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Alamar

by Jean

Alamar

Matraca è un anziano pescatore, legato alla tradizione. È nato e vive in un atollo incontaminato, perduto nei mari del Messico. Esercita la pesca seguendo i metodi degli antenati nel Banco Chinchorro, un’estesa barriera corallina. La sua vita solitaria nella piccola palafitta viene piacevolmente stravolta, un giorno, dalla visita del figlio Jorge e del nipotino Natan. Il bambino ha cinque anni e vive a Roma con la mamma italiana, Roberta. I genitori si sono molto amati, ma hanno dovuto arrendersi alle profonde diversità dellle loro radici, separandosi. Forse, come sostiene Roberta, si sono conosciuti e uniti solo per dare alla luce quel figlio, frutto di un amore che purtroppo non ha resistito alle differenze. Natan sta per cominciare la scuola, ma prima di questo importante esordio in un nuovo mondo il padre vuole fargli conoscere il suo, di mondo. Giunti a Banco Chinchorro, Natan e Jorge accompagnano ogni giorno il nonno a pescare. Il bambino scopre una profonda connessione con la natura, imparando a perlustrare l’affascinante universo che si cela nel blu. Fa anche amicizia con un uccello marino, che chiama Blanquita. Quando un giorno scompare, Natan capisce che è giunto il momento di salutarsi. Ma quel che ha imparato in mare nel suo magico viaggio ancestrale rimarrà con lui per sempre..

I particolari

Alamar è un prodotto ibrido. Non è un film. Non è un documentario. È qualcosa che sta nel mezzo e lo fa in maniera egregia, forse perché, più che per dare corpo a un progetto esclusivamente cinematografico, è nato da una necessità imprescindibile del regista. Un tentativo di salvare, attraverso la diffusione della sua straordinaria bellezza, un angolo di mondo in pericolo. Gonzàlez-Rubio, vivendo nell’area, ha compreso come il Banco Chinchorro, dichiarato nel 1966 dall’UNESCO Riserva Naturale della Biosfera, stia diventando una rarità da preservare. In un ambiente sempre più minacciato da politiche economiche sempre meno rispettose dell’ecosistema, il piccolo paradiso della barriera corallina rischia di scomparire. Così, il regista ci accompagna in un mondo genuino e straordinario, facendocelo scoprire attraverso la curiosità, la tenerezza, la sorpresa negli occhi del giovanissimo protagonista. Un mondo inesplorato e, per questo, paradisiaco nel senso più stretto del termine.

Un’esperienza strana, e straordinaria, in cui ci ritroviamo a fissare sognanti quelle acque cristalline, ricche di vita, a condividere un’esistenza semplice, fatta di pesca all’antica, infinite tazze di caffè e una palafitta di legno. Un sogno che si assapora in un silenzio quasi assoluto, rotto solo dai dialoghi – veri e pensati – da qualche canzone in spagnolo e dalla voce, a volte assordante, del mare. Quello di Gonzáles-Rubio è un documentario calato nella più accattivante cinematografia, il racconto di un’intera comunità, di un modo di vivere, tenendo affettuosamente per mano un bambino che scopre, contemporaneamente dicendo addio, una dimensione splendida che porterà nel cuore al rientro sereno in un’Italia invernale. Mentre scorrono le immagini di Alamar (una contrazione di “al mare” in spagnolo) è facile perdere il senso del tempo, facendosi dolcemente ipnotizzare da una favola vera che racconta paesaggi e intimità, natura e famiglia con poche parole, immagini essenziali e magnifiche, bellezza senza artifici. Proprio come la vita a Banco Chinchorro, di chi non vuole e non vorrebbe altro dalla vita che fissare il mare e le stelle che vi si riflettono. La meraviglia negli occhi di Natan contamina miracolosamente chi osserva con lui, e attraverso lui, il mondo come dovrebbe essere, e in cui sarebbe bello vivere.

Dispiace che, per vederlo in Italia, si sia dovuto attendere otto anni dalla produzione, nonostante i premi vinti in numerosi festival. Ma il tempo non ha minimamente scalfito l’intensità della narrazione, o la qualità delle immagini. Facile fare riferimento al cinema di Folco Quilici, ma il tocco in più è la speciale attenzione di un regista che descrive il luogo in cui vive, fondendo finzione e realtà, e affidando a quest’ultima l’occasione per lanciare un messaggio universale di rispetto e amore per il delicato equilibrio Uomo-Natura. Così racconta Pedro Gonzalez-Rubio: “Alcuni anni prima di girare Alamar mi ero trasferito a Playa del Carmen, guidato dai miei ricordi d’infanzia. Molte cose erano cambiate. Il vilaggio di pescatori era divenuto l’epicentro della più veloce crescita urbana in Messico. Il turismo di massa si è reso responsabile della distruzione di un’estesa barriera corallina per far posto alle navi da crociera, della costruzione di hotel che devastano la costa, dell’inquinamento del mare, minacciando l’intero ecosistema e condannando molte specie a un infausto futuro. Attraverso una storia basata sulla relazione tra l’uomo e l’ambiente a Banco Chinchorro, volevo restituire il mio amore per questa regione e l’ammirazione e il rispetto che nutro per i suoi pescatori. Non volevo un approccio distante e intellettuale. Volevo raggiungere un’esperienza visiva che suggerisse empatia con i personaggi. Mentre conducevo le ricerche, lavoravo a una storia basata sulla relazione tra padre e figlio. Alamar è stato ispirato dalla semplicità dell’essere felici. Le attività quotidiane a Banco Chinchorro e l’interazione con il nonno Matraca, costituivano il perfetto tipo di esperienza in cui Natan potesse apprendere una forma ancestrale di interazione uomo-natura. È un bambino che si muove tra i due mondi: una vita semplice e sobria quando sta con il padre, una società urbana quando è con la mamma. Non è che una realtà sia migliore dell’altra, sono semplicemente diverse e il bambino riesce ad essere se stesso in entrambe, libero da qualunque pregiudizio. Ho cercato di guardare dal suo punto di vista, per dar forma a un sentimento puro in ogni senso. L’ambiente abbracciava i personaggi in maniera naturale, come se gli appartenessero, senza tempo. Ma l’idea di impermanenza è presente nella realtà dei personaggi fin dal primo momento, e fino all’ultimo fotogramma. La scelta del padre è quella di tornare alle sue origini per insegnare a suo figlio i veri valori della vita.”

Scheda tecnica

Titolo originale: Alamar
Regia: Pedro Gonzalez-Rubio
Cast: Jorge Machado, Roberta Palombini, Nathan Machado Palombini, Nestor Marin
Produzione: Messico, 2009
Durata: 73 min

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