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deweneti

by Jean

Deweneti

Per le strade di Dakar, il piccolo Ousmane, un talibè, ossia un allievo della scuola coranica, chiede l’elemosina sorridendo. Ha capito come far presa sulla gente e trova ogni volta la parola giusta per far scender una monetina nel suo barattolo. Promette a tutti fortuna e successo, cercando d’interpretare i loro bisogni. Un giorno viene a conoscenza dell’esistenza di Babbo Natale. Così, comincia a cercare qualcuno che lo aiuti a scrivergli una lettera per poter chiedere di esaudire i desideri suoi e delle persone incontrate nel suo mendicare.

Deweneti, nella lingua wolof, vuol dire auguri. A Dakar il Natale si annuncia in modo sommesso con le decorazioni della tradizione. Per le strade, soffocate dal traffico, tra car (una sorta di minibus), automobili e fuoristrada s’intravedono, nelle scene iniziali, alcuni venditori di festoni natalizi, che occhieggiano anche dalle vetrine dei negozi di giocattoli. Verso il finale, invece, fa capolino un simbolo natalizio sulla parete vuota dell’ufficio dello scrivano pubblico, mentre questi cerca di assecondare le richieste del piccolo cliente trafficando alla macchina da scrivere. Babbo Natale, in quest’atmosfera festosa appena accennata, convive pacificamente con Allah nel cuore e nei pensieri di tutti i personaggi del racconto, che assume i toni lievi e rassicuranti di una favola.

La macchina da presa è in continuo movimento, prevalentemente a mano, e restituisce uno scenario urbano coloratissimo e dinamico, moderno e contraddittorio, con mendicanti vestiti di stracci e a piedi nudi, come il protagonista, e bambini della classe media che valutano con il padre quali giocattoli comprare, tra i tanti esposti nel negozio. Ousmane attraversa strade e piazze chiedendo gentilmente pochi spiccioli, interagendo con sapienza con i potenziali benefattori e rendendosi affabile e accattivante, col bel sorriso su cui spesso indulge la camera, e i grandi occhi neri spalancati. Insiste, ma non è petulante. I suoi modi invitano piuttosto al dialogo, trascinando anche lo spettatore che non riesce a non seguirlo, divertito e intenerito. Impossibile non stare dalla sua parte. Il dinamismo delle riprese e la molteplicità di angolazioni variopinte attraverso le quali si disegna la città, proseguono in parallelo con la ricchezza di sfaccettature e la solarità dell’anima di Ousmane. Lo sviluppo dell’intreccio diventa l’esplicitarsi del suo animo, ed entrambi si lasciano facilmente amare.

Deweneti si è aggiudicato il premio Cinit al XXVI Festival del Cinema Africano, d’Asia e d’America Latina di Milano.

Dyana Gaye

La regista nasce a Parigi nel 1975, studia all’Università di Parigi 8 — St. Denis. Si laurea nel 1999 con la sceneggiatura del cortometraggio Une Femme pour Souleymane, che girerà l’anno seguente, ottenendo numerosi premi nei Festival Internazionali. Lavora parallelamente come programmatrice per l’A.C.I.D. (Agence du Cinéma Indépendant pour sa diffusion) e, dal 2004, per il Festival di Parigi. Nello stesso anno realizza J’ais deux Amours. Deweneti è la sua terza opera.

Scheda tecnica

  • Senegal, 2006, 15 min
  • Regia: Dyana Gaye
  • Versione originale: wolof con sottotitoli in italiano
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