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The Crow's Egg

by Jean

The Crow’s egg

India. Chennai. Due fratellini, “Piccolo Uovo di Corvo” e “Grande Uovo di Corvo”, (per la loro passione di rubare e poi mangiare le uova dai nidi dei corvi) vivono in una bidonville con la madre e la nonna e contribuiscono alla sopravvivenza della famiglia raccogliendo il carbone che cade dai treni merci. L’arrivo di un televisore (regalato dal governo ai proprietari di una carta annonaria che vivono sotto la soglia di povertà) nella loro baracca stravolge la vita dei ragazzi. Ancora di più la visione dello spot di una pizza, che li spingerà a iniziare una singolare avventura con un unico obiettivo: mangiare la pizza tanto pubblicizzata da un popolare attore, dannatamente costosa per le loro inesistenti finanze.

I particolari

Questo primo lungometraggio del giovane regista Tamil, parla dell’India degli slums. Si tratta di quartieri della periferia metropolitana, particolarmente poveri, costituiti da abitazioni misere e fatiscenti. Molti romanzi di Dickens, per fare un esempio, sono ambientati negli slums  di Londra.

Racconta della miriade di persone che ci vivono, anzi sopravvivono, affrontando  enormi difficoltà  tutti i giorni, bambini compresi. Per ognuno è una sfida continua, sempre differente, per non soccombere all’amara sorte che sembra segnata. I due piccoli protagonisti del film, facendosi chiamare “Grande Uovo di Corvo” e “Piccolo Uovo di Corvo”, nonostante la madre non lo accetti, affermano con testardaggine la loro giovane presunta identità. Ci dicono fin da subito che esiste la realtà, quella vera, ma esiste anche una realtà diversa, quella del possibile, per la quale vale la pena di lavorare e faticare, nel vero senso della parola.

Il film si apre su un interno, con il risveglio del più piccolo che bagna il letto nella sua casupola di cemento e latta,  a sottolineare un’identità di bambino come tanti, con le paure e il confronto con la crescita, calata in una situazione di estrema difficoltà economica e familiare: il padre in carcere e la severità della madre, stremata dagli sforzi per dare da mangiare  ai suoi figli e all’anziana suocera.

Poi la macchina da presa fugge all’esterno, inseguendo i due ragazzini nel loro girovagare per la baraccopoli e svolgere quel lavoretto che sostituisce la scuola troppo costosa. In un ambiente sporco, duro, ostile, incontrano i loro pari, piccoli e grandi, tutti impegnati ad inventarsi un modo per andare avanti. Il loro habitat è uno  spazio esteso ma ben delimitato, chiuso da cancelli, barriere fisiche ma ancor più barriere mentali e sociali, spesso inquadrato dall’alto a mostrarcene la finitezza. Al di fuori, il mondo dei privilegiati, per esempio il ragazzino ricco che incontrano continuamente, limitandosi a guardarlo attraverso le inferriate o scambiare qualche parola, senza entrare veramente in contatto. Per i due fratelli più che una forma di relazione diventa fonte di invidia e sconforto, ma anche di stimolo, per avvicinarsi con mille stratagemmi al loro obbiettivo: comprarsi una pizza.

Perché anche nella loro casa è arrivata la tv, con il suo mondo di bellezze e bontà irraggiungibili, come l’apertura di una pizzeria proprio al confine della loro baraccopoli: un locale bello, pulito e impossibile.

Quella pizza tanto desiderata finisce per incarnare il desiderio assoluto, ma anche il bene e il male di un mondo globalizzato, che si presenta uguale per tutti e democratico, ma invece sa solo amplificare le distanze tra ricchi e poveri, quando non si macchia di strumentalizzazione politica e corruzione. O di semplice ma violenta emarginazione, terribile nella sua banalità.

Il regista non prende posizione di fronte alla spiacevole vicenda di cui diventano protagonisti i ragazzini ma, senza cadere nel moralismo o nel didascalico, si mette semplicemente nei loro panni, guardando questo mondo brutto e cattivo con i loro occhi ingenui, sì, ma capaci di riconoscere ciò che è buono e giusto. E regalando loro, dopo fatiche e dispiaceri, un meritato happy end. 

Curiosità

Il regista Manikandan nasce nel 1982 in un piccolo villaggio nello stato Tamil Nadu, a Chennai, in India. Proprio dove si svolge il film, insomma. Si laurea in ingegneria automobilistica, ma presto si rende conto che la sua vera passione è il cinema. Firma il cortometraggio d’esordio, Wind, nel 2010. Crow’s Egg è il suo primo  lungometraggio.

Il popolare attore indiano Silambarasan, detto Simbu, ha accettato di prendere parte al film in un cameo in cui interpreta se stesso. Partecipa alle riprese anche un altro attore molto noto in India, Babu Antony. I due giovani protagonisti sono invece esordienti.

Il film fu selezionato per essere proiettato al 39º Toronto International Film Festival, ed ebbe la sua prima mondiale nel settembre 2014, ricevendo una standing ovation. Ma l’apprezzamento per l’opera prima di questo ex fotografo di matrimoni è stato universale, per la sua saggia e piacevole leggerezza nell’affrontare un tema così difficile, la sua brillantezza, la sensibilità e l’intelligenza.

Non raccolse solo il beneplacito della critica, ma anche il gradimento del pubblico, che lo fece diventare campioni d’incassi al botteghino.

Premi e riconoscimenti

Premio Atalanta – Bergamasca Calcio e Unigasket nell’ambito del Festival del Cinema Africano, dell’Asia e America Latina 2015, organizzato a Milano dall’associazione Centro Orientamento Educativo.
Premio della Giuria al Festival Regard du Monde di Rouen.

Scheda tecnica

India, 2014
Titolo originale: Kaaka Muttai
Lingua originale Tamil, con sottotitoli in italiano
Regia: M. Manikandan
Cast: Ramesh, J. Vignesh

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