Ma révolution

Quando l’eco della Primavera Araba arriva fino al cuore di Parigi, molti scendono per le strade della capitale a manifestare il loro sostegno. Ma non il quattordicenne Marwann. Nonostante le sue radici tunisine, è troppo occupato a gestire i problemi dell’adolescenza: rendersi indipendente dai genitori, essere popolare a scuola e attirare l’attenzione della bellissima Sygrid, che lo ignora. Ma una sera il ragazzo si imbatte per caso in una manifestazione e un giornalista lo fotografa. Il giorno successivo, il suo volto compare sulla prima pagina del più importante quotidiano francese. Senza volerlo, diventa l’eroico simbolo della Rivoluzione dei Gelsomini a Parigi e, di conseguenza, il ragazzo più figo della scuola. Per conquistare il cuore della ragazza di cui si è innamorato, Marwann si cala nel ruolo del rivoluzionario e, mentendo, si diverte e seduce, finché le sue manipolazioni non stravolgono il sentimento di appartenenza della sua famiglia. Comincia così un viaggio alla scoperta di sé, dell’amore e, forse, di un autentico legame con la sua terra d’origine.

I particolari

Per raccontare più dettagliatamente questo bel film d’esordio, è interessante riportare le parole del giovane regista.

Ramzi Ben Sliman nasce a Parigi tra la seconda crisi del petrolio e l’ascesa al potere di Francois Mitterrand. Studia econometria presso le ENS di Parigi. Prima di girare Ma révolution ha insegnato matematica a livello universitario. Adatta e dirige Lo straniero di Albert Camus presso il Teatro Studio 14 a Parigi e realizza due cortometraggi. La sua passione per il cinema è un “male di famiglia”, perché inizia grazie a suo padre, un proiezionista itinerante. La sala di proiezione è stata la sua scuola e la spinta a fare quel passo in più, assecondando la sua creatività.

Così racconta: “Inizialmente ciò che ha acceso il mio desiderio di fare il film è stato lo sconvolgimento storico della primavera araba. Mohamed Bouazizi, un semplice venditore ambulante tunisino, risponde alla violenza del potere dandosi fuoco pubblicamente alla maniera dei monaci buddisti. Questo sacrificio individuale e isolato fa scoppiare la scintilla che porterà alla caduta del tiranno. Come un eroe romantico, questo giovane tunisino ha aperto inconsapevole la porta della storia. Il personaggio di Marwann nasce da questa idea vista a rovescio: l’adolescente trae vantaggio da un evento storico di portata mondiale solo per attirare l’attenzione di Sygrid, di cui è follemente innamorato. Il film nasce anche da un desiderio più intimo: la rivoluzione ha messo in discussione ciò che pensavo di essere, un francese figlio di immigrati tunisini.

Con molto entusiasmo ho preso parte, nelle strade di Parigi, alle manifestazioni che celebravano la caduta di Ben Alì, spinto dal profondo e incerto sentimento di appartenere ad un paese che non conosco poi così bene. Questi eventi hanno risvegliato le mie origini. Ho riscoperto dentro di me la Tunisia dopo una specie di ibernazione. Ho dovuto cercare un equilibrio in questa mia nuova identità: tunisino, francese, entrambi, né uno né l’altro. Poco a poco, mentre scrivevo la sceneggiatura, ho finalmente preso atto della complessità del senso di appartenenza e l’ho espresso nel percorso di Marwann. La Francia è il suo paese. È il luogo in cui è riconosciuto, atteso e amato. La sua lingua madre è il francese, la lingua della sua quotidianità ma, in senso etimologico, è anche quella che parla la sua mamma, l’arabo tunisino. L’appartenenza è quindi per me sia il luogo in cui si è amati, sia le lingue che parliamo e che ci rendono ciò che siamo… È proprio in questo incrocio che si muovono il protagonista e la sua famiglia. Così il viaggio che Marwann compie in Tunisia non è uno sradicamento ma neppure un ritorno. È ciò che fanno i nomadi: attraversare linguaggi e sentimenti culturali differenti, cercando di rispondere alle domande che hanno tormentato Ulisse ed Enea: quando saremo finalmente a casa? Qualche mese dopo la caduta di Ben Alì sono andato in Tunisia come Marwann e i suoi genitori. Mi sono sentito coinvolto dall’energia che si era creata. Stava nascendo uno Stato nazionale grazie alla vittoria del popolo sulla dittatura. La Tunisia era diventata una terra di persone in cerca di libertà, esploratrice di ideali, non era più un problematico ancoraggio genealogico. Quindi ho scaraventato Marwann in questo tourbillon. Il ragazzo deve controllare i suoi sentimenti, capire, fare esperienza. In questo modo, grazie a ingenue menzogne, trova l’amore, per la prima volta dimostra interesse per la politica e le sue radici, si rivolta contro i genitori, riconosce i suoi errori. Insomma, cresce”.

Riassumendo, La mia rivoluzione è un’opera prima che, dal 2016 ad oggi, si è fatta strada di festival in festival: dalla Berlinale, nella sezione Generation, a Milano, al Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina nella sezione Where the future beats, al Giffoni, nella sezione Generator +13.

Un piccolo e dolce film dedicato al primo amore e al futuro, nelle sue diverse accezioni: il futuro di una nazione, che rimane sullo sfondo, il futuro di una generazione e quella dei figli e nipoti di migranti, che non possono provare un legame forte per un paese mai visto. Soprattutto, il futuro di un ragazzino che sta diventando grande ed è alle prese coi sentimenti. Efficaci e coinvolgenti i protagonisti, Samuel Vincent (Marwann) e la solare Annamaria Vartolomei (Sygrid). Degni di nota il cameo della bella Lumna Abzal (la donna che canta) e il pensieroso Samir Guesmi, padre di Marwann.

Nei suoi 80 minuti, che scorrono con grande piacevolezza, il film regala una bel racconto di formazione, oltre ad offrire con delicatezza profondi spunti di riflessione sulle migrazioni e sul concetto di appartenenza, con un ritmo ondivago come l’amore che narra. Se la prima parte corre veloce e trascina lo spettatore nel microcosmo del giovane eroe, intenerendo e convincendo, la seconda presenta occasioni non sfruttate legate agli adulti che lo circondano. Piccole e leggere sbavature assolutamente perdonabili in un’opera d’esordio, che dipinge nel complesso un quadro delizioso, con i suoi drammi d’amore e la nostalgia per una stagione della vita difficile ma tanto ricca di emozioni. Le vibrazioni e l’ardore sembrano palpabili e lasciano un segno nel cuore.

Uno di quei titoli che solo i festival riescono a farci scoprire e amare.

Scheda tecnica

Regia: Ramzi Ben Sliman
Cast: Samuel Vincent, Anamaria Vartolomei, Lubna Azabal, Samir Guesmi
Produzione: Francia, 2016
Titolo originale: Ma révolution
Versione originale: francese, arabo, sottotitoli in italiano

Durata: 80’