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Wojtek, l’orso soldato

By Jean

Wojtek, l’orso soldato

Wojtek, l’orso soldato

Progetto di diploma allo Shenkar College of Engineering and Design di Ramat Gan, in Israele, della giovane grafica Marianna Raskin, questo breve cortometraggio d’animazione racconta la vera storia di Wojtek, un orso che fu adottato quando era ancora un cucciolo dai soldati polacchi e divenne un membro ufficiale dell’esercito della Polonia durante la seconda guerra mondiale.

I particolari

La storia dell’orso Wojtek potrebbe sembrare una stramberia raccontata davanti a un bicchierino di vodka o la fantasia, invece, è incredibilmente vera.
Wojtek fu rovato in Iran da una coppia di soldati, quando aveva solo poche settimane di vita. I militari, impietositi da quel tenero batuffolo peloso bisognoso di cure, decisero di portarlo con loro al campo. Gli venne dato il nome di Wojtek, diminutivo del tradizionale nome polacco Wojciech, traducibile come “amante della guerra”.
Più Wojtek cresceva, più i soldati si affezionavano a lui. Nonostante l’imponente stazza e la sua grande potenza fisica, si dimostrò un perfetto compagno di giochi: tanto curioso, quanto goffo, per sua natura, portava sempre scompiglio (ma anche divertimento) ovunque andasse.
Così il fedele quadrupede raggiunse la costa italiana e fu coinvolto nell’epica battaglia di Montecassino. Si racconta che si diede da fare attivamente nello scarico e trasporto delle merci dai camion alle vetture.
Finite le fatiche belliche italiane con i combattimenti ad Ancona e Bologna, l’armata del generale Anders raggiunse la Scozia per sciogliersi. Molti dei soldati non fecero ritorno in Polonia, ma rimasero in zona o si stabilirono in altri paesi europei. Anche a Wojtek toccò lo stesso destino. Fino al 1963, anno della sua morte, poté godere il meritato riposo in una spaziosa gabbia dello zoo di Edimburgo, situata rigorosamente lontana da quella delle scimmie, con cui aveva avuto a che fare in Medio Oriente rimanendone traumatizzato.

Mariana Raskin ha realizzato il corto come progetto per il diploma; ha spiegato di aver riportato la storia di Wojtek, piccolo orfano spaventato trasformato dalle circostanze in coraggioso soldato, in modo molto fedele alla realtà, tranne qualche “diversione”.

Progetto: Marianna Raskin
Regia: Guy Harlap, Eran Stern
Cast: Ilya Binus (voce narrante)
Produzione: Israele, 2015
Durata: 4’

Un fiore vero

By Jean

Un fiore vero

Un fiore vero

Ci sono bambini, nel mondo, che non riescono ad essere semplicemente bambini perché costretti ad imbracciare un’arma, a vivere una realtà drammatica in cui è impossibile giocare, studiare, avere una casa, condurre un’esistenza “normale”, come gli altri coetanei più fortunati, nati in luoghi dove la guerra è una realtà lontana. A questi bambini è negata persino la possibilità di esprimere i propri sentimenti. Ma la loro vita può cambiare anche solo con un gesto d’amore, il semplice dono di un fiore. Un fiore vero.

I particolari

Un cortometraggio toccante, che testimonia quanto possa essere atroce la vita di un bambino in una terra sconvolta dalla guerra, e lo fa attraverso immagini in bianco e nero, dal forte contrasto tra luci e ombre. Realizzato dalla seconda classe della scuola primaria “Sandro Pertini” di Firenze, su un progetto didattico degli insegnanti Olinto Bucciarelli, Daniela Carrozzi, Barbara Esposito, Paola Bruno, Un fiore vero è il bellissimo risultato del lavoro degli allievi della Scuola di Cinematografia per ragazzi, diretta da Stefano Angiolini, e Firenze Festival, con la fotografia e il montaggio di Pier Paolo Dainelli, musiche di Davide Masarati, prodotto da Ente Cassa di Risparmio di Firenze.
Firenze Festival è una rassegna cinematografica che presenta i cortometraggi realizzati dai bambini e dai ragazzi, molti dei quali prodotti nell’ambito della Scuola di Cinematografia. Ogni anno vengono proiettati i film realizzati e premiati i migliori con il Delfino d´oro, La Targa d’argento, i premi Giuria dei Bambini e dei Ragazzi oltre che con gli attestati di riconoscimento degli Enti patrocinanti.

Regia: Stefano Angiolini
Cast: gli allievi della seconda classe della scuola primaria “Sandro Pertini” di Firenze.
Produzione: Italia, 2011
Durata: 7’

U su'

By Jean

U su’

U su’

Un uomo, su una Mini rossa che ha visto giorni migliori, attende impaziente che un benzinaio, “il Sordo” (u Su’) capisca che deve fargli il pieno. E pure di fretta, perché c’è da fare un viaggio importante.

I particolari

La poetica della diversità, al di là degli inferni personali e di quelli intorno, con i loro cancelli chiusi che non sanno fermare l’immaginazione, libera di viaggiare fino a un paradiso innevato. È questo il cuore di un corto, firmato dall’attore e regista bitontino Mimmo Mancini, che ne ha toccato molti, lasciando un gusto dolceamaro nello spettatore, soprattutto nel finale.

U Su’, straordinariamente interpretato dello stesso regista (d’altronde attore di successo, a teatro, al cinema e in tv) tocca le corde emotive con forza e tenerezza, mentre si segue un viaggio che non si capisce fino alla fine dove porterà. Una fotografia vivida fa da sottofondo, dipingendo paesaggi di mediterranea bellezza. La narrazione passa dall’ironia alla commozione senza mai calcare la mano, anche nella scena più dolorosa dell’abbraccio al vecchio albero, pura poesia.
Non a caso, nella motivazione del primo premio ricevuto al Levante Film Fest nel 2008, nella sezione Experience, si legge “per i suoi valori poetici, espressivi, la sapienza delle riprese e la notevole prova attoriale del protagonista”. Un piccolo capolavoro che ha convinto la critica e piace al pubblico.

Mimmo Mancini nasce a Bitonto nel 1960. Trasferitosi a Roma dopo varie esperienze, scrive e interpreta due spettacoli di successo, Non venite mangiati e Vi faremo sapere, i primi di una lunga serie. Per la televisione gli affidano ruoli per fiction e film: L’attentatuni, La guerra è finita, L’uomo sbagliato, Il Maresciallo Rocca, Distretto di polizia. Per il cinema partecipa ad Arriva la bufera di Daniele Lucchetti, Colpo di Luna di Alberto Simone (menzione speciale al Festival di Berlino 1995), A domani di Gianni Zanasi (in concorso alla 56a Mostra di Venezia), Ospiti di Matteo Garrone, Lacapagira di Alessandro Piva, Il Caimano di Nanni Moretti. Ha all’attivo la regia di quattro cortometraggi, di cui ha curato anche il soggetto e la sceneggiatura: Sul mare luccica e Arro-ganti, girati in pellicola, U su’ e Direzione Obbligatoria girati in HD. U su’ segna il suo esordio alla regia cinematografica.

Regia: Mimmo Mancini
Cast: Mimmo Mancini, Anna Ferruzzo, Davide Marmone
Produzione: Italia, 2008
Durata: 17’

The present

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The present

The present

Jake passa tutto il suo tempo incollato ai videogiochi. Chiuso nella sua stanza, con le tapparelle abbassate, unica luce lo schermo del monitor, unico sottofondo il rumore della battaglia. Ma la sua mamma entra in casa con un regalo per lui. All’inizio il ragazzo non bada a quel pacco, perso com’è a continuare la partita. Poco dopo, però, scopre il suo contenuto.

I particolari

The present (Il dono) è un cortometraggio di animazione ispirato da un fumetto brasiliano di Fabio Coala e realizzato come tesi da Jacob Frey, uno studente della prestigiosa Scuola di Cinema Bade-Wurtemberg, a Ludwigsbourg in Germania. In quattro minuti, con estrema delicatezza, prova a mettere in discussione il rapporto che ciascuno di noi può avere con il mondo della disabilità. Malgrado la brevità, non mancano i colpi di scena e le emozioni, che si svelano in modo inaspettato, sottile ma molto coinvolgente. Dalla sceneggiatura fino alla direzione, passando per l’animazione 3D e la musica, tutto funziona alla perfezione, tanto che, rivedendo il film più volte, ad ogni visione emergono sempre nuove sfumature e particolari. Evidentemente anche nell’era della velocità, dei tempi brevi e delle poche parole sui social, si può continuare a pensare, a commuoversi, a farsi toccare il cuore.
Infatti, il video condiviso sulla rete ha raccolto e continua a raccogliere milioni di visualizzazioni.
Jacob Frey, giovane cineasta tedesco ancora sconosciuto al grande pubblico, ha impostato il suo lavoro sul tema del sociale, nello specifico sull’universo della disabilità. E con quest’opera incantevole colpisce nel segno, conciliando due fragili realtà che troppo presto hanno dovuto confrontarsi con gli ostacoli della vita, insegnando che non bisogna mai arrendersi. E che forse, insieme, si è più forti. Giustamente conteso da più di 180 festival internazionali, questo piccolo capolavoro, definito dai media “un gioiello”, si è aggiudicato 50 premi in Europa, Asia, Stati Uniti e Sudamerica.

Regia e sceneggiatura: Jacob Frey
Script: Fabio Coala
Musica: Tobias Buerger
Cast: Quinn Nealy, Samantha Brown
Produzione: Germania, 2014
Durata: 5’

The other pair

By Jean

The other pair

The other pair

Due bambini, uno povero e uno ricco, si incontrano per caso nella stazione di una città caotica e polverosa di un qualsiasi Paese del Medioriente. La loro storia – fugace e fatta di sguardi – si intreccia intorno a quella di un paio di scarpe. Il ragazzino probabilmente figlio di una famiglia benestante ne possiede un paio nuovo, nero e fiammante. L’altro, invece, porta lise ciabatte infradito in gomma, una così consumata e rotta da dover trascinare il piede per non perderla e ritrovarsi a camminare scalzo per la strada. Stanco e affranto, si siede per cercare di aggiustarla, ma proprio in quel momento il destino gli propone quell’incontro inaspettato… I due bambini, divisi dal ceto sociale, si ritroveranno brevemente uniti nei sorrisi e nella reciproca generosità.

I particolari

Pochi minuti di pura poesia, per questo piccolo, grande film d’esordio, girato dalla ventenne egiziana Sarah Rozik nel 2014, premiato al Cairo come miglior cortometraggio al Festival del Cinema, al tempo, ma tornato recentemente alla ribalta per le migliaia di visualizzazioni e condivisioni in rete.

Scritto da Mohammed Matera e prodotto da Eman Samir, The Other Pair è ispirato a un episodio della vita di Ghandi e, con la forza della semplicità e dell’emozione riesce a trasmettere un messaggio dal significato universale.
Per certi aspetti ricorda le toccanti immagini di capolavori del neorealismo, come Ladri di biciclette di De Sica, o Paisà di Rossellini, soprattutto quando indugia sulle emozioni del bambino più indigente. Ma se in quei film erano i volti e i gesti dei più piccoli a rappresentare il dramma della povertà e della guerra, in questo caso a loro tocca invece un compito ben più lieve e positivo: incarnare il futuro, la speranza in un mondo migliore. Che a portare avanti con tale incisività un progetto così consolante e profondamente umano sia una ragazza ventenne è ancora più importante. E se una volta la cruda realtà – che pur ci viene presentata con dignità con i panni della disperazione e della paura di perdere quel poco che si possiede, in un mondo tanto lontano dalle nostre certezze – lascia spazio alla dolcezza di un sogno, alla bellezza del dono, senza sfiorare minimamente la banalità o il melenso, vale la pena assaporarla e colmarsene il cuore.

Regia: Sarah Rozik
Cast: Ali Rozik, Omar Rozik
Produzione: Egitto, 2014
Durata: 5’

Quel giorno

By Jean

Quel giorno

Quel giorno

Passavia, Germania, inverno 1894. Un gruppo di amici è alla ricerca di un teschio, rinvenuto, a quanto dice uno di loro, dal nonno mentre era a passeggio molti anni prima. Al tempo nessuno gli credette, per questo il nipote ha trascinato gli amici alla ricerca del macabro reperto: ritrovarlo significa restituirgli credibilità e ristabilire la verità del suo racconto.
Mentre il gruppo di ragazzi si addentra tra gli alberi, un bambino è caduto nel fiume Inn, e i suoi fratelli non sono in grado di aiutarlo. Le loro grida di aiuto vengono però raccolte da Johann, che stava raggiungendo gli amici insieme alla sorellina. Senza pensarci troppo, Johann si getta nelle acque gelide e salva il bambino.
Ma il suo gesto coraggioso, quel giorno, forse ha cambiato la storia…

I particolari

Il cortometraggio è stato realizzato durante il laboratorio 2017/2018 della scuola di cinema genovese ZuccherArte. Immagini in bianco e nero, magicamente valorizzate da giochi di luce e ombre, raccontano una storia che potrebbe essere vera. Nei titoli di coda si legge: “Gli storici hanno scoperto un giornale del 1894 che riporta di come un bimbo di pochi anni stesse annegando nel fiume Inn a Passau, in Germania. L’articolo riferisce di un ragazzo, Johann Kuehberger che salvò il piccolo. Il bambino salvato era Adolf Hitler. Johan Kuehberger divenne in seguito prete.”
Sulla base di questa vicenda, il regista Marco Di Gerlando e i suoi allievi hanno realizzato un corto affascinante, che cita le atmosfere di due capolavori degli anni Ottanta, lo splendido Stand by me, di Rob Reiner e, per certi personaggi, I Goonies, di Richard Donner. La scelta del bianco e nero rende magnificamente l’ambientazione dell’epoca, in cui si calano con efficacia i giovanissimi attori.
La musica originale, Something Wicked, di Ross Bugden, aggiunge un tocco di mistero.

Marco Di Gerlando – regista e fondatore col fratello e alcuni fedeli collaboratori dell’Associazione Sanremo Cinema – si è diplomato in Regia presso la Scuola d’Arte Cinematografica di Genova. Con i suoi lavori ha ottenuto più di cento selezioni internazionali e ha vinto numerosi premi.

Regia: Marco Di Gerlando
Cast: gli allievi della scuola di cinema ZuccherArte
Produzione: Italia, 2018
Durata: 12’

By Jean

Perfection

Perfection

La piccola scuola di un paese tra i monti dell’entroterra ligure. Una classe attenta alla maestra che scrive sulla lavagna “Perfection”, e invita gli alunni a disegnare, secondo la loro interpretazione, il famoso disegno di Leonardo Da Vinci dell’uomo Vitruviano. Celeberrima rappresentazione delle proporzioni ideali del corpo umano, dimostra come esso possa essere armoniosamente inscritto nelle due figure “perfette” del cerchio, che rappresenta l’universo, la perfezione divina, e del quadrato, che simboleggia la Terra. I ragazzi si mettono al lavoro, ognuno a modo suo.

I particolari

Il progetto è nato dal laboratorio “Approccio alla tecnologia” dell’associazione Anffas onlus, centro diurno di Sanremo che ospita una ventina di persone con disabilità intellettiva. Gli stessi ragazzi diversamente abili hanno fatto da troupe cinematografica, utilizzando strumentazioni utili per la realizzazione del breve video: tra loro, Marco Pingiotti, già interprete di alcuni film: L’amore incompreso, 33 giri, L’amore incompreso, A regola d’arte.
Scritto e diretto da Riccardo Di Gerlando, Perfection può contare su un cast di giovanissimi attori molto efficaci: Antonella Pastorelli, Serena Nicosia, Thomas Madaschi, Greta Martini, Paolo Parrini, Daniele Giacu, Samuele Corradi, Ginevra Martini, Lucrezia Martini, Andrea Becciu, Gianna Ozenda. Ragazze e ragazzi sono allievi della scuola in cui il film è stato girato, la “Padre Francesco Ferraironi” di Triora.
Il lavoro è stato selezionato e premiato in innumerevoli festival in tutto il mondo. Tra questi, Best short Berlin flash International film festival; Miglior cortissimo Fuoricampo film festival (Roma); Miglior immediatezza comunicativa Kalat Nissa International film festival (Caltanissetta); Best social short Light International film festival (Kiev); Premio speciale della giuria Hub International film festival (Castellammare del Golfo); Best mini short Best short International film festival (Canada).

Riccardo Di Gerlando, regista e fondatore col fratello gemello Marco dell’associazione Sanremo Cinema, nel 2003, è nato a Sanremo e vive nella vicina Taggia. Laureato presso il DAMS di Genova con indirizzo spettacolo, si è successivamente diplomato in Regia Cinematografica presso lo Sdav di Genova.

Regia: Riccardo Di Gerlando
Cast: gli alunni della scuola “Padre Francesco Ferraironi di Triora
Produzione: Italia, 2017
Durata: 3’

Mi chiamo Giancarlo Catino

By Jean

Mi chiamo Giancarlo Catino

Mi chiamo Giancarlo Catino

Un delicato ma potente cortometraggio ispirato al monologo di Massimiliano Bruno Mi chiamo Giancarlo Catino e credo nell’amicizia, portato in scena da Paola Cortellesi. I piccoli alunni, mostrando tutti lo stesso volto, quello del fantastico “Giancarlo Catino”, esternano i suoi stati d’animo causati dalla violenza del bullismo, passando dall’angoscia alla rabbia, al doloroso sbigottimento per poi approdare alla convinzione che l’amicizia vince ogni prevaricazione.

I particolari

Una piccola opera di grande impatto emotivo, grazie al testo ma soprattutto all’interpretazione dei giovanissimi attori, che indossano una maschera in cartone dai grandi occhi sgranati. Con tenera semplicità affronta un tema di drammatica attualità, nell’ambito del Progetto Legalità Bulloni Svitati, portato avanti da alcune insegnanti della Scuola dell’Infanzia di Ventimiglia Alta, Istituto Comprensivo N. 2 Cavour, tra cui Roberta Masi e Francesca Grana, e la dirigente Antonella Costanza.
Non solo immagini, ma anche parole importanti, che scorrono in sovrimpressione:
Il video è dedicato a quei ragazzi che, quotidianamente, subiscono il peso del bullismo senza riuscire ad evitarlo. Si può vincere la violenza solo con l’amore. Rispondere all’odio con altro odio non fa altro che accrescere la profondità dell’odio stesso. Ghandi.”
Al cortometraggio è stato assegnato il premio speciale della giuria, lo scorso 23 maggio, sul palcoscenico dell’Ariston di Sanremo, nella prima edizione di “Corti per la giustizia”, indetta dall’Associazione Nazionale Magistrati sezione ligure.

Regia: Roberta Masi e Francesca Grana (docenti)
Cast: alunni della Scuola dell’infanzia di Ventimiglia Alta IC n. 2 Cavour
Durata: 4’

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Le lacrime sanno sorridere

Le lacrime sanno sorridere

Una bambina, seduta su una panchina tra gli alberi, racconta le sue emozioni e si lascia andare all’immaginazione.
Quando è allegra, ma anche e soprattutto quando è malinconica, crea intorno a sé un mondo diverso, pieno di amici colorati, alberi che ballano, farfalle e foglie che le volano intorno… Ci sono momenti in cui solo la fantasia di una creatura innocente può aver ragione delle sofferenze che la vita può infliggere. Oppure, l’amore.

I particolari

Un cortometraggio semplice e dolce, in cui i grandi occhi scuri di una bimba dicono molto più delle parole. Prima prova davanti alla macchina da presa della piccola Chiara Pagani, molto coinvolgente con il suo sguardo profondo e le sue espressioni intense. Difficile non farsi coinvolgere dal suo racconto e non commuoversi nel finale.
La dirige con grande sensibilità il padre, Giuliano Pagani, immergendola in un piccolo universo di magia e colori. Un cortometraggio che parla di fantasia e di innocenza, ma soprattutto d’amore, quello più puro che c’è e che non ci lascia mai soli.
Giuliano Pagani, artista poliedrico, regista di film, cortometraggi e opere teatrali, attore di cinema e teatro, scrittore e sceneggiatore, è nato a Sanremo nel 1973. Ha al suo attivo più di 42 pellicole, e molti progetti in via di realizzazione. Nel 1989 ha fondato la Simulacrum Film.
Tra i suoi lavori più famosi Una storia d’amore (Lucy e Antonio), liberamente tratto da Il Dottor Antonio di Giovanni Ruffini, Ablo, Anche i morti respirano, Quando qualcuno ti osserva nel buio, Render, la trilogia di Storie, viaggio nel mondo del cinema, e L’altro lato, che ha visto la collaborazione di Donnie Heron, polistrumentista di Bob Dylan.
Tra i cortometraggi, merita una particolare menzione La lettera.
Molte, le opere teatrali di cui ha curato regia e sceneggiatura. Tra le altre, Il mio matrimonio, La cena, Pensavo di essere un toro e invece ero un topo, Un cappello per sei teste, L’ultima notte di Madame Silvie, Alter ego.
Al suo attivo, anche più di venti romanzi.

Regia: Giuliano Pagani
Cast: Chiara Pagani
Durata: 6’

La smorfia

By Jean

La smorfia

La smorfia

Carmine Tramontano, vecchia gloria della canzone napoletana, trascorre le sue malinconiche giornate prigioniero dei ricordi, dei sogni e del suo appartamento tra i vicoli di Napoli. Un ictus gli ha bloccato la carriera e la vita, relegandolo per sempre su una sedia a rotelle, il viso deformato da una terribile smorfia. L’unica compagnia è la sorella Nina, amorevole custode e carceriera, determinata a tenerlo a distanza dal mondo esterno, respingendo gli sporadici fan e i rari giornalisti, accampando la scusa di un ascensore perennemente guasto per non farlo uscire. Carmine, invece, non desidera altro che tornare al “suo” Teatro Garibaldi, inizia a sentire Nina come una nemica, unico ostacolo verso un ritorno al passato glorioso. Così, l’unica alternativa diventa la fuga, messa infine in atto con astuzia, coraggio e tanta fatica. Quello che lo aspetta farà finalmente chiarezza, in un imprevisto, bellissimo finale.

I particolari

La Smorfia è il secondo lavoro del giovane regista partenopeo Emanuele Palamara, classe 1986. Prodotto dalla Bro Company in collaborazione con la CinemaFiction Produzione e Formazione Cinematografica, è un cortometraggio ispirato a una storia vera che, da Santa Maria Capua Vetere dove è stato girato in pochi giorni e con un piccolo budget di 20.000 euro, in un solo anno ha fatto il giro del mondo. Dalla California, dove ha vinto l’Award of Excellence dell’IndieFest di La Jolla, a Russia, Spagna, Marocco, Svezia, Turchia, Egitto e Romania è stato selezionato in più di cinquanta festival internazionali vincendo oltre quaranta premi. Ha partecipato anche al Festival di Venezia del 2016, grazie al concorso I love GAI (Giovani Autori Italiani) che lo ha scelto, con altri 18 registi emergenti, tra oltre 400 in gara. Il film ha ottenuto la selezione ufficiale ai Nastri d’Argento 2016 ed è stato acquistato da TV come Mediaset, HBO Europe e Japan Tv.

Gianfelice Imparato, che per la sua interpretazione ha vinto 7 premi come miglior attore, dipinge con maestria e credibilità un personaggio difficile, malinconico ma a tratti persino comico, quando immagina le varie tecniche per liberarsi della sorella, un’altrettanto grande Marina Piscopo.

Regia: Emanuele Palamara
Cast: Gianfelice Imparato, Marina Piscopo
Produzione: Italia, 2015
Durata: 16’

It's my road

By Jean

It’s my road

It’s my road

Dadakoto è ormai anziano e continua, da tutta la vita, a vendere acqua, trasportando pesanti taniche sulla testa. Quando qualcuno gli chiede: perché dici spesso “È la mia strada”? Lui risponde che in realtà è un gioco. Il vecchio che sembra essere rimasto un bambino dentro, ama infatti giocare durante il lavoro. Ma, soprattutto, è proprio il lavoro a tenerlo in vita…

I particolari

Il breve documentario del giovane e promettente malgascio Nantenaina Fifaliana ci porta per 11 minuti in una giornata tipo di Dadakoto, che per tutta la vita ha fatto il portatore d’acqua. Il regista segue, mantenendo una rispettosa distanza, il protagonista per le strade della città, in cui si aggira lento, instabile, con quella tanica d’acqua gialla e consunta sulle spalle, come se fosse veramente tutto il peso della sua vita, che non si stanca di portare perché in fondo rappresenta quello che è e ha. Quello che ripete come un ritornello è che questa è la sua strada, questo è quello che ha dietro e davanti a sé, questo eterno, ripetuto percorso dalla fonte ai destinatari, che talvolta gli dà da vivere e talvolta no.
Comunque con il poco o tanto che ha guadagnato ha mantenuto sé e i suoi figli, ai quali è anche riuscito a garantire un’istruzione di base.
Siamo di fronte a un uomo umile e dignitoso e alla sua etica, che è l’etica del lavoro. La sua voce si fa voce off in un fuori sincrono che distanzia ed avvicina allo stesso tempo.
Nella sua semplicità, Dadakoto si guarda ogni giorno allo specchio e vede sempre quello stesso uomo che lavora per vivere e vive per lavorare. Un ‘immagine limpida e trasparente, che è la stessa che restituisce agli spettatori. Lo stile del giovane e promettente regista è sobrio e misurato, le inquadrature pudiche riprendono sempre l’uomo in mezzo alla sua gente, alle persone che incontra, sfiora semplicemente o che gli danno una mano: pochi tratti che raccontano molto della sua vita e della vita in genere, dandole un senso.

Premio CUMSE al FCAAAL 2016 (Milano), ovvero miglior cortometraggio che promuove il dialogo tra diverse culture; Premio Primo Documentario al Rencontres du Film Documentaire de l’Océan Indien 2015 (Madagascar); Premio del Pubblico al Festival Filmer Le Travail 2016 (Francia).

Regia: Fifaliana Nantenaina
Produzione: Madagascar, 2016
Durata: 11’
V.O. in lingua malgascia con sottotitoli in italiano

Il pescatore

By Jean

Il pescatore

Il pescatore

Giuseppe vive in un paese di pescatori, sulla costa ligure.
Lui stesso è pescatore, e quel lavoro è la sua vita, una vita semplice e solitaria, dopo la scomparsa della moglie e a un passo dalla pensione. Pochi amici fidati, un gatto che va a trovarlo, e soprattutto il mare. Un giorno riceve l’inattesa visita di un vecchio amico, che ha seguito strade diverse, diventando un famoso e ricco velista. Questi gli fa una proposta che potrebbe cambiare tutto…

I particolari

Un cortometraggio intenso, fatto di sguardi, di mare, di scorci di pittoreschi borghi marinari (Portofino e Camogli), di poche parole e lunghi silenzi, dietro i quali si intuiscono i pensieri e soprattutto i ricordi di un uomo ormai anziano ma ancora forte e appassionato al suo lavoro.
Perfetto Giuseppe Bencini, attore non professionista che incarna il pescatore e che ha già lavorato con il regista Adel Oberto ne Il Conte. Splendida la fotografia di Casper Wind Nielsen, coi toni un po’ spenti del cielo quasi sempre nuvoloso a specchiarsi in un mare quieto e grigio, e i colori accesi delle case dei borghi, sempre visti dalla barca. In sottofondo, la musica di Johan Sebastian Bach, l’Italianisches Konzert BMV 971, eseguito al pianoforte dal Maestro Dennis Ippolito.

Cospicuo, il palmares del film: vincitore del “Golden Rooster & Hundred Flowers Award, i Golden Globe della Cina, nel 2016; del “Best Cinematography” V Open Place International Film Festival nel 2017, Rezekne, Latvia; primo premio “1st Prize Genova Film Festival – Obiettivo Liguria” nel 2016; “IV International Short Film Festival of Cinema and Sea”, Mirleft, Morocco nel 2018; ‘XVII Festival del Cinema Europeo – Premio Emidio Greco’ nel 2016 a Lecce; ‘MedFilm Festival’, nel 2105, a Roma; ‘Berlinale Film Cloud’, nel 2015, a Berlino.

Adel Oberto, dopo aver vissuto e studiato a New York, Genova e Pisa, si è trasferito a Londra, dove si è diplomato in Regia Cinematografica presso la National Film and Television School (NFTS) nel 2012.
Michele Cadei (Bergamo, Italia, 1986) ha studiato scrittura creativa alla Scuola Holden di Torino e si è diplomato in regia presso il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma.

Regia e sceneggiatura: Adel Oberto e Michele Cadei
Cast: Giuseppe Bencini, Giovanni Buongirolami, Luca Guaschetti
Produzione: Italia, 2015
Durata: 10’

Gli occhi del mondo

By Jean

Gli occhi del mondo

Gli occhi del mondo

La storia è semplice. Racconta della visione di un bambino, dallo sguardo reso neutrale dalla purezza, che vede tutto ciò che lo circonda come qualcosa da scoprire. Ma questo bambino rimane nascosto, e l’apparenza potrebbe ingannare. Chi sarà questa figura? E chi sono le persone che sfilano davanti ai suoi occhi? E cosa rappresenta quel palloncino? Tutto ciò per far capire che davanti a lui siamo tutti uguali, ed è li che si personifica il mondo: io non sono differente da un altro nella realtà che ci circonda, sono sempre io, una persona, capace di grandi cose se lo vuole…

I particolari

Girato su una spiaggia di Arma, il Lido Idelmery, questo corto è il saggio finale del corso di Cinematografia del Teatro del Banchéro di Taggia, a cura dei registi Riccardo di Gerlando e Simone Caridi. Opera prima di una giovanissima e promettente aspirante filmaker, la sedicenne Eleonora Reggiani, che racconta così la sua esperienza: “Il percorso che mi ha portato alla realizzazione de Gli occhi del mondo mi ha fatto crescere molto, e mi ha permesso di conoscere attori meravigliosi, persone con cui ho un contatto ancora adesso. Ho imparato cosa vuol dire dirigere un cast, scrivere una sceneggiatura, e per fortuna ero affiancata da persone più esperte che mi hanno seguita. Per questo progetto, che doveva essere semplice ma diretto, ho scelto come interpreti ragazzi e adulti provenienti da diverse esperienze cinematografiche e teatrali, ma anche persone che si non si erano mai cimentate davanti a una telecamera, risultando comunque molto efficaci. Inoltre, i ragazzi più giovani, anche miei coetanei, hanno fatto amicizia con gli adulti e questo è servito a rendere l’atmosfera sul set meno tesa e quindi a ottenere un lavoro finale migliore. Per me portare a termine questo lavoro è stata la dimostrazione che per fare qualcosa in cui si crede si trova sempre un modo, anche se la strada può sembrare difficile.
Dopo quell’esperienza non ho mai smesso di sognare qualcosa di più grande, e non ho mai smesso di scrivere, soprattutto! Spero di realizzare il mio sogno, un giorno…”.

Regia: Eleonora Reggiani
Cast: Matilde Siri, Edoardo Tomatis, Mauro Arneri
Produzione: Italia, 2016
Durata: 3’

Giovanni Burlando's vision

By Jean

Giovanni Burlando’s vision

Giovanni Burlando’s vision

Il documentario racconta la storia del centauro genovese Giovanni Burlando, decano delle gare in salita, che ha disputato 850 competizioni dal 1958 agli anni Ottanta, a fianco di piloti come Pasolini e Agostini, e a 77 anni non aveva ancora smesso di correre.Tantissimi i campionati vinti con le sue moto: Aletta, Benelli 250, Ducati 250, Motobi.
Le stesse che ancora oggi sono nel suo garage-officina.
Nel film, Burlando corre ancora una volta sulla Doria Creto con il suo Morini 350, rievocando storie vissute in prima persona. Aneddoti che per molti sono leggenda, così come lo stesso pilota (scomparso nell’ottobre del 2017) per tanti motociclisti.

I particolari

Tra le belle immagini tra passato e presente del film, lo stesso Giovanni Burlando ripercorre gli anni d’oro delle gare in salita, quelle dove chi correva si preparava le moto e le provava in autostrada.
“All’epoca i vigili non erano come adesso… Le moto erano senza targa e marmitta, e quando andavi a correre fuori Genova le caricavi sul treno. Mi ricordo una volta che ho fatto Milano Monza con il braccio attaccato al finestrino della 500 di mia moglie che mi trainava… il braccio era da buttare una volta arrivato!”.
Giovanni Burlando’s vision è stato realizzato nel 2015 da Ugo Roffi, tra i fondatori del gruppo motociclistico genovese Cafe Racer Genova.
Con più di 40mila visualizzazioni su internet, la storia di Burlando ha fatto riscoprire l’epopea delle gare in salita nel mondo. Nel 2017 è stato proiettato al Lisbon Motorcycle Film Festival e al New York Motorcycle Film Fest. Nella sezione short film ha vinto il Toronto Motorcycle Film Festival e il Portland Motorcycle Film Festival.
Ugo Roffi, montatore, cameraman, fotografo e videomaker genovese, dopo una lunga esperienza nelle televisioni, lavora oggi come freelance per i principali network italiani.
In campo editoriale ha realizzato per Chiarelettere il docufilm Il canto del Gallo, una testimonianza su Don Andrea Gallo. Ha al suo attivo collaborazioni con teatri, associazioni ed enti pubblici. Porta la sua firma la campagna di Legambiente Liguria sulle buone pratiche nel campo del riciclo dei rifiuti.

Regia: Ugo Roffi
Cast: Giovanni Burlando
Produzione: Italia, 2015
Durata: 11’

Genova

By Jean

g e n o v a

g e n o v a

Genova è una ragazza francese che scopre l’amore. Lo fa tornando per la prima volta nella città di cui porta il nome, dove è nata vent’anni prima. Orfana dei genitori, in un’estate conosce lo spazio dove si sono amati e dove l’hanno concepita. Alla scoperta dei luoghi e dei colori della Superba, Genova vive un’esperienza dove ogni cosa collima alla perfezione e sembra più vera. L’incontro con Edoardo, primo amore, non fa che dare linfa a questo vortice di sensazioni. E la mette davanti a una scelta difficile: restare nella ritrovata città del suo nome, o tornare in Francia. Qual è la sua casa, ora?

I particolari
Un gruppo di studenti della Civica Scuola di Cinema di Milano ha visitato Genova ed è stato colpo di fulmine. Un amore che si è trasformato in un delicato cortometraggio, ricco di belle immagini e toccanti emozioni, sullo sfondo di una città che non finisce mai di incantare.
Diretto da Michele Cardano, che ha curato anche la splendida fotografia, si basa sulla sceneggiatura firmata da Alessio Rocco e Gloria Mottarelli. Musiche di Dominique Charpentier. Montaggio di Saverio Cappiello. Suono e color grading di Marco Pirondini.

Dopo la laurea in lettere moderne, Michele Cardano si iscrive al corso di regia della Civica Scuola di Cinema di Milano. Il suo primo corto, prodotto con I PAR, dal titolo Trentaquattro metri, uscito su Repubblica TV, è diventato virale a San Valentino nel 2015. Nel 2017 ha diretto il documentario Y selezionato in diversi festival italiani, e lo spot Tutto il resto non è noia, nell’ambito della campagna pubblicitaria Io non me la bevo. Lavora come regista in ambito pubblicitario, per clienti come TIM, Mondadori e Dolce & Gabbana. È nato e vive a Milano.

Regia: Michele Cardano
Cast: Beatrice Caruso e Edoardo Chiappino
Italia, 2016
Durata: 3′

Chebet

By Jean

Chebet

Chebet

Donne sull’orlo di una crisi di nervi in un villaggio negli altopiani del Kenya. Chebet è incinta e decide di adottare misure drastiche contro il marito ubriacone, che non smette di complicarle la vita e il datore di lavoro che la molesta. Intanto l’amico poligamo, che lavora con lei nei campi, la considera fortunata perché si deve occupare di un solo marito…

I particolari

Uno spaccato della realtà vissuta da molte donne forti e belle, in Kenya. Il film intende celebrarle con verità, onore e un pizzico di humor.
Vincitore del Premio CINIT e CEM al 28° Festival del Cinema Africano, di Asia e America Latina, questo cortometraggio dal grande valore educativo è stato scelto dalla giuria all’unanimità “per l’esemplare ritratto e l’intensa interpretazione della giovane protagonista, capace di superare le quotidiane umiliazioni con la potenza dello sguardo e la coerenza del comportamento, lontana da ogni compromesso e conservando integra la propria dignità di donna”.

Tra gli altri premi, l’Alexis Award per Miglior Film di Diploma (Palm Springs International Shortfest 2017), Wasserman Award (First Run Film Festival 2017).
Tony Koros è lo sceneggiatore, produttore e regista di questa opera bella, anche a livello di immagini, e interessante. I suoi cortometraggi sono stati presentati in più di 20 festival di tutto il mondo, tra cui Palm Springs International Shortfest, Clermont Ferrand, FESPACO 2017, Durban International Film Festival. Vince il Sembene prize allo Zanzibar International Film Festival.

Regia: Tony Koros
Cast: Anita Kavuu-Ng’ang’a, Justin Karunguru, Caleb Kipkoech, Vincent Kiplang’at
Produzione: Kenya/USA, 2017
Durata: 12’
V.O. in lingua swahili con sottotitoli in italiano

I parenti del Frantoio Nero

By Jean

I parenti del Frantoio Nero

I parenti del Frantoio Nero

Uno spot plot che trae spunto dalla iperinvasività della pubblicità odierna. Stanchi della perfezione degli spot stile “Famiglia del Mulino Bianco”, perché non inventare “I Parenti del Frantoio Nero”? Una famiglia sui generis, un po’ sopra le righe, per niente perfetta, che ha grandi uliveti e produce un discutibile ed improbabile olio nero… Olive e olio sono tra i prodotti liguri di qualità, il nero è una metafora dell’occulto, del torbido e dell’olio nero per eccellenza – il petrolio – che ha creato e crea notevoli diseguaglianze e disequilibri mondiali. Lo spot segue la canzone di Nerio Bergesio, che spiega cosa succede alla grottesca famiglia.

Gli autori

Nerio Bergesio nato a Trieste, vive a Pordenone. Dirigente bancario, segue con successo le sue diverse passioni, dalla musica all’industria audiovisiva. In campo cinematografico, dà vita a circoli e associazioni culturali a sfondo sociale, e produce e dirige numerosi lavori, tra cui i corti Cinediritti e Diritti e Rovesci (premiati al Cimameriche Film Festival del 2013) L’arte e il significato della vita e L’archivio ritrovato. Memorie in bianconero di Carlo A. Giovetti, giornalista, Aninu, Anatolia e Rifare la spiritualità. Nel 2016 co-produce il primo lungometraggio, Uargh!. Nel 2018 è uno dei fondatori di CIMA Prod Srl, società di produzione cinematografica. La società ha già in cantiere, al suo esordio, quattro coproduzioni internazionali.

Maria Ludovica Marini nasce a Pietra ligure e vive a Chiavari. L’amore per il cinema inizia a otto anni con la prima ripresa col super8 paterno. Nel 1986 vince una borsa di studio in Cinema e Sceneggiatura presso il Centro Studi Comunicazione di Roma. In seguito entra nel laboratorio Ipotesi Cinema di Ermanno Olmi. Si specializza nel campo del disagio clinico e sociale, in particolare dopo il lavoro nell’ex ospedale psichiatrico di Genova Quarto, e realizza lavori sperimentali clinici, documentaristici e di fiction. Fonda Lea Art&Cinema, associazione tesa alla responsabilità etica, sociale e civile del comunicare, il laboratorio Tigullio Cinema e Lamaca Gioconda, Circolo del Cinema ligure. La passione per i viaggi, collegata ai suoi interessi clinici e cinematografici, la porta con progetti audiovisivi specifici sui percorsi femminili e sui disagi infantili in America, Asia e Africa.
Nel 2001 fonda a Monforte d’Alba La Contessa Berta, associazione cinematografica al femminile. Nel 2003 dall’esperienza nasce il Food in Film Festival che, attraverso il cinema di qualità, valorizza le risorse tipiche delle Langhe. Dal 2004 al 2015 propone in Liguria il Cimameriche Film Festival, che ha l’obiettivo di “riportare a casa” cineasti del continente americano con origini liguri. Dal 2018 apre Il Giumifalo, uno spazio psicoeducativo e riabilitativo in cui si coniugano le problematiche della comunicazione con l’esperienza creativa. Come Circolo del Cinema produce cortometraggi e spot di interesse civile e sociale. Uargh!, prodotto nel 2016, commedia grottesca sul diritto alla salute girata nell’ex ospedale psichiatrico di Quarto, è il primo lungometraggio. Nel maggio del 2018 fonda a Chiavari CIMA Prod. S.r.l.

Autori: Nerio Bergesio, Maria Lodovica Marini
Produzione: Italia, 2018
Durata: 5’

Calceide

By Jean

Calceide — Quando lo sport diventa avanspettacolo

Calceide — Quando lo sport diventa avanspettacolo

C’era una volta la Fortis Entina, squadra di calcio della città di Clambari, che giocava in Rotalia nel campionato nazionale di serie B. L’ultimo campionato, però, aveva visto un epilogo triste: l’Entina si era classificata al quart’ultimo posto, aveva partecipato al playout ma era stata sconfitta, venendo pertanto retrocessa in serie C. E questo è l’incipit della storia. Calceide è l’ironica descrizione, visiva e musicale, della surreale situazione vissuta a Chiavari dalla propria squadra.

Gli autori

Nerio Bergesio nato a Trieste, vive a Pordenone. Dirigente bancario, segue con successo le sue diverse passioni, dalla musica all’industria audiovisiva. In campo cinematografico, dà vita a circoli e associazioni culturali a sfondo sociale, e produce e dirige numerosi lavori, tra cui i corti Cinediritti e Diritti e Rovesci (premiati al Cimameriche Film Festival del 2013) L’arte e il significato della vita e L’archivio ritrovato. Memorie in bianconero di Carlo A. Giovetti, giornalista, Aninu, Anatolia e Rifare la spiritualità. Nel 2016 co-produce il primo lungometraggio, Uargh!. Nel 2018 è uno dei fondatori di CIMA Prod Srl, società di produzione cinematografica. La società ha già in cantiere, al suo esordio, quattro coproduzioni internazionali.

Maria Ludovica Marini nasce a Pietra ligure e vive a Chiavari. L’amore per il cinema inizia a otto anni con la prima ripresa col super8 paterno. Nel 1986 vince una borsa di studio in Cinema e Sceneggiatura presso il Centro Studi Comunicazione di Roma. In seguito entra nel laboratorio Ipotesi Cinema di Ermanno Olmi. Si specializza nel campo del disagio clinico e sociale, in particolare dopo il lavoro nell’ex ospedale psichiatrico di Genova Quarto, e realizza lavori sperimentali clinici, documentaristici e di fiction. Fonda Lea Art&Cinema, associazione tesa alla responsabilità etica, sociale e civile del comunicare, il laboratorio Tigullio Cinema e Lamaca Gioconda, Circolo del Cinema ligure. La passione per i viaggi, collegata ai suoi interessi clinici e cinematografici, la porta con progetti audiovisivi specifici sui percorsi femminili e sui disagi infantili in America, Asia e Africa.
Nel 2001 fonda a Monforte d’Alba La Contessa Berta, associazione cinematografica al femminile. Nel 2003 dall’esperienza nasce il Food in Film Festival che, attraverso il cinema di qualità, valorizza le risorse tipiche delle Langhe. Dal 2004 al 2015 propone in Liguria il Cimameriche Film Festival, che ha l’obiettivo di “riportare a casa” cineasti del continente americano con origini liguri. Dal 2018 apre Il Giumifalo, uno spazio psicoeducativo e riabilitativo in cui si coniugano le problematiche della comunicazione con l’esperienza creativa. Come Circolo del Cinema produce cortometraggi e spot di interesse civile e sociale. Uargh!, prodotto nel 2016, commedia grottesca sul diritto alla salute girata nell’ex ospedale psichiatrico di Quarto, è il primo lungometraggio. Nel maggio del 2018 fonda a Chiavari CIMA Prod. S.r.l.

Autori: Nerio Bergesio, Maria Lodovica Marini
Produzione: Italia, 2018
Durata: 13’

Bobby

By Jean

Bobby

Bobby

Fares, 8 anni, ha il permesso di andare a scuola da solo per la prima volta. Per strada incontra un cane randagio che chiama Bobby. È l’inizio di una vera amicizia. Con la complicità della madre, Fares cerca di prendersi cura come può del cagnolino, che vorrebbe stare sempre accanto al nuovo compagno di giochi. Ma la sua presenza non è gradita, per motivi religiosi, al padre di Fares e a un pericoloso vicino… La dolcezza della bestiola e le sue vicissitudini alla fine vinceranno ogni resistenza e pregiudizio e i due amici potranno vivere insieme.

I particolari

“Che cosa succederebbe se l’integralismo religioso in Tunisia arrivasse al punto di proibire la presenza di cani – animali impuri – nelle case?” si è chiesto il giovane regista tunisino, prima di girare questo suo secondo lavoro. La domanda se l’era posta nel 2011, quando era in pieno svolgimento la rivoluzione tunisina. Mentre seguiva le notizie, si era imbattuto in un articolo in cui si parlava di un progetto di legge per interdire i cani in Iran. “Ero sconvolto di fronte all’intolleranza di un Paese islamista in cui oggi la Sharia è la sola fonte del diritto. Io, che sono cresciuto circondato dei cani, non potrei sopportarlo.” E questo amore lo ha mostrato tutto, con grande tenerezza, in un cortometraggio divertente, delicato e commovente.
Al di là dell’amore esplicitato per gli animali e il desiderio di proteggerli e accudirli, il cortometraggio è una piccola opera d’arte, vincitore, tra gli altri premi, del Grifone d’oro al Giffoni Film Festival del 2013. La cinepresa si muove dentro la bolla che circonda il giovanissimo protagonista, in cui solo chi gli è complice può entrare per intero (nelle prime scene, infatti, dei genitori viene mostrata solo la parte bassa del corpo, come si fa con gli umani nei cartoon di Tom e Jerry). Il film è anche una critica più o meno sottile all’ondata islamista post rivoluzionaria, ben specificata nella scena in cui il padre guarda in televisione un programma religioso, dove un predicatore attacca cartoni animati come Topolino e Tom e Jerry (per l’appunto) invocando la loro morte. Ma ogni idea può essere cambiata, come suggerisce il finale del film.

Regia: Mehdi M. Barsaoui
Cast: Aleedin Ben, Hamza, Jamel Sassi, Chekra Rammeh
Produzione: Tunisia, 2012
Durata: 18’

A mano libera

By Jean

A mano libera

A mano libera

A mano libera è un cortometraggio delicato e toccante, nella sua semplicità, e affronta un tema molto attuale, anzi, sempre più pervasivo della realtà: la nuova incomunicabilità, figlia della tecnologia, che dietro un’apparente continua condivisione tra le persone, le tiene distanti, pur se vicine fisicamente. Quello schermo che divide la vita reale da quella virtuale, si trasferisce, anche se in modo invisibile agli occhi, anche tra coloro che siedono alla stessa tavola,
partecipano alla stessa situazione. Forse solo lo sguardo puro di un bambino riesce a vedere, a capire e, chissà, risolvere…

I particolari

Come ha raccontato la giovane autrice, la ligure Monica Bruschetta, classe 1980, “nasce alla fine di un bellissimo percorso intrapreso con il corso di Filmaking, organizzato dal Teatro del Banchéro di Taggia, a cura dei registi Simone Caridi e Riccardo di Gerlando. L’idea nasce da una canzone che riporta l’attenzione a quello che abbiamo perduto, senza quasi rendercene conto: l’amore per la scrittura, per la musica, per la vita reale. Immersi in un mondo digitale in cui dobbiamo essere sempre connessi, in realtà siamo totalmente sconnessi da ciò che ci accade intorno e ci perdiamo gesti, colori ed emozioni”.
Il corto è stato girato nel comune di Badalucco, grazie alla disponibilità del gestore del Bar la Piazza, in una sola, intensa giornata di lavoro. In principio era nato con i dialoghi ma si è trasformato in un corto muto dove lo spazio è tutto occupato dalle immagini, dai gesti, dove il messaggio passa soprattutto attraverso gli sguardi.
L’intensità di questa opera prima, in fondo un “saggio di fine corso”, colpisce fin dai primi fotogrammi, e si sviluppa nell’attesa di qualcosa nell’aria, che si rincorre tra un tavolino e l’altro del bar, e avviluppa i vari avventori, ognuno come perso nel suo mondo, pur se accanto a qualcuno. Fino al tocco finale, affidato all’ingenua consapevolezza di un bambino.
Intanto, la giovane e talentuosa Monica continua la sua carriera nel campo cinematografico, nell’ambito dell’associazione genovese ZuccherArte.

Regia: Monica Bruschetta
Cast: Sam Nazionale, Mauro Gambino, Luca Buonasorte, Nicoletta Cino, Carlo De Lucia, Francesco Viale, Ilenia Campione, Matilde Siri
Operatori: Simone Caridi, Riccardo di Gerlando, Eleonora Reggiani, Sonia Mureddu
Produzione: Italia, 2016
Durata: 6’

4 Avril 1968

By Jean

4 Avril 1968

4 Avril 1968

Sabine ha 7 anni e vive con la zia nelle campagne di Guadalupa. Quando, il 4 aprile 1968, lascia la sua casa con addosso il vestito più bello e le trecce ai capelli appena fatte, mai avrebbe dubitato che non sarebbe andata a scuola… infatti, lungo la strada la bimba si addentra nella foresta, dove incontra Akim, un giovane straniero che vive in una capanna. Sono gli anni in cui divampano le proteste delle comunità nere negli Stati Uniti e Sabine si ritrova senza saperlo nel rifugio di due Black Panther.

Il 4 aprile ‘68 è stato un giorno indimenticabile, non solo per gli afroamericani ma anche per quella grande parte di umanità che al sogno di un mondo in pace e senza pregiudizi voleva credere. Resta un punto fermo anche per la piccola Sabine che, in qualche modo, ha la percezione che qualcosa da cui non si torna indietro sia successo. Certo, non dimenticherà quell’avventura, che echeggerà nei suoi desideri e nei suoi sogni avventurosi di bambina.
Il film intreccia con delicatezza, in un quadro d’ambiente di grande fascino visivo, alcuni dei temi fondanti della cultura nera, come l’immigrazione, lo sradicamento culturale, la lotta, la disillusione, fondendoli sapientemente in un racconto di formazione che tocca e fa risuonare le corde del cuore.

Premi
Premio ISMU e Premio MoneyGram per il Miglior Cortometraggio al FCAAAL 2015 (Milano), “perché riesce a parlare della lotta per i diritti civili, in un periodo storico molto complicato, attraverso la storia di una bambina e quindi con uno sguardo poeticamente rivolto verso il futuro. Racconto a un tempo poetico e sociale, riesce a essere anche di grande attualità, visto il riaccendersi delle tensioni razziali negli Stati Uniti in questi mesi, e ci ricorda che l’esperienza di Martin Luther King è sempre viva e necessaria”; Premio della Giuria al Festival Regard du Monde 2015 (Francia); Premio Miglior Cortometraggio al Festival International du Film Insulaire de l’Île de Groix 2015 (Francia).

Regia: Myriam Gharbi
Cast: Anaïs Moffen, Gary Carr, Aude Legastelois
Produzione: Guadalupa/Francia, 2014
Durata: 23’
V.O. in francese con sottotitoli in italiano

Wojtek, l’orso soldato
Wojtek, l’orso soldato
Un fiore vero
Un fiore vero
U su'
U su’
The present
The present
The other pair
The other pair
Quel giorno
Quel giorno
Mi chiamo Giancarlo Catino
Mi chiamo Giancarlo Catino
Le lacrime sanno sorridere
La smorfia
La smorfia
It's my road
It’s my road
Il pescatore
Il pescatore
Gli occhi del mondo
Gli occhi del mondo
Giovanni Burlando's vision
Giovanni Burlando’s vision
Genova
g e n o v a
Chebet
Chebet
I parenti del Frantoio Nero
I parenti del Frantoio Nero
Calceide
Calceide — Quando lo sport diventa avanspettacolo
Bobby
Bobby
A mano libera
A mano libera
4 Avril 1968
4 Avril 1968