Molto forte incredibilmente vicino

Oskar Schell, un ragazzino geniale, appassionato di astrofisica, inventore, suonatore di tamburino e pacifista, è uno degli orfani dell’11 settembre.

L’amatissimo padre, scomparso nel crollo delle torri gemelle, lo ha lasciato con un immenso senso di colpa, una missione incompiuta e troppe domande, ma anche una certezza: non deve smettere di cercare qualsiasi cosa che addolcisca il dolore della perdita. Con il genitore aveva un rapporto magico, perché lo incoraggiava a combattere i suoi limiti, in particolare la paura di socializzare, inventando cacce al tesoro speciali adatte alla sua speciale intelligenza. Un anno dopo l’attentato, Oskar scopre per caso, nascosta in un vaso nell’armadio del padre, una chiave unita ad un nome, Black, e si convince che sia un indizio lasciato appositamente per lui. Inizia così a cercare tutti i 427 Black di New York, nell’ostinata speranza di trovare il custode dell’ultimo messaggio del padre. In questa lunga e coraggiosa peregrinazione tra le strade della Grande Mela e tra le sue fobie, aiutato dalla nonna e dal suo anziano, enigmatico inquilino (che dal bombardamento di Dresda ha scelto di non parlare, comunicando solo per iscritto e con un sì e un no tatuati sulle mani) incontra un variegato universo di persone sopravvissute alla tragedia, proprio come lui. Questo lo porterà a crescere e a rivalutare gli affetti che gli restano, prima tra tutti la madre, a scoprirne di nuovi e a comprendere che il suo adorato papà in qualche modo gli resterà sempre accanto.

I particolari

La tragedia dell’11 settembre e il suo impatto doloroso sul mondo, hanno spesso fornito spunti per racconti cinematografici. In questo caso viene affrontata in modo diverso, più emotivo, attraverso gli occhi di un ragazzino geniale e tormentato che si dibatte tra il desiderio di ritrovare il tempo felice prima del “giorno peggiore” e la spinta ad andare oltre, cercando risposte che in fondo erano proprio lì, a portata di mano. Una forma di sindrome del sopravvissuto, molto pesante da sopportare per un bambino già problematico, che ha perso non solo un padre ma anche un maestro di vita, un incoraggiamento, un punto fermo che credeva inamovibile e invece gli è stato strappato senza ragione. Quando, nel 2005, la giovane rivelazione della letteratura americana, Jonathan Safran Foer (famoso per la miscela esplosiva tra dramma e ironia espressa nel primo romanzo autobiografico Ogni cosa è illuminata, anch’esso trasposto al cinema) pubblica Molto forte, incredibilmente vicino, costringe in qualche modo a fare i conti con l’elaborazione di uno dei più grandi lutti della storia del Paese. Raccontando il viaggio di un undicenne precoce e sensibile, fragile ma geniale, tra i meandri della metropoli, ma soprattutto tra quelli del suo cuore e della sua mente, lo scrittore descrive un poliedrico intrecciarsi di storie raccolte nel tempo e realmente accadute che, se non sanno trovare una logica all’illogicità della violenza gratuita, cercano di trovare la chiave per continuare a vivere. Una chiave che diventa reale tra le mani del protagonista Oskar, abituato dal padre a combattere i suoi limiti scovando tracce e indizi per risolvere i misteri che il quotidiano potrebbe nascondere. Come il fantomatico sesto quartiere di New York, la cui ricerca si spegne tra le macerie del World Trade Center. Il regista Stephen Daldry si ritrova il libro tra le mani e resta colpito dal personaggio di Oskar, dalla sua soggettività fatta di intelligenza insolita e comportamenti ossessivi, assimilabile a una forma di autismo conosciuta come sindrome di Asperger. Il suo modo di esplorare il mondo con un mix di ingenuità e intuizione, terrore e coraggio, incomprensione delle emozioni altrui e bisogno di capire si esprime attraverso pensieri casuali, ricordi e fantasie improvvise che modificano la sua esistenza. L’interesse di Daldry per questo aspetto della vicenda lo porta ad approfondire il dramma vissuto da circa tremila bambini rimasti improvvisamente orfani l’11 settembre, consultando esperti ed associazioni come Tuesday Children, che segue i familiari delle vittime, e ascoltando le registrazioni delle ultime telefonate tra genitori e figli, in quel tragico giorno. Questo diventa il nodo centrale del film: i sempre più drammatici messaggi sulla segreteria telefonica lasciati da Thomas Schell alla famiglia, e i conseguenti sensi di colpa nel figlio. Certo, la scelta di condensare il racconto cinematografico intorno alla figura di Oskar, pur nel giganteggiare dell’interprete, Thomas Horn (un plauso va anche allo straordinario doppiatore italiano, Luca Baldini) toglie parte della coralità e dell’originalità espressa nel libro, e ne limita la parte ironica mantenendone solo rare scintille, che comunque alleggeriscono il dramma. Nell’altalena di emozioni che riserva, la parte più riuscita del film è senza dubbio l’esplorazione della città da parte di Oskar e dell’anziano inquilino (ruolo magistralmente interpretato da Max Von Sydow ) che si scoprirà avere un ruolo importante nella vita della stravagante nonna… La strana coppia cammina, prende i mezzi pubblici che tanto spaventano il ragazzino, bussa alle porte di sconosciuti, e intanto inventa un rapporto emotivo e affettivo, tra le isteriche esplosioni verbali dell’uno e i potenti silenzi dell’altro. Una comunicazione complicata ma profonda che li renderà entrambi migliori e più forti. Belle le apparizioni in flash back del padre, un luminoso e illuminato Tom Hanks. Lievemente in secondo piano la figura della madre, una sofferente ma combattente Sandra Bullock, che si scoprirà regista occulta e attenta osservatrice dell’ultima caccia a un tesoro, incredibilmente vicino. Superata la delusione nello scoprire che non non c’era niente (o forse tutto… ) da scoprire, la fine riporta all’inizio: Oskar decide di raccogliere i vari indizi, le cartine e i ritagli di giornali riguardanti la sua avventura e farne un libro, che avrà ovviamente il titolo Molto forte, incredibilmente vicino.

Curiosità

Il film è una coproduzione tra Paramount Pictures e Warner Bros. La stesura della sceneggiatura è stata affidata ad Eric Roth, vincitore dell’Oscar per Forrest Gump, e autore di grandi successi come Alì, Munich, The Good Shepherd e Il curioso caso di Benjamin Button. Per trovare l’interprete dell’undicenne protagonista si sono svolti dei casting a livello nazionale. La parte è stata affidata a Thomas Horn, giovanissimo vincitore del quiz televisivo Jeopardy! e per la prima volta sullo schermo. L’unica parte recitata in precedenza era quella della cavalletta in una recita scolastica. Il regista Stephen Daldry ha firmato capolavori come Billy Elliot e The Hours.

Il film ha ottenuto due candidature agli Oscar 2012 come miglior film e miglior attore non protagonista (Max Von Sydow). È stato distribuito nelle sale statunitensi dalla Warner Bros. limitatamente dal giorno di Natale del 2011, e in modo capillare il 20 gennaio 2012, in modo da poter concorrere agli Oscar di quell’anno. L’intenzione iniziale era però di distribuire la pellicola in concomitanza con il decimo anniversario dell’11 settembre. Alcune delle location newyorkesi in cui è stato girato il film: Brod Channel Island, Central Park e i JC Studios di Brooklyn. La costumista è la leggendaria Ann Roth. Il suo lavoro è stato tanto eccellente che Zoe Caldwell, la nonna di Oskar nel film, ha affermato di aver compreso il suo personaggio solo dopo aver indossato il costume di scena. Così descrive Oskar il suo stato d’animo, la spinta interiore alla ricerca che avrebbe cambiato la sua vita: “Se il sole esplodesse non ce ne accorgeremmo per otto minuti, il tempo che impiega la luce ad arrivare fino a noi. Per otto minuti il mondo sarebbe ancora illuminato e sentiremmo ancora caldo. Era passato un anno dalla morte di mio padre e sentivo che i miei otto minuti con lui stavano per scadere. ”Nel suo viaggio, i compagni inseparabili antiansia di Oskar sono: una maschera antigas, un tamburello, un nastro adesivo, un binocolo, un diario di bordo, la macchina fotografica del nonno, un fischietto di sicurezza, il libro A Brief History of Time, di Stephen Hawkind, un cellulare, biscotti e il messaggio del padre “non smettere di guardare”.

Scheda tecnica

Regia: Stephen Daldry
Cast: Thomas Horn, Tom Hanks, Sandra Bullock, Max Von Sydow, Zoe Caldwell
Produzione: USA, 2011
Titolo originale: Extremely Loud and Incredibly Close
Durata: 129’