Ferdinand The Bull

“C’era una volta nella Spagna solatia un piccolo toro che si chiamava Ferdinando. Lui era diverso dagli altri torelli che correvano, saltavano e si prendevano a testate: gli piaceva accucciarsi sotto un albero di sughero, ad annusare i fiori. Con il passare degli anni diventò molto grosso e molto forte. I suoi compagni volevano combattere nell’arena di Madrid, ma Ferdinando no, continuava a stare seduto nel suo posto preferito in mezzo agli amati fiori. Un giorno cinque uomini andarono a selezionare gli animali più grandi, forti e feroci per la corrida. Tutti i tori iniziarono a fare a gara per essere scelti. Non Ferdinando, a cui non importava. Ma, tornando sotto il suo albero, inavvertitamente si sedette sopra una vespa: dal dolore cominciò a correre sbuffando e muggendo come impazzito. I cinque uomini lo videro e urlarono di gioia, portandolo via su di un carro per il combattimento. Ferdinando il feroce venne annunciato in grande stile: ci fu la parata, i banderilleros, i picadores e infine arrivò il matador, e dagli spalti gli venne lanciato un mazzo di fiori. Quando Ferdinando corse in mezzo all’arena, tutti pensarono con paura che si sarebbe battuto all’ultimo sangue, invece si sedette mansueto ad annusare quei fiori. Il matador, furioso, fece di tutto per convincerlo a combattere, lo supplicò e infine si mise a piangere, perché non poteva dimostrare il suo valore, ma lui restò seduto ad annusare. Così venne riportato a casa, e per quel che si sa, sta ancora là, tranquillo, sotto il suo albero di sughero, ad annusare i fiori. Ed è molto felice. ”

Così narra la voce fuoricampo di questo meraviglioso cortometraggio e così sarebbe bello che fosse, nella realtà.

I particolari

Alla fine degli anni Trenta la gloriosa serie Disney delle Silly Symphonies (Sinfonie allegre) che per un decennio aveva incantato il pubblico, giunse al suo capolinea, dopo diverse fasi evolutive. All’inizio la grande protagonista era la musica, poi toccò alla trasposizione di fiabe e leggende universali e infine a predominare fu la sperimentazione pura, in vista delle meraviglie che di lì a poco sarebbero arrivate sul grande schermo. Con l’uscita di Biancaneve e i sette nani, nel 1937, nacque il nuovo filone dei lungometraggi, che monopolizzò gli sforzi dei più grandi artisti dello studio: ma i creativi avvertivano ancora l’esigenza di realizzare cortometraggi che raccontassero altre storie, un po’ fuori dagli schemi. Così lo stesso Walt Disney inventò un’etichetta-ombrello per permettere la realizzazione di cortometraggi fuori serie: gli special cartoon. Ferdinand the Bull è il primo titolo di questa nuova categoria. Il pubblico dell’epoca probabilmente faticò a distinguerlo da una delle Silly Symphonies, tuttavia lo short aveva un sapore differente.

Non è più la musica, infatti, a raccontare la storia, bensì la voce di un narratore. Inoltre, la vicenda è piuttosto strutturata e maggiormente incentrata sull’umorismo. L’idea per Ferdinand the Bull viene da un libro illustrato, scritto da Munro Leaf e disegnato da Robert Lawson: The Story of Ferdinand, uscito nel 1936. Un libro che non passò inosservato: all’indomani della guerra civile spagnola, i sostenitori di Francisco Franco lo vietarono, mentre nella Germania nazista rientrò nel novero dei titoli che Hitler ordinò di bruciare, per il chiaro messaggio pacifista. Ebbe miglior fortuna nell’Unione Sovietica di Stalin, in cui venne accettato come unico libro per l’infanzia non comunista, e in India, dove Mahatma Gandhi lo definì il suo libro preferito.

La versione disneyana è molto fedele al testo originale, sia nella narrazione sia nelle immagini, riprendendo le inquadrature e i paesaggi tratteggiati dallo scrittore, integrati con altro ottimo materiale. Pur adottando uno storytelling disteso e contemplativo, in linea con il temperamento del protagonista, Ferdinand The Bull non rinuncia a una buona dose di umorismo. Non più legati al registro delle Silly Symphonies, gli artisti si concedono una maggior libertà, ad esempio in scene come quella in cui la madre di Ferdinando guarda in camera, interdetta dall’esser stata definita dal narratore “una vacca“ o dall’utilizzo massiccio di caricature.

A questo proposito non si può fare a meno di citare il corteo che precede la corrida. Nell’arena vediamo sfilare uno dopo l’altro alcuni leggendari animatori dello studio come Ham Luske, Jack Campbell, Fred Moore, Art Babbit e Bill Tytla, mentre il ruolo, piuttosto ridicolo, del matador è affidato (a sua insaputa) allo stesso Walt Disney. Chiude la parata il suo valletto, autocaricatura del vero responsabile di questo easter egg: il grandissimo Ward Kimball. Quando Disney si accorse di esser stato ritratto nel cortometraggio, Kimball negò di essersi ispirato a lui, ma la somiglianza è evidente.

Ferdinand the Bull fu un vero trionfo per gli studios, che si aggiudicarono così un altro Oscar, nel 1939, il primo non ottenuto grazie ad una Silly Symphony.

Curiosità

Il toro Ferdinando torna nel 1985 per mano del fumettista italiano Romano Scarpa. L’artista veneziano riprende il personaggio, per renderlo protagonista insieme a Paperino e Zio Paperone della simpatica Venezia e i Tesori De’ Paperoni, in cui i paperi visitano la città lagunare. In tale occasione Scarpa regala a Ferdinando una nuova casa, annoverandolo tra gli animali della fattoria di Nonna Papera.

Nella versione italiana, il doppiaggio dei personaggi è stato affidato a voci famose: Maria Saccenti è la madre di Ferdinando, Cesare Polacco il toro gentile, Pino Locchi il narratore.

Scheda tecnica

Regia: Dick Rickard
Produzione: USA, 1938
Titolo originale: Ferdinand The Bull
Durata: 8’