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Due sotto il burqua

by Jean

Due sotto il burqa

In una banlieue parigina pacifica e pulita vivono molte famiglie musulmane perfettamente integrate. Tra loro, tre fratelli afgani: il maggiore Mahmoud, il giovane Sinna, e Leila. La ragazza frequenta con successo Scienze Politiche ed è innamorata del compagno di studi Armand, figlio di Darius e Mitra, due iraniani laici e comunisti che hanno lasciato la patria dopo l’avvento di Khomeini e che non sanno nulla della loro relazione. Armand non gliene ha mai parlato, perché sa che, malgrado le loro idee progressiste, preferirebbero per lui una fidanzata della stessa classe sociale. Il loro rapporto va avanti comunque, con un sogno comune: trasferirsi a New York e lavorare per le Nazioni Unite. Tutto precipita quando Mahmoud torna a casa, profondamente cambiato, da un soggiorno di alcuni mesi in Yemen, dove ha aderito al radicalismo dei Fratelli Musulmani. Convinto di aver sbagliato, in passato, facendosi corrompere dai mali della società occidentale, il suo compito è “raddrizzare” i fratelli, soprattutto Leila. Scoperta la sua relazione con Armand, fa di tutto per impedirle di incontrarlo, vietandole di uscire da sola. Ma l’amore vero non può essere fermato, soprattutto grazie ad uno stratagemma geniale: Armand indossa un niqab, l’abito tradizionale che lascia scoperti solo gli occhi, e si presenta a casa di Leila come una fanciulla di nome Sheherazade, bisognosa di lezioni di francese. La presunta studentessa, però, con la sua dolce saggezza e la profonda conoscenza del Corano – acquisita per rendere la messinscena più credibile – fa breccia nel cuore di Mahmoud. E suscita, con la sua apparizione improvvisa nel quartiere, anche qualche sospetto. Tanto per complicare ulteriormente le cose…

I particolari

Di film su matrimoni e amori “misti” e contrastati ne sono passati tanti, sul grande schermo, a partire da Indovina chi viene a cena? a Il mio grosso, grasso matrimonio greco, fino a Non sposate le mie figlie, francese e corale come questo. La novità di Due sotto il burqa, (Cherchez la femme! nel più calzante titolo originale) è che si concentra sul cortocircuito tra costumi occidentali e musulmani, al di là dell’integrazione delle nuove generazioni, interpretato in chiave ironica e quasi surreale da una regista iraniana, Sou Abadi, la cui storia personale ricorda molto quella dei genitori di Armand.

Un’opera, come ha sottolineato l’autrice, che non è e non vuole essere antimusulmana, ma piuttosto antioscurantista, e ci riesce benissimo utilizzando i toni e i colori della più classica commedia degli equivoci. Perché i sorrisi, l’ironia e l’autoironia sanno essere più efficaci di sagge e dotte disquisizioni, nell’accendere luci negli angoli scuri. Soprattutto, emerge il valore dello studio, della conoscenza profonda, che sconfigge quella didascalica e sopra le righe dei radicalismi di qualsiasi matrice. Sarà infatti grazie al rapporto con Armand/Sheherazade e alle loro discussioni sul Corano nella sua essenza, oltre le frasi fatte delle scuole integraliste, che Mahmoud recupererà se stesso, accettando finalmente che la sorella e… l’innamorato conteso vivano il loro sogno.

La forza di questo film non è una risata di pancia, che fa leva su qualunquistiche situazioni xenofobe o razziste, piuttosto un sorridere, ma spesso anche un ridere, che coinvolge la testa, il ragionamento, senza la spocchia del proclama, ma la delicatezza della poesia. Un gioco ulteriormente alleggerito dalla sempre efficace carta del travestitismo, che potrebbe rischiare il farsesco, ma è magistralmente tenuta sotto controllo. I messaggi trasmessi sono la comprensione, l’accoglienza, ma soprattutto la speranza per le nuove generazioni, che passa obbligatoriamente attraverso la cultura. Anche quella degli “altri”. Molto efficaci gli interpreti, giovani, giovanissimi e meno giovani, con una nota speciale per Anne Alvaro, una straordinaria Mitra, la combattiva madre di Armand, che porta avanti la lotta per la liberazione delle donne iraniane con fierezza e passione. Un cast ottimo, coadiuvato da una splendida regia e da un’agile sceneggiatura.

Sou Abadi, già autrice del pluripremiato Sos Teheran, ha deciso di girare questo film dopo un lungo periodo trascorso nel tentativo di trovare finanziamenti per altri progetti documentaristici, conclusosi con una pesante depressione. Un’inversione di rotta forse sofferto, ma decisamente felice. Con preziose citazioni di stile da un classico della commedia americana… Infatti, la regista ha affermato di essersi ispirata, per il ritmo, nientemeno che a Billy Wilder. “Considero questo film il mio A qualcuno piace caldo col burqa”.

Scheda tecnica

Titolo originale: Cherchez la femme!
Regia: Sou Abadi
Cast: Felix Moati, Camélia Jordana, William Lebghil, Anne Alvaro, Miki Manojlovic
Produzione: Francia – 2017
Durata: 88′

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