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Il corsaro dell'Isola Verde

by Jean

Il corsaro dell’Isola Verde

Siamo alla fine del 1700, un periodo in cui ad andar per mare, soprattutto nelle colonie spagnole dei Caraibi, si correva il rischio di veder spuntare all’orizzonte pericolosi vascelli affollati di fuorilegge fedeli all’emblematica bandiera nera col teschio e le tibie. Così capita, infatti, al galeone comandato dal barone Don José Gruda, inviato dal Re a sedare una rivolta nell’isola di Salina. Un brigantino di pirati, agli ordini del famigerato Capitan Vallo, lo assalta e cattura con il suo prezioso carico di armi, munizioni e duecento soldati. Vallo, col fido braccio destro, il muto Ojo, ha un’idea: vendere le armi ai ribelli, guidati dal misterioso El Libre, mentre finge di accettare l’allettante proposta di Don José: cinquantamila fiorini per la consegna del capo dei rivoluzionari. La nave approda e, nella notte, Vallo e Ojo scendono a terra per mettere in atto il piano. Ma incontrano Consuelo, la bella figlia di El Libre, che li informa che il padre è stato imprigionato. Vallo, affascinato dalla ragazza, si impegna a liberarlo, ma la promessa dà il via a una serie di peripezie, lotte, equivoci, travestimenti, fughe, prese di coscienza, ammutinamenti, liberazioni, invenzioni improbabili, uccisioni e salvezze miracolose, in una acrobatica corsa a perdifiato che, dopo temporanee sconfitte, troverà la sua gloriosa (e amorosa) vittoria.

I particolari

Burt Lancaster nell’immaginario di molti spettatori è il protagonista serio e problematico di storie altrettanto serie e problematiche. Non tutti sanno che ne Il corsaro dell’Isola Verde si è divertito a “giocare” sul set e con il pubblico fin dalla prima ripresa. Lo si può infatti veder aprire il film con un’acrobazia, mentre guarda e ammica dritto in macchina, dicendo: “Credete solo a ciò che vedrete… anzi, a metà di ciò che vedrete”. Ecco lo spirito giusto per godersi quest’opera divertente, colorata, ironicamente esagerata. Una pietra miliare del cinema di avventuroso intrattenimento, che pare non risentire dello scorrere del tempo. Situazioni, gag, trovate pirotecniche che hanno fatto scuola. Basti pensare alla serie dei Pirati dei Caraibi e ai suoi personaggi, che hanno tratto esplicita ispirazione dalla brillantezza e dall’immaginario di cui riluce questo capolavoro senza età. Una citazione tra tutte, la scena in cui Sparrow e Turner si salvano camminando sul fondale marino sotto una barca rovesciata che permette loro di respirare… Ma tutto Il corsaro dell’Isola Verde è costellato di felici invenzioni, supportate dalle acrobazie di Burt Lancaster, che prima di diventare attore era un artista circense. Quando fu scritturato per la parte di Capitan Vallo, volle accanto a sé l’amico e compagno di esibizioni al trapezio Nick Cravat, per realizzare le scene di azione insieme e senza controfigure. L’atletica “spalla” però, aveva un difetto: un pessimo accento. Si decise così di rendere muto il suo personaggio, facendolo esprimere a gesti e rendendolo così molto più comico di quanto prevedesse la sceneggiatura. Uno stratagemma già adottato nel precedente La leggenda dell’arcere di fuoco, in cui la coppia Lancaster – Cravat debuttò. Una commedia avventurosa, anzi, una parodia del filone cappa e spada, che ha molti meriti, considerato l’anno di produzione, il 1952, prima tra tutti la visione lungimirante di come l’avventura possa trasformarsi in un’epopea di antieroi, un po’ comici, un po’ cialtroni, ma in fondo pronti a seguire valorosamente un ritrovato ideale.

Alla regia un onesto professionista della macchina da presa come Robert Siodmak, tedesco di Dresda, classe 1900, che prima di esordire alla direzione si formò in anni di gavetta, pronto a ricoprire i ruoli più vari pur di seguire la sua passione per il cinema. Le origine ebree lo esposero alle persecuzioni naziste, così si trasferì dapprima in Francia, poi, dopo l’occupazione, negli Stati Uniti, dove firmò grandi successi di pubblico e critica come La donna fantasma, il cult La scala a chiocciola e soprattutto I gangsters, del 1946, ispirato a un racconto di Hemingway, che gli valse la nomination all’Oscar. Negli anni Cinquanta, dopo Il corsaro dell’Isola Verde, cadde nella rete della caccia alle streghe maccartista e, accusato di simpatie comuniste, venne messo al bando. Tornato in Europa continuò a girare buoni film fino alla morte, avvenuta nel 1973 a Locarno, in Svizzera.

Nel cast, oltre a uno spavaldo Burt Lancaster – scintillante di sorrisi e muscoli rubacuori, che si diverte a fare il verso al mitico Douglas Fairbanks – l’efficace Cravat, il noto caratterista Torin Tatcher (La tunica, Le nevi del Kilimangiaro, L’amore è una cosa meravigliosa) nel ruolo del secondo, Bellows, Christopher Lee, famoso per le sue interpretazioni del Conte Dracula e l’affascinante Eva Bartok nei panni di Consuelo.
Molto belli i costumi, coinvolgenti le scene di massa, e favolose le ambientazioni in esterno, girate interamente nella Baia di Napoli, e a Ischia.

Scheda tecnica

Titolo originale: The Crimson Pirate
Regia: Robert Siodmak
Cast: Burt Lancaster, Nick Cravat, Norman Deming, Eva Bartok, Christopher Lee, Leslie Bradley
Produzione: USA – 1952
Durata: 105′

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Il corsaro dell'Isola Verde
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