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Amore, cucina e curry

by Jean

Amore cucina e curry

Un pizzico di fascino orientale. Un tocco di eleganza francese, e poi spezie, passione e fantasia…
Ecco gli ingredienti principali di questo nuovo film di Lasse Hallström, che strizza furbescamente l’occhio al suo Chocolat di quindici anni prima, pur raccontando una storia con ritmi, personaggi, e vicende diverse. Ma non troppo.

L’ambientazione, in effetti, è molto simile a quella del film che vide una deliziosa Juliette Binoche e un fascinosissimo Johnny Depp impegnati a lottare contro pregiudizi di un piccolissimo paese sperduto nella campagna francese.
Perché anche qui la location della commedia è un piccolo paese, più precisamente il vero villaggio di Saint-Antonin-Noble-Val, nel sud della Francia, un delizioso paesino nel rigoglioso paesaggio pastorale dei Pirenei dove il tempo sembra essersi fermato.
Un paesino da favola, dove ognuno di noi, molto probabilmente, abiterebbe volentieri, per scappare alle brutture delle grandi città ormai faticose da vivere, con ritmi disumani, tempi strettissimi, nervi spesso a fior di pelle e pessimi rapporti umani.

Non che i rapporti fra i nostri protagonisti siano sempre… latte e miele, tanto per restare in tema gastronomico. Perché fra i due personaggi principali della nostra storia non sempre si presenta tutto facile. A cominciare dai gusti e dalle tradizioni, che sono senz’altro completamente all’opposto, non fosse per altro, perché i due vengono proprio dagli angoli opposti del pianeta.

È dunque un film in cui si parla di cucina e immigrazione, o meglio ancora cucina e integrazione tra due culture e tradizioni molto diverse. E forse nessun film, per quanto il tema qui sia sfiorato con il tono lieve di una favola, può farlo meglio di questo che vede coinvolti nel progetto l’autore del libro da cui il film è tratto, cioè un Americano espatriato, nato in Portogallo e cresciuto in Svizzera; il regista e il direttore della fotografia, Svedesi; una meravigliosa attrice che è la quintessenza della cultura britannica (ma ha origini russe) che interpreta la parte di un’acida signora francese, il tutto condito con un’intera famiglia indiana esiliata in Francia… Una bella mescolanza, verrebbe da dire.

Ma veniamo alla nostra storia…

Che inizia in India, a Mumbai, dove la famiglia Kadam è proprietaria di un bel ristorante, che viene gestito da tutta la famiglia. Il patriarca, Papa, è responsabile della sala, aiutato dai figli che servono ai tavoli. È lui che accoglie i clienti, e suggerisce gli abbinamenti dei vari piatti, ma il primo chef in cucina è proprio la signora Kadam, che insegna al figlio Hassan tutti i segreti e le ricette della tradizione, con i loro profumi, i loro sapori, e le spezie meravigliose.
Ma un brutto giorno, questa famiglia che sembra avere una vita piena di delizie culinarie e piccole gioie quotidiane conosce il dolore di una grave perdita. In seguito al risultato di un’elezione politica che ha provocato una sommossa popolare, il ristorante viene distrutto e messo a fuoco. L’incendio non distrugge soltanto il lavoro di anni di fatica, ma si porta anche via Mamma Kadam. Superati i primi attimi della tragedia, i Kadam lasciano il loro Paese di origine per trasferirsi nel Vecchio Continente.
Dopo un anno passato in Inghilterra, decidono di attraversare la Manica perché — come spiega Hassan a un ufficiale della dogana francese — in Gran Bretagna le verdure “non hanno un’anima”.

Una volta confessato di essere un semplice cuoco e non uno ‘Chef’, una volta ammesso di non saper cucinare altro che una samosa, Hassan e famiglia vengono finalmente ammessi in Francia. E mentre Papa (interpretato da un Om Puri semplicemente eccezionale) conduce tutti i figli attraverso la campagna fermandosi solo ogni tanto a raccoglier qualche gustoso pomodoro, il loro scassatissimo
pullmino ha un incidente: i freni si rompono e bisogna fermarsi per forza, proprio fuori del grazioso villaggio di Saint-Antonin-Noble-Val. Non ci vorrà molto perché Papa si convinca che quello è stato solo un segno del destino, e ancora di più si convincerà della verità delle sue teorie quando vedrà un vecchio ristorante abbandonato in vendita che, secondo lui, gli è stato indicato da Mamma Kadam dall’alto dei cieli.
Ahinoi, tutta la famiglia scoprirà molto presto di essere sfuggita a una guerra civile per piombare in un’altra guerra… all’ultima pentola. Sì, perché il ristorante indiano Maison Mumbai, con il suo dehors e la sua musica etnica ad alto volume dovrà combattere con l’elegante e raffinato ristorante Saule Pleurer (salice piangente) che si trova proprio sul lato opposto della strada, a soli trenta metri (i famosi cento passi del titolo originale) di distanza. E la proprietaria del Saule Pleurer — che può vantare una prestigiosa Stella Michelin — Madame Mallory (a cui dà il volto e il carattere una fantastica Helen Mirren), è una vedova altezzosa, severa sostenitrice della cucina nazionale, che dirige il suo ristorante con algida professionalità e rigore degno di un alto ufficiale.
Va da sé che un rivale etnico proprio di fronte non possa che recarle un gran disturbo.
Comincia così una lotta all’ultima forchetta, con dispetti e ripicche da parte dell’una, prima, e dell’altro poi.
E mentre i due “vecchi” proprietari si fanno dispetti e scaramucce, il giovane Hassan impara i primi rudimenti della cucina francese, grazie anche a Marguerite — aiuto-chef del Saule Pleurer — che gli presta i suoi libri, gli insegna alcuni trucchi e gli svela alcuni segreti della cucina nazionale. Spesso si incontrano lungo il fiume, dove Hassan va alla ricerca del pesce più fresco, o fanno passeggiate a piedi e in bicicletta in cerca di funghi, fino a quando non scocca qualcosa di più di una scintilla…
Ma per quanto fra i due protagonisti più giovani sia percepibile una certa alchimia, non è la loro storia d’amore a reggere il ritmo narrativo del film. Sono invece i due mostri sacri del cinema, con le loro battute e i loro dispettucci a dare vigore e sapore a tutta la vicenda, che sarebbe altrimenti abbastanza banale e un poco insipida.
Madame Mallory è sempre più indispettita dal successo del suo rivale, al punto che va persino dal sindaco a lamentarsi e a chiedere che faccia chiudere quell’orribile locale. Con poco successo, in verità. Papa, per parte sua, rovina una serata importantissima al Saule Pleurer quando va a comprare tutti i piccioni che a Madame servivano per preparare una specialità della casa dedicata a chissà quale importante Ministro.
E con il tempo le cose non migliorano. Anzi. Lo chef di Madame, convinto di agire per il meglio, assolda un po’ di amici che scrivono frasi razziste sul muro della Maison Mumbai, e danno anche fuoco al ristorante. È come se la storia si ripetesse.
Nell’incendio, Hassan si ferisce, riportando ustioni gravissime che lo costringeranno a tenere le mani fasciate per diverso tempo.
Questo episodio rappresenta però la svolta nei rapporti fra i due rivali. Perché Madame Mallory ha — in fondo — una sua etica, un senso di lealtà e di onestà. E non accetta atti vandalici o razzisti nei confronti di chicchessia. Lo chef viene prontamente licenziato, e il muro ripulito a dovere.
E siccome non tutti i mali vengono per nuocere, anche il suo rapporto con i vicini migliorerà. Al punto che, dopo una prova di omelette brillantemente superata, Hassan verrà assunto da Madame come suo nuovo chef, con un certo disappunto da parte di Marguerite, che sperava di venire finalmente promossa al rango superiore.
Fine di una storia d’amore? Sembrerebbe proprio di sì, ma la cucina ha un ruolo più importante, e Hassan diventa sempre più bravo e raffinato. Talmente tanto che, con grande commozione di tutti, grazie a lui il Saule Pleurer ottiene finalmente la seconda stella Michelin.

Per Hassan è l’inizio di una carriera meravigliosa.

E per Madame Mallory e Papa Kadam è l’inizio di un’amicizia, fondata finalmente sul reciproco rispetto e sull’affetto che tutti e due provano per quel giovane talento dei fornelli.
Vanno persino a scuola di ballo insieme, e Papa la definisce la sua “quasi fidanzata”. Tutto sembra finalmente andare per il meglio. Hassan viene assunto dal più rinomato ristorante di Parigi, le più importanti riviste di cucina gli riservano le copertine patinate e le interviste più esclusive; tutti critici ne cantano le lodi, parlando della sua capacità di fondere i sapori d’Oriente e quelli d’Occidente, ma a poco a poco si ha l’impressione che gli manchi qualcosa. Fino alla sera in cui un suo aiutante cuoco non gli fa assaggiare di nuovo un piatto tipico della cucina indiana cucinato con le spezie che sua madre gli ha spedito… Sarà questa la ‘chiave di volta’, la molla che farà ricordare ad Hassan che “i piatti e la cucina sono memoria” e gli farà venire voglia di tornare “a casa”.

Il finale non ve lo raccontiamo. Un po’ perché a questo punto forse lo avrete immaginato da soli, un po’ perché non vi vogliamo rovinare il gusto di un bellissimo finale per una bellissima favola.
Una favola ben scritta e sviluppata nel complesso, che coniuga nelle giuste dosi  romanticismo e commedia.
Convince e piace come lo sceneggiatore abbia raccontato le diversità culturali  e non solo tra due mondi attraverso la cucina e la descrizione dei vari personaggi.

Ma è la cucina, la vera protagonista di questa fiaba, a cui fanno da meravigliosi comprimari tutti gli attori: è la cucina con i suoi sapori, i colori, i profumi che purtroppo non possiamo sentire ma solo immaginare, ed è attraverso la cucina che si crea questa integrazione, questa mescolanza di tradizioni e di profumo di cardamomo e garam masala che conquistano persino la fondue burguignonne… due culture che si fondono e si completano attraverso un linguaggio universale.
Perché in fondo, Amore cucina e curry non è altro che un racconto che rappresenta il trionfo sulla condizione di esiliati, strabordante di passione, maggiorana e madras.
Il ritratto di due mondi che si scontrano e si incontrano, e dell’ambizione di un ragazzo che cerca solo di ritrovare la serenità e l’atmosfera di una vera casa… in ogni pentola, in ogni cucina, in qualsiasi parte del mondo.

Curiosità

  • Amore, cucina e curry è l’adattamento cinematografico del best-seller di Richard C. Morais che, proprio come nel film, racconta il percorso e la maturazione di Hassan Haji, chef di un ristorante indiano nella regione del Jura e la sua rivalità con il pluripremiato chef del ristorante stellato suo vicino.
  • Per assorbire meglio l’atmosfera culinaria che ‘avvolge’ tutto il film, gli attori Charlotte Le Bon e Manish Dayal si sono recati in diversi ristoranti per osservare e apprendere le varie tecniche dei veri chef all’opera. Altri consulenti sul set sono stati gli chef francesi Vincent Meslin e Lanaic Jourden e l’indiano Anil Abhimanyu Sharma.
  • Amore, cucina e curry vede la prima partecipazione sul grande schermo di Charlotte Le Bon (ex-miss meteo di Canal+) a una produzione americana.
  • Soltanto una parte della distribuzione cinematografica è di origine indiana. Oltre all’autore della colonna sonora originale, che infatti è firmata da A.R. Rahman, come si nota nei titoli di coda. A questo illustre compositore si deve anche la colonna sonora del pluripremiato film di Bollywood The Millionaire.
  • Questo film segna il debutto cinematografico degli attori Aria Pandya e Dillon Mitra, già famosi in patria come attori di teatro.
  • Le riprese sono state effettuate alla città del cinema di Luc Besson, presso Seine-Saint-Denis, oltre che nel villaggio di Saint-Antonin-Noble-Val, dove in effetti si svolge la storia. Il mercato della cittadina è stato in qualche modo ‘privatizzato’ per un’intera mattinata per esigenze di scena e di copione. Le ultime riprese sono state effettuate a Carlus, un paesino che si trova vicino ad Albi, nella regione del Tarn. In totale, fra esterni e interni, il film ha richiesto 52 giorni di lavorazione in Francia, seguiti da quattro giorni in India con una troupe ridotta.
  • Non è la prima volta che Lasse Hallström si interessa alla gastronomia, o che decide di girare in Francia. Nel 2001 aveva già diretto  Juliette Binoche nel film Chocolat, girato per lo più in Dordogna.
  • Un regista e un direttore della fotografia svedesi, una squadra di produzione americana, l’attrice principale di origine britannica, e i co-protagonisti indiani e francesi : la distribuzione di Amore, cucina e curry e tutta la troupe riflettono senz’altro la multinazionalità e la fusione di culture di cui si parla nei film. “Si parlavano fino a quattro lingue diverse, durante le riprese: inglese, francese, svedese e hindi. La troupe era davvero in perfetta coerenza con il film… più multiculturali di così!” ha ricordato la produttrice Janet Blake.
  • Le scene in cui si vede il ristorante di Madame Mallory sono state girate in un castello del XIX secolo conosciuto come il Castello della Durantié.
  • L’elegante ristorante di Parigi è in realtà il Georges, in cima al centro Pompidou, anche se ribattezzato nel film e ricostruito come un ristorante… in realtà era soltanto un set.
  • Om Puri, che nel film interpreta Papa, veniva chiamato Papa dalla troupe anche fuori dal set. È entrato così bene nella parte, che ha deciso di lasciare l’albergo dove risiedeva con gli altri attori per prendere un appartamento in cui cucinare per tutti.
  • I due ristoranti che si fronteggiano sui due lati della strada sono stati modificati al computer: la casa presentata come Maison Mumbai in realtà si trovava di fronte a un grande prato. La squadra di scenografi ha pavimentato 75 metri di strada e ha costruito sul lato opposto una facciata di palazzo con un grande schermo blu sul tetto.
  • Sebbene il romanzo sia ambientato negli anni Novanta, la storia è stata resa più attuale per il film.

Scheda tecnica

  • Titolo originale The Hundred-foot Journey
  • Paese di produzione India-USA
  • Anno 2014
  • Regia Lasse Hallström
  • Cast Helen Mirren, Manish Dayal, Charlotte Le Bon, Om Puri, Amit Shah, Farzana Dua Elahe, Dillon Mitra, Aria Pandya
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