivere e talvolta no.
Comunque con il poco o tanto che ha guadagnato ha mantenuto sé e i suoi figli, ai quali è anche riuscito a garantire un’istruzione di base.
Siamo di fronte a un uomo umile e dignitoso e alla sua etica, che è l’etica del lavoro. La sua voce si fa voce off in un fuori sincrono che distanzia ed avvicina allo stesso tempo.
Nella sua semplicità, Dadakoto si guarda ogni giorno allo specchio e vede sempre quello stesso uomo che lavora per vivere e vive per lavorare. Un ‘immagine limpida e trasparente, che è la stessa che restituisce agli spettatori. Lo stile del giovane e promettente regista è sobrio e misurato, le inquadrature pudiche riprendono sempre l’uomo in mezzo alla sua gente, alle persone che incontra, sfiora semplicemente o che gli danno una mano: pochi tratti che raccontano molto della sua vita e della vita in genere, dandole un senso.

Premio CUMSE al FCAAAL 2016 (Milano), ovvero miglior cortometraggio che promuove il dialogo tra diverse culture; Premio Primo Documentario al Rencontres du Film Documentaire de l’Océan Indien 2015 (Madagascar); Premio del Pubblico al Festival Filmer Le Travail 2016 (Francia).

Regia: Fifaliana Nantenaina
Produzione: Madagascar, 2016
Durata: 11’
V.O. in lingua malgascia con sottotitoli in italiano

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