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A mano libera

By Jean

A mano libera

A mano libera

A mano libera è un cortometraggio delicato e toccante, nella sua semplicità, e affronta un tema molto attuale: la nuova incomunicabilità tra le persone, figlia della tecnologia, che dietro un’apparente continua condivisione tra le persone, le tiene distanti, pur se vicine fisicamente.

Come racconta la giovane autrice, Monica Bruschetta “nasce alla fine di un bellissimo percorso intrapreso con il corso di Filmaking, organizzato dal Teatro del Banchéro di Taggia, a cura dei registi Simone Caridi e Riccardo di Gerlando. L’idea nasce da una canzone che riporta l’attenzione a quello che abbiamo perduto, senza quasi rendercene conto:  l’amore per la scrittura, per la musica, per la vita reale. Immersi in un mondo digitale in cui dobbiamo essere sempre connessi, in realtà siamo totalmente sconnessi da ciò che ci accade intorno e ci perdiamo gesti, colori ed emozioni. Il corto  è stato girato nel comune di Badalucco, grazie alla disponibilità del gestore del Bar la Piazza, in una sola, intensa giornata di lavoro. In principio era nato con i dialoghi ma si è trasformato in un corto muto dove lo spazio è tutto occupato dalle immagini, dai gesti, dove il messaggio passa soprattutto attraverso gli sguardi”.

L’intensità di questa opera prima, in fondo un “saggio di fine corso”, colpisce fin dai primi fotogrammi, e si sviluppa nell’attesa di qualcosa nell’aria, che si rincorre tra un tavolino e l’altro del bar, e avviluppa i vari avventori, ognuno come perso nel suo mondo, pur se accanto a qualcuno. Fino al tocco finale, affidato all’ingenua consapevolezza di un bambino.

Scheda tecnica

Italia, 2016
Durata: 5’25’’
Regia: Monica Bruschetta
Operatori: Simone Caridi, Riccardo di Gerlando, Eleonora Reggiani, Sonia Mureddu Cast: Sam Nazionale, Mauro Gambino, Luca Buonasorte, Nicoletta Cino, Carlo De Lucia, Francesco Viale, Ilenia Campione, Matilde Siri.

A regola d'arte

By Jean

A regola d’arte

A regola d’arte

Una bella storia, legata al mondo della diversità, in cui il giovane protagonista riesce a oltrepassare i limiti della sindrome di Down grazie alla sensibilità e all’amore per l’espressione artistica. Così, il suo non essere “uguale” si trasforma in speciale unicità e in una genuina e ironica capacità di cogliere il senso del reale, senza artificiose sovrastrutture. Semplice ed essenziale, la trama: Sandro, un ragazzo down appassionato d’arte, e lui stesso fantasioso artista va a visitare una piccola mostra, nel suo paese, che espone dipinti visionari e simbolisti. Vi trova due esemplari di presunti esperti, intenti a valutare un disegno, sproloquiando su bizzarre interpretazioni. Ma lui, a suo modo, ne coglie la vera essenza… pur se incompresa dai sedicenti critici e dall’amico custode della galleria. Sandro, ispirato dalla visita e dalla… Gazzetta dello Sport,  torna e casa e finisce il collage ispirato a L’urlo di Munch cui stava lavorando.

A regola d’arte è il più recente cortometraggio del giovane regista sanremese Riccardo Di Gerlando. Un autore che la narrazione emotiva della vita, con le sue difficoltà e bellezze e che ha alle spalle una lunga fila di opere apprezzate e premiate in Italia e nel mondo. Coadiuvato dalla consueta, validissima troupe (Marco di Gerlando, Simone Caridi e Giancarlo Pidutti) e dallo sceneggiatore Nicola Licchi, ha firmato l’ennesimo lavoro sensibile e accurato fin nei minimi dettagli, ricco di spunti e riflessioni, mediati dal sorriso con cui si segue Sandro, il protagonista, attore già apprezzato nei precedenti 33 giri (2012) e L’amore incompreso (2013). Al suo fianco, nei panni del guardiano, il carismatico Anselmo Nicolino, spesso presente nei film di Riccardo Di Gerlando e di Sanremo Cinema. Il corto è stato girato nello splendido borgo di Badalucco, nell’entroterra del Ponente Ligure.

Notevole, la colonna sonora originale di Matteo Consoli, con la fisarmonica di Carlo Ormea.

Premi e riconoscimenti

Award of Merit IndieFEST Film Award – La Jolla (San Diego, California, USA)
2° Place International Independent FF Publicystyka – Kędzierzyn-Koźle (Poland)
2° Classificato Francavilla Film Festival – Francavilla di Sicilia (Messina, Italia)
3° Classificato Gioiosa in Corto – Gioiosa Marea (Messina, Italia)
Menzione Speciale Youtube Short Film Festival – Roma (Italia)

Selezioni

Official Selection Bluenose-Ability Film Festival (BAFF) – Halifax, Nova Scotia (Canada)
Official Selection IndieWise Film Festival – (Florida, USA)
Official Selection Cinema Touching Disability Film Festival – Austin (Texas, USA)
Official Selection Mikro Festival Amaterskog Filma – Belgrado (Serbia)
Selezione Ufficiale Festival del Cinema Nuovo – Gorgonzola (Milano, Italia)
Selezione Ufficiale Corto Corrente Festival – Fiumicino (Roma, Italia)

Scheda tecnica

Italia, 2016
Durata: 10’56’’
Soggetto, Regia e Montaggio: Riccardo Di Gerlando
Cast : Marco Pingiotti, Anselmo Nicolino, Elio Markese, Franco La Sacra, Marinella Rambaldi
Pittrice opera e collage: Sheila Rossin
Enti collaboratori: Associazione ArteSenzaConfini di Badalucco
Edy Santamaria, Fabrizio Ozenda, Pasquale Murachelli
Opere esposte: Francesco Mancini, Angelo Mancini, Edy Santamaria
Location: Badalucco ART Gallery,  Associazione Artesenzaconfini

Ferdinand The Bull

By Jean

Ferdinand The Bull

“C’era una volta nella Spagna solatia un piccolo toro che si chiamava Ferdinando. Lui era diverso dagli altri torelli che correvano, saltavano e si prendevano a testate: gli piaceva accucciarsi sotto un albero di sughero, ad annusare i fiori. Con il passare degli anni diventò molto grosso e molto forte. I suoi compagni volevano combattere nell’arena di Madrid, ma Ferdinando no, continuava a stare seduto nel suo posto preferito in mezzo agli amati fiori. Un giorno cinque uomini andarono a selezionare gli animali più grandi, forti e feroci per la corrida. Tutti i tori iniziarono a fare a gara per essere scelti. Non Ferdinando, a cui non importava. Ma, tornando sotto il suo albero, inavvertitamente si sedette sopra una vespa: dal dolore cominciò a correre sbuffando e muggendo come impazzito. I cinque uomini lo videro e urlarono di gioia, portandolo via su di un carro per il combattimento. Ferdinando il feroce venne annunciato in grande stile: ci fu la parata, i banderilleros, i picadores e infine arrivò il matador, e dagli spalti gli venne lanciato un mazzo di fiori. Quando Ferdinando corse in mezzo all’arena, tutti pensarono con paura che si sarebbe battuto all’ultimo sangue, invece si sedette mansueto ad annusare quei fiori. Il matador, furioso, fece di tutto per convincerlo a combattere, lo supplicò e infine si mise a piangere, perché non poteva dimostrare il suo valore, ma lui restò seduto ad annusare. Così venne riportato a casa, e per quel che si sa, sta ancora là, tranquillo, sotto il suo albero di sughero, ad annusare i fiori. Ed è molto felice. ”

Così narra la voce fuoricampo di questo meraviglioso cortometraggio e così sarebbe bello che fosse, nella realtà.

I particolari

Alla fine degli anni Trenta la gloriosa serie Disney delle Silly Symphonies (Sinfonie allegre) che per un decennio aveva incantato il pubblico, giunse al suo capolinea, dopo diverse fasi evolutive. All’inizio la grande protagonista era la musica, poi toccò alla trasposizione di fiabe e leggende universali e infine a predominare fu la sperimentazione pura, in vista delle meraviglie che di lì a poco sarebbero arrivate sul grande schermo. Con l’uscita di Biancaneve e i sette nani, nel 1937, nacque il nuovo filone dei lungometraggi, che monopolizzò gli sforzi dei più grandi artisti dello studio: ma i creativi avvertivano ancora l’esigenza di realizzare cortometraggi che raccontassero altre storie, un po’ fuori dagli schemi. Così lo stesso Walt Disney inventò un’etichetta-ombrello per permettere la realizzazione di cortometraggi fuori serie: gli special cartoon. Ferdinand the Bull è il primo titolo di questa nuova categoria. Il pubblico dell’epoca probabilmente faticò a distinguerlo da una delle Silly Symphonies, tuttavia lo short aveva un sapore differente.

Non è più la musica, infatti, a raccontare la storia, bensì la voce di un narratore. Inoltre, la vicenda è piuttosto strutturata e maggiormente incentrata sull’umorismo. L’idea per Ferdinand the Bull viene da un libro illustrato, scritto da Munro Leaf e disegnato da Robert Lawson: The Story of Ferdinand, uscito nel 1936. Un libro che non passò inosservato: all’indomani della guerra civile spagnola, i sostenitori di Francisco Franco lo vietarono, mentre nella Germania nazista rientrò nel novero dei titoli che Hitler ordinò di bruciare, per il chiaro messaggio pacifista. Ebbe miglior fortuna nell’Unione Sovietica di Stalin, in cui venne accettato come unico libro per l’infanzia non comunista, e in India, dove Mahatma Gandhi lo definì il suo libro preferito.

La versione disneyana è molto fedele al testo originale, sia nella narrazione sia nelle immagini, riprendendo le inquadrature e i paesaggi tratteggiati dallo scrittore, integrati con altro ottimo materiale. Pur adottando uno storytelling disteso e contemplativo, in linea con il temperamento del protagonista, Ferdinand The Bull non rinuncia a una buona dose di umorismo. Non più legati al registro delle Silly Symphonies, gli artisti si concedono una maggior libertà, ad esempio in scene come quella in cui la madre di Ferdinando guarda in camera, interdetta dall’esser stata definita dal narratore “una vacca“ o dall’utilizzo massiccio di caricature.

A questo proposito non si può fare a meno di citare il corteo che precede la corrida. Nell’arena vediamo sfilare uno dopo l’altro alcuni leggendari animatori dello studio come Ham Luske, Jack Campbell, Fred Moore, Art Babbit e Bill Tytla, mentre il ruolo, piuttosto ridicolo, del matador è affidato (a sua insaputa) allo stesso Walt Disney. Chiude la parata il suo valletto, autocaricatura del vero responsabile di questo easter egg: il grandissimo Ward Kimball. Quando Disney si accorse di esser stato ritratto nel cortometraggio, Kimball negò di essersi ispirato a lui, ma la somiglianza è evidente.

Ferdinand the Bull fu un vero trionfo per gli studios, che si aggiudicarono così un altro Oscar, nel 1939, il primo non ottenuto grazie ad una Silly Symphony.

Curiosità

Il toro Ferdinando torna nel 1985 per mano del fumettista italiano Romano Scarpa. L’artista veneziano riprende il personaggio, per renderlo protagonista insieme a Paperino e Zio Paperone della simpatica Venezia e i Tesori De’ Paperoni, in cui i paperi visitano la città lagunare. In tale occasione Scarpa regala a Ferdinando una nuova casa, annoverandolo tra gli animali della fattoria di Nonna Papera.

Nella versione italiana, il doppiaggio dei personaggi è stato affidato a voci famose: Maria Saccenti è la madre di Ferdinando, Cesare Polacco il toro gentile, Pino Locchi il narratore.

Scheda tecnica

Regia: Dick Rickard
Produzione: USA, 1938
Titolo originale: Ferdinand The Bull
Durata: 8’

By Jean

Kanye Kanye

Kanye Kanye

«La storia di questo mio piccolo film, Kanye Kanye, pieno di allegria e buonumore è ispirata a un libro del dottor Seuss (per chi non lo sapesse il Dr. Seuss — alias Theodor Seuss Geisel — è stato uno scrittore e fumettista statunitense, autore di più di 60 libri per bambini, fra cui Il Grinch e Ortone e i piccoli Chi)» ha dichiarato in un’intervista il regista Miklas Manneke. «Questo libro, The Sneetches, parla di un gruppo di piccole creature dalla pelle gialla che viene emarginato perché considerato diverso. Questa storia che pare scritta per i lettori più piccoli, è stata invece riconosciuta universalmente come un’allegoria contro il razzismo. Ecco, questo è esattamente ciò che ho cercato di fare con il mio film. Raccontare una storia un po’ assurda, divertente, sulla discriminazione, la divisione, la separazione, in una parola l’apartheid, dettata dalla follia degli uomini. ».

Vincitore di numerosi premi nel suo Paese e nei principali festival cinematografici internazionali, Kanye Kanye, (che letteralmente significa “assieme”) racconta la storia di un piccolo paese alla periferia di Johannesburg.

Piccolo, sì, ma anche di più, visto che è diviso in due per una stupida querelle che rasenta l’assurdo.

Tutto cominciò tanti anni fa, quando due amici di vecchia data — Mpho e Mpho — si ritrovarono a discutere animatamente sulla qualità di due mele, e su quale delle due fosse la migliore: la mela rossa o quella verde, senza riuscire a trovare una risposta o una soluzione al loro dilemma.

Questa discussione provocò la scissione più grave che la cittadina avesse mai avuto in tanti anni di storia, e Kanye Kanye venne divisa da una “linea” bianca per definire i due diversi territori e i loro abitanti. Chiunque pensava che fosse migliore la mela verde sarebbe andato ad abitare nella parte verde della città, in una casa verde e si sarebbe vestito sempre e solo di verde, mentre chi era convinto che fosse più buona la mela rossa sarebbe andato a vivere nella zona rossa della città, in una casa rossa, vestendo solo abiti rossi…

Se non che, un bel giorno di tanti anni dopo Thomas, un adolescente del lato verde, si innamora di Thandi, una ragazza che abita nel lato rosso della città.

Potrà l’amore della coppia superare i vincoli sociali e le divisioni storiche?

È straordinaria la leggerezza con cui questo cortometraggio affronta un tema così importante, portando alla luce con un sottile velo di ironia problematiche del mondo contemporaneo e del passato recente, quali l’etnocentrismo e la paura per tutto ciò che è diverso. Da qui la convinzione che la propria ‘mela’ sia la migliore, il non essere neanche disposti ad assaggiare una ‘mela’ che non sia la nostra.

Thomas e Thandi sono un po’ il Romeo e la Giulietta africani, ma a differenza dei due innamorati shakespeariani non hanno paura di nascondersi, anzi, sono disposti a sfidare chi crede che le due parti non possano mischiarsi.

Anche negli anziani del villaggio, ascoltando le conversazioni dei due giovani, sorgono spontanee domande come «In fondo a chi importa di una discussione su una stupida mela?». «Perché noi dovremmo essere semplici burattini di qualcuno di superiore che ha deciso delle nostre vite?».

«Ho sempre pensato che l’approccio con cui la platea internazionale guardava le storie ambientate nelle città sudafricane fosse tendenzialmente negativo» continua Manneke. «Come se per il resto del mondo una storia ambientata in Sudafrica debba per forza parlare di una realtà fatta solo di povertà, violenza, una diffusa criminalità, e poco altro. È vero, la storia di questo Paese purtroppo racconta anche di un profondo razzismo, di discriminazioni, di divisioni razziali. Ma non solo. La gente che nasce in Sudafrica — come nel resto del mondo — impara a vivere, ad amare, a crearsi un futuro, in questo Paese. E molti di loro sono anche felici di essere nati e di vivere qui, ed è proprio questo, che vi volevamo raccontare».

Cortometraggio squisito e conciso, che riesce, più di tanti altri film di tre ore a far riflettere su questioni importanti e contemporanee nella società africana, come l´apartheid che tra le principali leggi che costituivano il sistema aveva ai primi posti quella secondo la quale i matrimoni interrazziali erano proibiti.

Emozionante e diretto, coinvolgente e leggero Kanye Kanye trasmette per immagini un messaggio che arriva dritto al cuore, lasciando un numero di spunti non indifferente sui cui riflettere. E così rossi e verdi arrivano a un punto di mediazione, e chissà che questo non possa succedere anche nel nostro mondo.

Il regista

Miklas Manneke è un giovane regista e sceneggiatore sudafricano. Si è laureato alla prestigiosa South African School of Motion Picture Medium and Live Performance (AFDA). Il suo esordio avviene con il corto E-lectricity, girato durante il terzo anno di Accademia.

Kanye Kanye sta ottenendo numerosi premi in diversi festival internazionali.

Filmografia

Cortometraggi:

  • 2014 — Kanye Kanye
  • 2012 — E-lectricity

Premi

2014 — Portsmouth Film Festival: Miglior Cortometraggio / FESTICAB Film Festival: Miglior Cortometraggio / RiverRun International Film Festival: Miglior film narrativo studenti / Festival International du Court-métrage Etudiant de Cergy-Pontoise: Premio del Pubblico / Cinesud Film Festival: Premio del Pubblico per il miglior cortometraggio / Chicago International Film Festival: Premio del Pubblico / SAFTA: Miglior Film

Scheda tecnica

Regia: Miklas Manneke
Sceneggiatura: Miklas Manneke, Charles Ryder
Cast: Gundo Ramulifho, Bongeka Sishi
Sudafrica, 2014
Durata: 26′

L’aurora che non vedrò

By Jean

L’aurora che non vedrò

L’aurora che non vedrò

Un uomo di mezza età si lascia rapire dalle immagini di filmini d’epoca (fine anni ’50) in bianco e nero, proiettati sullo schermo di un grande salone privato, di cui si intuisce un glorioso passato. I video ci restituiscono il ricordo di una donna che fa familiarizzare il figlioletto di 6 anni con una piccola cinepresa, oggetto per lui ancora sconosciuto. La madre inizia quindi a riprendere scene di giochi e azioni varie fra lei e il piccolo, brevi momenti di tenerezza quotidiana, miscelando l’intimità familiare all’educazione all’uso della macchina da presa. Una delle sequenze al chiuso vede il bambino rincorrere la donna, ancora una volta per gioco e per amore. A un tratto però la donna crolla al suolo, vittima di un malore. L’uomo in sala allora avanza verso lo schermo, cercando un contatto fisico con lei, fino ad entrare nella realtà virtuale del vecchio filmato, incrociando il bambino, che invece ne esce. Da questo momento, le azioni dell’uomo sono tutte all’interno del filmino, quindi apparentemente impossibili, dato il salto spazio-temporale. Costui prende in braccio il corpo esanime e avanza verso la cinepresa, come a voler portare la madre, persa 50 anni prima, nella realtà attuale. Sul suo volto appare un neo, attraverso cui riconosciamo il bimbo dei filmati nell’uomo ormai adulto. La proiezione infine si blocca, segnalando la rottura della pellicola e lasciando immaginare l’uomo prigioniero dello schermo. Il posto a sedere, nel grande salone di famiglia, è ormai vuoto.

Il regista

Mimmo Mongelli è nato a Bari. Attore e regista, diplomato in Regia all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, ha studiato e lavorato con Ronconi, Trionfo, Bolognini, Camilleri, De Bosio e Gregoretti in produzioni di prosa, opera, televisione e cinema. Dall’83 ha firmato numerose regie (video teatrali e d’arte, documentari, corti e lungometraggi) portando i suoi lavori in prestigiosi contesti internazionali. Come autore ha scritto testi originali, adattamenti e traduzioni per teatro, radio, televisione e cinema. Dall’86 a oggi ha diretto numerosi laboratori di recitazione con professionisti e dilettanti (tra quest’ultimi alcune comunità di Rom e di detenuti). Docente a Roma in scuole di recitazione finanziate dalla Regione Lazio ed in Puglia in corsi intensivi di recitazione, ha coordinato la didattica e il saggio finale del Progetto Teatro Giovanile Pugliese, Corso di Formazione Professionale per Attori della Regione Puglia con i fondi UE. È docente di Regia e linguaggi cinematografici, Storia dello spettacolo, Storia della musica e del teatro musicale, Storia della scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Bari. Ha collaborato con riviste di interesse culturale per i temi inerenti il teatro ed ha ideato e curato la collana di Drammaturgia Contemporanea per la casa editrice “Il Ventaglio” di Roma. Ha diretto diverse compagnie teatrali e spazi di attività culturali e di spettacolo a Roma ed in Puglia. Ha collaborato con la Presidenza del Teatro Petruzzelli e del Teatro Stabile di Roma. Nel 2003 ha diretto e scritto il soggetto e la sceneggiatura del film La casa delle donne (sostenuto dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali) ora sul web con oltre tre milioni di visualizzazioni. Presiede il Levante International Film Festival — Festival Internazionale di Cinema Indipendente della città di Bari, e organizza numerose rassegne cinematografiche all’estero (Canada, Stati Uniti, Australia, Romania, Albania, Macedonia, Bulgaria, etc. ). È amministratore unico della società di produzione cinematografica 7th Art International Agency, per la quale ha prodotto il documentario Le donne della Torre Pelosa, il mediometraggio Watch! e il corto Lontani dalla Luna. I suoi ultimi lavori cinematografici sono il lungometraggio Outis Suite (2014), libera trasposizione dell’Odissea di Omero e la docufiction Franco Marcone: un uomo in piedi e la signora vestita di nebbia su un caso di cronaca nera legato alla mafia foggiana. In questi mesi è impegnato nella pre-produzione del documentario sugli immigrati di successo italo-canadesi Italiani anche noi. Il corto in 3D L’Aurora che non vedrò è stato prodotto per la Lucana Film Commission, accolto e premiato in numerosi Festival.

Scheda tecnica

Regia: Domenico Mongelli
Cast: Antonella Maddalena, Marcello Rubino, Roberto Rubino
Produzione: Italia, 2015
Durata: 10’35’’

Lazare

By Jean

Lezare — Per oggi

Lezare — Per oggi

Lezare ha la struttura del racconto morale, costruito come una rigorosa concatenazione di cause ed effetti, ma con la curiosa variante che Abush, il piccolo protagonista è insieme eroe (è con lui che simpatizziamo dall’inizio del film) e malfattore (è lui a distruggere ciò che la comunità si è sforzata di costruire). Il conflitto narrativo è dunque giocato soprattutto tra individuo (Abush) e comunità, dove la fame e il disagio di uno finiscono per distruggere il bene di tutti.

Da un punto di vista tematico sono toccati alcuni dei problemi più scottanti del contesto in cui il film è ambientato: fame, desertificazione, senso del bene comune. Il film è girato con una nitidissima fotografia digitale che esalta i colori vivi e privilegia inquadrature molto drammatico. Anche il montaggio è fortemente incalzante. Il contrasto tra la sofisticata tecnica cinematografica e la povertà dell’oggetto rappresentato può sembrare stridente, ma serve a far passare il messaggio.

Il regista

Zelalem Woldemariam, regista e produttore etiope, con il suo primo film, The 11th Hour, vince nel 2005 numerosi premi nei Festival internazionali. Fonda in quel periodo la Zeleman Production, una casa di produzione etiope che realizza documentari, film per la tv e programmi radiofonici. È inoltre direttore di un Festival di cortometraggi ad Addis Abeba. Attualmente sta cercando i finanziamenti per aprire una scuola di cinema in Etiopia.

Filmografia

  • The 11th Hour, 2005, lungometraggio
  • Lezare, 2010, cortometraggio

Premi

Tarifa African Film Fest 2010 (Premio della Giuria Giovane per il miglior cortometraggio), Giornate Cinematografiche di Cartagine 2010 (Tanit di bronzo per i cortometraggi), Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina 2011 (Menzione Signis e Premio Cem Mondialità).

Scheda Tecnica

Regia: Zelalem Woldemariam
Cast: Yemeserach Gambero, Mesfin Alemu, Binyam Teshome, Fantu Mandoye
Produzione: Etiopia, 2010
Titolo originale: Lezare
Durata: 14’
Versione: amarico con sottotitoli in italiano
Distribuzione in Italia: Fondazione COE — Centro Orientamento Educativo

 

Nyerkuk

By Jean

Nyerkuk

Nyerkuk

Nyerkuk è il secondo cortometraggio del regista sudanese Mohamed Kordofani. Un piccolo film diviso in due, un prima e un dopo. Il cortometraggio si apre su una tavoletta del Corano ancora da scrivere, come sembra ancora tutta da scrivere la giovane vita di Adam, che scorre serena nonostante la guerra, con il padre, nel loro villaggio. A simboleggiare questa serenità, sono le scene avvolte in una calda luce bianca. Ma per Adam cambia tutto con la morte del genitore, sotto le bombe. Il piccolo scappa in città, dove finisce nelle mani di uno sfruttatore che lo costringe, con altri coetanei, a lavorare o rubare per lui. Qui inizia il secondo film. La luce diventa plumbea e fredda come Adam, che è costretto a sostituire un padre amato con un padre padrone, verso cui è riverente e indifferente allo stesso tempo. Non è così per una sua amica, che mette in discussione quello che stanno facendo, che parla di haram contro halal, e insinua il concetto di giusto o sbagliato. Questo suscita il rifiuto di Adam, perché lo riporta ai tempi passati in cui la religione e il Corano erano parte di lui, mentre nel presente non gli appartengono più.

Finché, per rinascere, deve fare una scelta violenta ma anche un passo verso la liberazione e la fuga, più da qualcosa che verso qualcosa. Ma in fondo la violenza lo ha sempre accompagnato, prima come rumore di fondo, da cui era possibile estraniarsi ed essere protetto grazie alle cure e all’insegnamento del padre, poi come minaccia sulla sua esistenza, infine come unica arma di difesa possibile per giustificare l’apparente indifferenza di Dio verso i poveri e i disperati. Così diventa anche il motore del suo riscatto.

Un film duro sull’infanzia violata, sui bambini che non sono più bambini, perché cresciuti troppo in fretta, vittime di violenza anche quando ne sono gli autori. E, in sottofondo, un macro evento come una guerra che appare infinita e che continua, anche da lontano, ad allungare la sua ombra sugli innocenti e forse sempre lo farà. Così, anche solo scappare è combatterla.

Il regista

Mohamed Kordofani nasce a Khartoum (Sudan) dove si laurea in ingegneria aeronautica e parallelamente porta avanti la carriera di regista e produttore. Pur essendosi trasferito a 28 anni in Bahrein, il suo lavoro da cineasta resta focalizzato sulla realtà sociale sudanese. Il suo primo cortometraggio Gone from Gold, viene selezionato nel 2015 all’Alexandria film festival.

Nyerkuk è stato presentato in prima mondiale alle Journées cinématografiques de Carthage.

Filmografia

  • Gone for Gold, 2014
  • Nyerkuk, 2016

Premi

Journées cinématografiques de Carthage 2016; Red Carpet Film Festival 2016; Sudan Indipendent Film Festival 2017; Premio Arnone Bellavita Pellegrini Foundation al 27º Festival Cinema Africano, d’Asia e America Latina di Milano.

Scheda tecnica

Regia: Mohamed Kordofani
Cast: Fakhreldin Tariq, Khaed Abu Ashar, Ahmed Sidahmed
Produzione: Sudan, 2016
Durata: 19’
Versione: arabo con sottotitoli in italiano
Distribuzione in Italia: Fondazione COE — Centro Orientamento Educativo

By Jean

Piper

Piper

Uno stormo di piovanelli sta cercando cibo sulla spiaggia, correndo a beccare la sabbia quando l’onda si ritira. Un adorabile pulcino, Piper, che si tiene in disparte timoroso, viene amorevolmente incoraggiato dalla mamma a unirsi ai suoi simili. Mentre sta provando a imparare la tecnica giusta, ignaro della potenza delle onde, ne viene improvvisamente travolto. Sballottato e inzuppato si spaventa tanto da tornare al nido e non volerne più sapere di lasciarlo per avvicinarsi al mare. Ma quando vede un gruppo di paguri scavare più in profondità sulla riva per non essere trascinati via dalla corrente, imita il loro comportamento e scopre un nuovo bellissimo mondo sotto la superficie dell’acqua, dove il cibo abbonda. Il piccolo Piper si rassicura e comprende che, con un po’ di coraggio nel cambiare le cose, tutto può andare per il meglio. Per se stesso, e per il suo stormo.

I particolari

Dolcezza, profondità e sorprendente livello tecnico caratterizzano questo corto prodotto da Pixar Animation Studios, arrivato nelle sale insieme a Alla ricerca di Dory. La storia di un minuscolo piovanello alle prese con le prime difficoltà della vita, della sua mamma, del loro stormo e di un gruppo di paguri diventa la storia di tutti noi, quando con la giusta motivazione superiamo le paure che ci paralizzano, impedendoci di crescere e andare avanti nel nostro percorso.

L’ispirazione per questo piccolo capolavoro che ha intenerito il mondo è venuta al regista, Alan Barillaro, durante una delle quotidiane corse sulla spiaggia, a poche centinaia di metri da Emeryville California, sede degli Studios. Osservando il comportamento degli uccelli sulla riva dell’oceano ha trovato l’idea giusta per un breve apologo che vuol mostrare agli adulti, oltre che ai bambini, nella doppia lettura da sempre caratteristica della bella animazione, che con un po’ di perseveranza, anche attraverso i più duri frangenti, ce la si può fare, ottenendo risultati inattesi.

Come in molti dei cortometraggi Disney — Pixar, c’è molta più profondità di quanto ci si potrebbe attendere da un’opera che dura solo pochi minuti.

Piper mi ricorda l’infanzia” ha raccontato Barillaro. “I giovani dovrebbero avere la possibilità di esplorare il mondo e fare degli errori”.

Tecnicamente sopraffino, è anche una rappresentazione fedelissima di come gli uccelli e l’oceano si muovano davvero. Sembra incredibile che non si tratti di rendering digitale di gabbiani, vongole e granchi. Sorprende l’abilità degli autori anche nel rendere veri i minimi particolari, come le differenti sfumature della sabbia, con tonalità che variano dall’arancione al marrone e al bianco, o quelle del mare che appare talmente reale da suscitare stupore. Non c’è stato bisogno di frasi o dialoghi per comunicare, con incantevole nitore, una storia in grado di arrivare al cuore degli spettatori solo con il potere delle immagini.

Ma, in sottofondo, rende tutto più magico un tappeto sonoro di Adrian Belew, storico membro dei King Crimson.

Curiosità

Piper ha vinto l’Oscar 2017 come miglior cortometraggio d’animazione e l’Annie Awards per il miglior soggetto per un corto d’animazione.

Alan Barillaro è entrato a far parte Pixar nel 1997 lavorando al film A Bug’s Life. Ha anche lavorato su Monsters & co. , Alla ricerca di Nemo, Gli Incredibili, Ratatouille, WALL-E, Brave, Monsters University e i cortometraggi Jack-Jack Attack, Igor e Stu — Anche un alieno può sbagliare. Il regista ha rivelato che originariamente aveva iniziato a giocare con il personaggio di Piper come un test, ma è stato incoraggiato a continuare a lavorare sul progetto dal suo mentore Andrew Stanton, regista di Alla ricerca di Nemo.

L’intero film doveva essere narrato dal punto di vista di un piovanello che è alto 10 centimetri. Per capirlo, lo staff creativo ha visitato decine di spiagge californiane, il più spesso possibile, in modo da catturare emotivamente la storia nel modo corretto. Il regista è anche andato alle Hawaii con una telecamera Go-Pro per ulteriori ricerche.

Le pietre di paragone della narrazione per Barillaro sono l’illustratore Rockwell Kent e i dipinti classici.

Una delle cose che rende unico Piper è che tutto al suo interno è un personaggio: non c’è solo l’uccellino come protagonista, ma anche le onde e le bolle.

Il corto è stato realizzato con la stessa tecnica usata per Il viaggio di Arlo: per ogni uccellino, in modo da caratterizzarne le diverse personalità, sono state animate, collocate e modellate a mano dai quattro ai sette milioni di piume.

Scheda tecnica

Regia: Alan Barillaro
Produzione: USA, 2016
Titolo originale: Piper
Durata: 6’

By Jean

Rincoman

Rincoman

Il liceale Simone è diventato, suo malgrado, una star del web. I video di cui è protagonista impazzano su YouTube e i suoi followers fanno persino richieste sul contenuto dei successivi. Peccato siano il risultato di una vera e propria persecuzione messa in atto nei suoi confronti da un branco di perfidi compagni di classe, che lo hanno eletto bersaglio della loro vigliaccheria e non perdono occasione per umiliarlo, così, per puro divertimento. Ma anche le persone più miti possono nascondere un lato oscuro e quelle che sembrano perfette vittime sacrificali, un giorno, possono ribellarsi.

Perché quella scritta col pennarello indelebile sulla fronte, Rincoman, è proprio la goccia che fa traboccare il vaso…

I particolari

“Ciò che mi spaventa non è la violenza dei cattivi: è l’indifferenza dei buoni. ” La famosa massima di Martin Luther King in bianco su nero apre il cortometraggio, e già racchiude la storia che verrà raccontata e la condanna non solo per le misere bravate dei bulli, ma anche per la stolta indifferenza di chi assiste, dai compagni di scuola agli stessi docenti.

L’opera punta il dito contro i barbarici modelli adolescenziali che contaminano le aule e i corridoi dei licei, concentrandosi, più che sulle persecuzioni, sugli effetti psicologici che queste producono nelle vittime. Una situazione estrema può spingere un bravo ragazzo a compiere un gesto estremo? E la violenza è la risposta giusta alla prevaricazione? Secondo la saggezza, e questo piccolo grande film, “occhio per occhio dente per dente” non può considerarsi la giusta panacea, perché reagendo ai mostri con gli stessi strumenti si rischia di trasformarsi in mostri peggiori. La sequenza finale pone più di un interrogativo, in un crescendo di tensione che tiene fino all’ultimo lo spettatore con il fiato sospeso.

Il cortometraggio è l’opera più recente della genovese Scuola di Teatro e Cinema per ragazzi ZuccherArte, affermata e premiata a livello nazionale e internazionale, e impegnata in un ruolo non solo artistico e culturale ma anche educativo.

Rincoman è stato selezionato presso la 47ª edizione del Giffoni Film Festival nella sezione internazionale Elements +10, aggiudicandosi un posto tra gli otto finalisti, su 4500 opere pervenute da tutto il mondo. A Giffoni ha ottenuto un ottimo riscontro di pubblico e critica, tanto che la stessa homepage del prestigioso Festival ha pubblicato la notizia del suo lancio sul web. Lo scopo è metterlo a disposizione di enti e scuole che si occupano a vario titolo del problema del bullismo in generale e del cyberbullismo in particolare. In questo caso, internet e il cinema, in sinergia, possono essere un ottimo strumento di sensibilizzazione per i giovani e giovanissimi su quella che è diventata una piaga sociale.

I registi

Marco Di Gerlando è nato nel 1980, a Sanremo. Diplomato in Regia presso la Scuola d’Arte Cinematografica di Genova. Con i suoi cortometraggi ha ottenuto più di cento selezioni internazionali e ha vinto numerosi premi tra cui il Miglior Corto Europeo all’Opuzen Film Festival (Croazia, 2014), l’Award of Excellence agli Accolade Global Film Competition (Usa, 2014) e agli Indie Fest Film Awards (Usa, 2014). Nel 2015 il suo corto La Mosca è stato selezionato tra i sei finalisti nella sezione internazionale Elements +6 del Giffoni Film Festival. Conduce laboratori di cinema per ragazzi e adulti, ha all’attivo diversi premi nazionali di rassegne di Cinema per le scuole tra cui il primo premio assoluto, sezione Cinema, al Globe Educational Festival 2010 e 2012, il premio Rai al Sottodiciotto Film Festival di Torino del 2012 e il primo premio l’anno successivo.

Ludovica Gibelli, attrice e regista, ha lavorato per anni per il teatro e la danza. Ha studiato pedagogia teatrale all’Accademia di Arte Drammatica Silvio D’Amico di Roma. Diplomata in Teatro Educativo alla S. E. T. E. e in regia presso la Scuola di Cinema Zuccherarte di Genova, è responsabile dei progetti per l’infanzia La Botteguccia della Fantasia. Con i cortometraggi realizzati nell’ambito dei corsi da lei condotti ha vinto numerosi riconoscimenti, tra i quali il premio MyGiffoni al Giffoni Film Festival.

Scheda tecnica

Regia: Marco Di Gerlando, Ludovica Gibelli
Staff: Simone Costa, gli allievi della scuola di cinema per ragazzi Zuccherarte
Produzione: Italia, 2017
Titolo originale: Rincoman
Durata: 16’

By Jean

U sù

U sù

Un uomo, su una Mini Minor rossa che ha visto tempi migliori, attende impaziente che un benzinaio, “il Sordo” (u Su’) capisca che deve fargli il pieno. E pure di fretta, perché c’è da fare un viaggio importante. Bisogna arrivare in tempo. La benzina c’è, anche se annacquata, si può partire. La vecchia auto fa le bizze, si ferma, riparte, attraversa la città incrociando vari personaggi, dai Carabinieri al prete, a una ciurma di ragazzini irrispettosi… Ha una destinazione, un uliveto perso nella campagna, tra il color argilla della terra bruciata e l’argento degli alberi ritorti. L’uomo ha un invisibile e silenzioso passeggero, al quale parla delle sue ossessioni: il caldo, la benzina annacquata dal Sordo, una sigaretta che vorrebbe disperatamente fumare e, soprattutto, la neve… “Puoi far nevicare all’inferno?” chiede invano al misterioso compagno di viaggio. È il suo sogno, vedere i fiocchi bianchi danzare nel cielo. Gli sembra impossibile, gli sembra troppo tardi, ma certi desideri, a volte, possono avverarsi…

I particolari

La poetica della diversità, al di là degli inferni personali e di quelli intorno, con i loro cancelli chiusi che non sanno fermare l’immaginazione, libera di viaggiare fino a un paradiso innevato. È questo il cuore di un corto, firmato dall’attore e regista bitontino Mimmo Mancini, che ne ha toccato molti, lasciando un gusto dolceamaro nello spettatore, soprattutto nel finale.

Le immagini scorrono, accompagnate dalla musica toccante (fresca, la definisce il protagonista… ) di un altro bitontino, Pasquale Abaticchio, tra le stradine e le case antiche di una Bitonto affascinante e la bellezza accecante e bruciata dal sole della campagna pugliese, coi suoi uliveti secolari. Il protagonista racconta, ride, si dispera, prega e infine sembra arrendersi, nel suo ritorno verso la realtà. Un bambino che non è mai cresciuto, che parla a Gesù come a un amico e non riesce a smettere di sognare, anche da un auto ferma su quattro sassi davanti al luogo “diverso” in cui bisogna rientrare, alla fine della giornata. Il portone tra due mondi si chiude dietro un’umanità che non abbandona, forse, la speranza. Dentro, la vita riprende a scivolare seguendo un altro tempo. Fuori, malgrado il sole splenda ignaro, inizia piano a nevicare…

U Su’, straordinariamente interpretato dello stesso regista (d’altronde attore di successo, a teatro, al cinema e in tv) tocca le corde emotive con forza e tenerezza, mentre si segue un viaggio che non si capisce fino alla fine dove porterà. Una fotografia vivida fa da sottofondo, dipingendo paesaggi di mediterranea bellezza. La narrazione passa dall’ironia alla commozione senza mai calcare la mano, anche nella scena più dolorosa dell’abbraccio al vecchio albero, pura poesia.

Non a caso, nella motivazione del primo premio ricevuto al Levante Film Fest nel 2008, nella sezione Experience, si legge “per i suoi valori poetici, espressivi, la sapienza delle riprese e la notevole prova attoriale del protagonista”. Un piccolo capolavoro che ha convinto la critica e piace al pubblico per l’attenzione riservata alle difficoltà di vivere una realtà parallela (un’attenzione per gli “ultimi” che Mancini indica tra le priorità del suo lavoro) e la cura nella realizzazione.

Il regista

Mimmo Mancini nasce a Bitonto il 18 maggio 1960. Inizia la carriera artistica a diciassette anni, con un corso teatrale, a Bari, e debutta con alcune compagnie locali. Nel 1984, la prima tournée nazionale con Carlo Hintermann e Bianca Toccafondi. Trasferitosi a Roma dopo varie esperienze di studio, teatro, cabaret, televisione e radio, scrive e interpreta due spettacoli di grande successo, Non venite mangiati e Vi faremo sapere. In teatro ricopre ruoli in molti spettacoli di successo e anche in televisione gli affidano ruoli in fiction e film come L’attentatuni, La guerra è finita, L’uomo sbagliato, Il Maresciallo Rocca, Distretto di polizia. Per il cinema partecipa ad Arriva la bufera di Daniele Lucchetti, Colpo di Luna di Alberto Simone (menzione speciale al Festival di Berlino 1995), A domani di Gianni Zanasi (in concorso alla 56ª Mostra di Venezia), Ospiti di Matteo Garrone, Lacapagira di Alessandro Piva, Il caimano di Nanni Moretti. Ha all’attivo la regia di quattro cortometraggi, di cui ha curato anche il soggetto e la sceneggiatura: Sul mare luccica e Arroganti, girati in pellicola, U su’ e Direzione Obbligatoria girati in HD.

Ameluk segna il suo esordio alla regia cinematografica.

Scheda tecnica

Regista: Mimmo Mancini
Cast: Mimmo Mancini, Anna Ferruzzo, Davide Marmone
Produzione: Italia, 2008
Durata: 17’

A mano libera
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A regola d'arte
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L’aurora che non vedrò
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Lezare — Per oggi
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U sù